Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

10 ottobre 2022

ANCORA INDIFFERENZA

Filed under: Antispecismo, cani — Tag: — Fabio Santa Maria @ 2:16 PM

di Troglodita Tribe

(Articolo scritto per la trasmissione radiofonica “Restiamo Animali”)

Alcuni giorni fa a Vittoria in provincia di Ragusa, in pieno centro storico, è stata ritrovata nel suo appartamento un’anziana signora morta da una settimana, probabilmente per un malore. Accanto al corpo, oramai in avanzato stato di decomposizione, c’era anche il cadavere del suo cane che è morto di fame e di sete.
Una notizia ripresa dalle cronache, più che altro, sotto forma di segnalazione, uno scarno trafiletto di qualche riga e poi più niente.
Perché in fondo si tratta di una notizia che non fa più notizia, un fatto a cui siamo abituati.

Persone anziane che muoiono in casa e che restano lì, dimenticate per giorni e giorni. E accanto a loro, spesso, muore anche un cane.
Non c’è neppure bisogno di effettuare ricerche elaborate, e subito, in rete, appaiono parecchi casi: Vittoria, Voghera, Milano, Padova… da nord a sud. Sempre lo stesso trafiletto, sempre la stessa situazione: un malore, anche una morte naturale, i giorni che passano, nessuno si accorge di nulla e poi il cane, che resta intrappolato, che magari abbaia, che muore di stenti.

La prima riflessione che viene in mente, in genere, è che non ci potevamo fare niente, che la morte arriva così, all’improvviso e se una persona vive da sola, come capita a molti anziani, è normale che i soccorsi non possano arrivare in tempo. C’è, però, un senso di desolazione e di abbandono in queste morti, ci ricordano quanto le nostre città e paesi, che sono insediamenti sociali, che abbiamo inventato per stare insieme, per prenderci cura gli uni degli altri, stanno diventando, sempre di più, dei deserti affollati dove si comunica e si condivide poco, pochissimo, dove si muore da soli, dimenticati, dove la regola è quella di farsi i fatti propri.
Già, ma il cane?
Il cane, animale sociale per eccellenza, che vive in branco, che tende a formarlo con gli individui che conosce, di cui si fida, anche il cane, che è ormai diventato a tutti gli effetti un oggetto di proprietà, non ha via di scampo.

Siamo di fronte alla più evidente degenerazione di quel farsi i fatti propri che è diventata quasi una bandiera della modernità. Ci facciamo i fatti nostri così tanto da non accorgerci della gente che muore a pochi passi da noi, da non riuscire a vedere i piccoli inferni racchiusi in molte delle nostre case. Ma, soprattutto, siamo così abituati a farci i fatti nostri che, anche quando qualcuno chiede aiuto, magari abbaiando, neppure riusciamo a recepire il messaggio, neppure ci viene in mente che una persona anziana, che vive sola con un cane, dovrebbe essere aiutata, che spesso, anche quel cane, ha proprio la vitale necessità di qualcuno che, semplicemente, lo tenga in considerazione.

Oggi, offrire la propria solidarietà, quell’antica solidarietà dovuta per il solo fatto di essere individui che abitano negli stessi insediamenti, negli stessi territori, è sempre più difficile. Offrire questa solidarietà così, spontaneamente e senza mediazioni, quasi per istinto, è un fatto che, quasi quasi, viene visto con sospetto.
E forse, proprio per questo, è anche un atteggiamento fortemente destabilizzante, quasi sovversivo. Perché non stiamo parlando del paternalismo che concede qualcosa dall’alto della sua virtuosa bontà, ma del porsi sullo stesso piano degli altri individui, del condividerne i bisogni, del prendersene cura, del riconoscerne il valore per poter procedere insieme nel migliore dei modi, ignorando bellamente i ruoli e le categorie sociali, la razza e la specie.
Una pratica vecchia come il mondo che gli anarchici chiamavano mutuo appoggio, e che anche i cani, procedendo al nostro fianco da millenni, continuano a indicarci.

2 commenti »

  1. Ciao. Per esperienza personale mi sentirei di dire che i fatti altrui se li fanno molto volentieri tutti, fin quando sei in vita. Io vivo sola coi miei cani e gatti, non sono sposata e non ho figli (eresiaaaa!!) e ho intorno personaggi pettegoli e spioni, ma sono certa che, dovessi morire improvvisamente, nessuno di loro si preoccuperebbe di chiedersi se sto bene.
    Grazie per questo articolo. Sei anche sui social?

    Commento di Raffaella — 11 gennaio 2023 @ 3:44 PM


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