Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

13 agosto 2018

GRAZIE AGLI IRRIVERENTI

Filed under: comunicare, Creatività, editoria creativa casalinga — Tag:, , — Troglodita Tribe @ 4:02 pm

pipì.jpgGrazie agli irriverenti, grazie alle battute, grazie alle vignette.
Grazie alle caricature, grazie alle pagine, ai blog, ai profili di satira che spuntano un po’ ovunque spargendo parapiglia nelle certezze di chi odia.
Grazie a quest’orda di parole e pensieri vivacemente non allineati che ancora danno ossigeno nel bel mezzo della melma che sommerge.
Grazie a chi si espone, a chi ironizza, a chi soffia divertito sul castello traballante di questo cambiamento che non cambia niente, ma distrugge tutto desertificando le speranze.
Grazie, perché senza di voi, resterebbe solo l’odio e quel triste nichilismo di chi risponde odiando ancor di più.
Grazie, perché mostrate quanto è nuda la becera ignoranza di chi pensa solo al suo orticello, di chi sputa sulla storia, sulle lotte, sui diritti civili, sulla libera circolazione, sulle differenze.
Grazie, perché sottolineate tutti i giorni il misero pressapochismo di chi ha barattato cervello e cuore in cambio di promesse.
Grazie, perché ci dite tutti i giorni che il popolo non è massa-mediatica venduta un tot al chilo, ma anche cervelli in fuga dai meschini e villani dittatori che millantano.
Grazie, perché la vostra resistenza ci contagia l’esitenza.

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10 agosto 2018

LA RESISTENZA ATTRAVERSO LA PRODUZIONE DI CONTENUTO

Filed under: editoria creativa casalinga, migranti, Scrivere — Tag:, — Troglodita Tribe @ 8:55 am

head-1965678_1920Il dilagare della deriva razzista che ci sta investendo in questi mesi libera una marea di frasi, post, spot, tweet estremamente tossici che prima restavano confinati nel non detto, in quella zona d’ombra dove solo i più estremi riuscivano ad avventurarsi senza vergogna.
Qualcuno dice che, almeno, oggi sappiamo con chi abbiamo a che fare. Bastano poche righe e certi toni per capire al volo. Oppure, altri, sostengono che si tratta di una sorta di nevrosi collettiva, di una febbre esistenziale. Meglio che scoppi dicono. Solo così, l’organismo, riuscirà ad attivare gli anticorpi, solo così c’è concreta speranza di guarigione.
Eppure, nel frattempo, il morbo dilaga producendo materiale tossico che contagia, creando una nebulosa mediatica sempre più difficile da respirare. Il rischio è quello della morte del paziente.
Ogni individuo ha la sua sensibilità. C’è chi può sopportare i danni per lunghi periodi senza subirne gli effetti, ma a lungo andare, chi è ancora vivo, sente l’ indispensabile necessità di elaborare strategie di resistenza.
Una di queste è certamente qualle della continua produzione di contenuto che, in qualunque modo, possa diluire l’odio, l’ignoranza, la grettezza, la stupida superficialità, che, in qualunque modo, possa identificarli, smascherarli rivelando che la vita è ancora viva nelle tante menti che ancora non hanno abdicato agli effetti della malattia.
In fondo, la continua produzione di contenuto, anche il più semplice, anche limitato ad un outing antirazzista, anche raccontato con i modi e i mezzi più ingenui (come dimenticare la vecchina che si espone con un cartello in favore dei migranti?), può sortire effetti imprevedibili, può infiltrarsi clamorosamente in mezzo allo srotolarsi bieco dell’odio.
Perché in fondo il loro re è sempre stato nudo, e i suoi adepti, se è possibile, ancora di più.

7 giugno 2018

Manifesto d’amore e d’anarchia

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Che c’azzecca l’amore con l’anarchia, l’arte con gli astronauti autonomi, la patafisica con i raduni arcobaleno dei vecchi hippy, la meditazione della risata con il movimento degli uomini casalinghi?
Uno scrittore disoccupato milanese con sfratto in corso cerca la visione per uscire dalla realtà ordinaria e scrivere una storia che rotoli radiosa e vivace tra espolsivi spunti di spiritualità spiritose. E’ stato misteriosamente contattato da una strega dei boschi, un’incantevole vera strega che gli chiede questa fantasmagoria letteraria: delle pagine che abbiano il potere di fermare l’incedere dei suoi anni. Solo così, infatti, riuscirà ad evitare di perdere i poteri, solo così la dimensione degli esseri spiritual spiritosi potrà unirsi a quella più ordinaria dello scrittore. E allora scoppierà la rivoluzione, l’unione di due universi, la svolta telepatica simpatica, l’utopia che balla senza tempo in attesa della liberazione.
Riuscirà la letteratura a sconvolgere l’ordinaria realtà che ci lega alla materia? Riuscirà l’amore ad incontrare l’anarchia?

