Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

7 agosto 2015

PRENDETE IL MASCHILE E IL FEMMINILE E… FATELI A FETTE

ASTERISCO
Sandra Aubry et Sébastien Bourg, Astérisque, 2011.

Ahhh…. La Liberazione! Le liberazioni interiori, esteriori, politiche, fonetiche, sessuali, spirituali, musicali, linguistiche….. E le Liberazioni Umane e Animali con tutti i loro derivati, annessi e connessi nei vari consessi. Queste liberazioni che son tutte la stessa liberazione.

Unica figlia dissenziente e dissennata. Antitutto per eccellenza! Sovvertitrice e sovversiva, sorprendente e intraprendente, dirompente ed esplosiva, oltre il limite del limite del limite. Perché liberazione è andare oltre. Un passaggio che cambia il paesaggio, che amplifica la percezione, che avvicina la perfezione.

Un’intersezione rapida che connette in una scommessa clandestina tutti i nostri destini, che incita a deragliare, disobbedire, disertare, cancellare, rialzarsi per ricominciare.

La liberazione presuppone la forza di deragliare dal percorso stabilito.
Abbiamo binari che ci portano ovunque. Binari per amare, binari per lavorare, binari per comunicare, binari per confrontarci, per definirci, per usarci….

E naturalmente abbiamo binari che accompagnano i testi che abbiamo in testa, che regolano l’energia regalata dalle nostre parole scritte, che ammaestrano i pensieri concessi e connessi alle righe che lanciamo nelle gabbie mentali dell’infosfera mediatica.

Prendete il maschile e il femminile e… fateli a fette!
Illusoria rappresentazione di un mondo al tramonto.
Ancora pretende il primato del “Tutti liberi” che desertifica irrimediabilmente l’emozionante molteplice delle identità, delle differenze, delle sfumature; che opprime, insulta e cancella quell’altalenante ambiguo plurale di mezzitoni e chiaroscuri: l’alchimia feconda che trasforma il piatto paesaggio in capolavoro.

Durante le prove tecniche di liberazione siamo tutt* liber*, tutt* sospes* con tanto d’occhi e bocche spalancate ad osservare l’ambiguo democratico, quasi anarchico, insinuarsi dell’asterisco tra le righe quotidiane. Ogni asterisco è una domanda senza risposta. Ogni asterisco apre a tutte le diverse e controverse potenzialità. Ogni asterisco sospende il fluire della lettura, con quella sua domanda impertinente disorienta la vecchia suddivisione del mondo… e il modello codificato si mette in coda con tutt* gli altr*, e l’uomo scende dal trono.

L’assalto frontale dell’asterisco è sempre più evidente e sfacciato, vera e propria torta in faccia alla certezza, stratagemma poetico-politico che interrompe, rompe, oppone e contrappone in un lampo, in un gesto, in un segno.

*******************************************************************
Un grazie speciale a frantic & feminoska per il loro articolo “CHI HA PAURA DELL’ASTERISCO” che felicemente ispirato questo nostro post.

Cos’è un asterisco? Una stella che luccica in fondo ad una parola, il piccolo scoppio che segue una detonazione di vocali, un’anomalia agrammaticale che punta le sue piccole dita all’omissione consapevole di tutt* coloro che non sono compres* nell’ideologico “neutro universale”, ovvero il privilegio del maschile.

(qui tutto l’articolo http://intersezioni.noblogs.org/condivisioni/chi-ha-paura-dellasterisco/)

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4 commenti »

  1. per rispettare ogni essere umano non c’è bisogno di fare a pezzi il maschile e il femminile..che poi sono parte dell’umano (e anche dell’animale)

    Commento di Vlad — 10 agosto 2015 @ 8:17 pm

    • Car* Vlad, no! Per carità! Non volevamo fare a pezzi nessun*, tantomeno il placido scorrer dei geni e dei generi…Intendevamo solo affettarlo, scomporlo, frammentarlo, disgregarlo in tanti diversi colori, sfumature, sapori, odori,stelle, semi, fiori, frutti, fruscii e bislacche filastrocche. Intendevamo aprire spazi circoscritti e circostanziati per invitare all’ingresso anche le altre rappresentazioni, le altre interpretazioni, le altre letture e le altre scritture…
      Il maschile e il femminile potranno continuare a posare e a sposarsi spaparanzandosi come meglio credono, solo che si metteranno a ballare in fila con tutt* gli altr*. La vedi questa meravigliosa colonna festante di individui tutti diversi? Questo mistico verso diverso che declina le mille sfaccettature della luna? Lo senti il cantico millenario di miliardi di stelle?
      Eccolo! E’ tutto racchiuso in un asterisco, uno spazio inevitabilmente e precipitevolissimevolmente sospeso nel nulla che riesce a rappresentare tutt*.

      Commento di trogloditatribe — 10 agosto 2015 @ 11:06 pm

      • capisco ma continuo a credere che si possa lottare per i diritti civili e il rispetto delle persone lgbt con o senza asterischi (che comunque possono essere usati solo nel linguaggio scritto)

        Commento di Vlad — 11 agosto 2015 @ 12:24 am

  2. Sì! Solo nel linguaggio scritto! Per una una volta la scrittura si prende la sua rivincita, riesce a rappresentare tutt* con uno scacco poetico-linguistico-tipografico senza precedenti. La scrittura ha sempre dovuto dilungarsi in descrizioni, ha sempre dovuto allungare il collo con un’infinità di parole per creare immagini, atmosfere, sfumature, ombreggiature che altre tecniche risolvevano con un tocco di pennello o con un’alzata di spalle o con una colonna sonora o con un’impercettibile alterazione della voce. Alla scrittura non bastava dirlo, la scrittura ha sempre dovuto mostrarlo e dimostrarlo con un lungo lavoro artigianale di parole. Non c’è mai stata partita! La musica, il disegno, la fotografia, il cinema e tutti i fratellini e le sorelline della scrittura hanno sempre potuto contare su una ciclopica fruizione di massa, proprio per questo loro immediatismo, per questa loro facile fruibilità in tempo reale. Leggere un libro invece….
    Nell’epoca dei tweet, dei post, dei commenti rapidi e tronchi che s’infilano nel buio delle gallerie mediatiche, nell’epoca in cui la scrittura si adatta e si plasma su questa civiltà dell’usa e getta editoriale, si autoriduce rinunciando a tanta anima e tanto cuore per ricomporsi in composti e pomposi slogan pubblicitari, noi applaudiamo all’asterisco come atto rivoluzionario di una nuova grammatica politica, di una diversa e sensuale semantica degli amanti.
    L’asterisco non è un’emoticon, non è un link, non è un logo, non è una bandiera. L’asterisco è patrimonio della scrittura. Da sempre utilizzato per richiamare l’attenzione, diviene spunto per fermarsi a pensare nel bel mezzo del discorso. Infastidisce e imbarazza perché non è pronunciabile né leggibile, ma c’è e si vede, e ha qualcosa da dire, e resiste per esistere, ed insiste ad insinuarsi tra le righe tutte le volte che un plurale pretenderebbe di abbattere il pluralismo con un generico maschile per nulla generale e neppure colonnello.
    Si può lottare per i diritti civili anche senza asterisco?
    Certo, tutto si può fare! L’asterisco si oppone per esporre e non si impone per opprimere. E di solito, in effetti, è lui ad essere discriminato, combattutto, osteggiato, rifiutato.

    Commento di trogloditatribe — 11 agosto 2015 @ 8:57 am


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