Per saperlo non vi resta che richiederci il libro “MANIFESTO D’AMORE E D’ANARCHIA” 100 pagine in carta riciclata autoprodotto da Troglodita Tribe ai tempi della prima casa troglodita a 5 euro più 1,46 di spese postali.troglotribe@libero.it

22 maggio 2018

UN PEZZO DI PANE

cane musoEra un bel pezzo di pane neanche tanto sporco. Probabile che qualcuno lo avesse comprato per farci un panino o per mangiarlo al volo seduto sulla panchina insieme a un etto di qualcosa. Magari un turista oppure un impiegato attratto dalla giornata soleggiata che era un peccato rinchiudersi nel solito baretto che serviva piatti caldi. Ma si sa, il pane è sempre troppo, il pane morso, poi, come fai a conservarlo? Ne aveva consumato neanche la metà e il resto l’aveva lasciato sulla panchina perché non gli andava di buttarlo nel cestino ricolmo d’immondizia. Poi magari era caduto a terra spinto da qualcuno che voleva sedersi, poi qualcun altro, magari senza volerlo, gli aveva dato un calcio e così il pane si era allontanato dalla panchina, era finito in mezzo al marciapiede. Ma non era lì da giorni e l’uomo e il cane lo avevano subito notato.

Quando sei sulla strada certe cose ti attirano come calamite. Tu non lo dai a vedere, fingi noncuranza, ma ti ci avvicini irresistibilmente. Lo sai che devi andarci piano, che sulla strada è importante passare inosservati, prendere rapidamente senza farsi notare. Sulla strada non puoi muoverti spontaneamente, tranquillamente. Sulla strada c’è sempre qualcuno che ti guarda. La strada è libertà, ma quando ci vivi a lungo scopri che è piena di trappole.

L’uomo aveva calcolato di camminare tranquillamente fino al pane per poi chinarsi e infilarselo nel tascone dell’impermeabile con un gesto semplice e veloce, ma poi aveva visto il cane, aveva capito che il cane poteva essere un problema.

Il cane si era fermato. In realtà aveva visto il pane prima dell’uomo, ne aveva percepito l’odore decine di metri prima, se n’era inebriato e già se lo sentiva in bocca, ma si era fermato. Era sulla strada da alcuni anni e conosceva bene la regola numero uno, era per quello che era sempre riuscito a cavarsela, a sopravvivere. L’umano aveva sempre ragione: se lo infastidivi, se gli ringhiavi ti avrebbero preso e rinchiuso per sempre.
Aveva visto l’uomo che puntava il pane e si era fermato. Se avesse voluto ci sarebbe arrivato in quattro salti, ma c’era quell’uomo, c’era la regola numero uno.
L’uomo stava pensando di lasciar perdere. Si vedeva bene che il cane era affamato e che avrebbe potuto morderlo. Un morso sarebbe stato un vero disastro perché sulla strada anche una piccola influenza è un lusso che non puoi permetterti, figurarsi un braccio o una gamba inutilizzabili per giorni. Eppure continuava a guardare il cane, non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, sentiva una strana e amichevole confidenza che lo rilassava, che mitigava la paura, che allontanava il senso di pericolo.

Quasi senza accorgersene, senza calcoli, l’uomo e il cane si avvicinavano al pane, ma lo facevano molto lentamente, passo dopo passo, zampa dopo zampa. Pareva che tutto il resto del mondo, tutte le automobili, tutti i passanti che camminavano veloci, tutti i turisti e tutti gli impiegati, tutto il frastuono del mondo che produce, che consuma, che vende e che compra fossero scomparsi. Pareva che ci fossero solo un uomo e un cane che si avvicinavano lentamente ad un pezzo di pane sul marciapiede.
Fu l’uomo a chinarsi e a raccoglierlo. Il cane non lo avrebbe mai fatto per via della regola numero uno. Fu l’uomo a spezzarlo in due e a porger la sua parte al cane.

 tratto da “BESTIE FUORI POSTO” libello autoprodotto di Troglodita Tribe

BESTIE FUORI POSTO rientra in un progetto più ampio: una serie di pubblicazioni autoprodotte che cercano di scardinare l’immaginario specista. Per il momento, oltre a questo, abbiamo realizzato
MUSI DI PIETRA (il posto degli animali nei monumenti)
GRAFFI(TI) CREATIVI (gli animali e la street art)
CARI CANI DI SICILIA (la nostra esperienza diretta con cani liberi in Sicilia).


PER RICHIESTE POTETE CONTATTARCI SU TROGLOTRIBE@LIBERO.IT

 

9 maggio 2018

COME (NON) PROMUOVERE IL PROPRIO LIBRO IN RETE

DSC01500I tutorial sostengono all’unanimità che, per promuovere un libro in rete, in ogni modo, sempre e comunque, occora scrivere contenuti altri cercando di attirare l’attenzione, cercando di interessare e sedurre, cercando di raccontare storie fino a creare una sorta di comunità di persone che ti seguono, che si interessano a ciò che scrivi. Solo dopo, ogni tanto e casualmente, si dovrà far notare che questo benedetto libro lo abbiamo pubblicato e che vorremmo anche venderlo. Ma bisogna insistere a scrivere così, in modo traslato, quasi casuale, quasi che t’importasse poco, quasi che il motivo di tutto questo scrivere non avesse nulla a che vedere con l’imperativo della vendita.

I tutorial, inoltre, sostengono che questo lavoro debba iniziare molto prima della conclusione del libro, perché si tratta di un lavoro duro e lungo sul quale non si può improvvisare e pretendere risultati nel breve periodo.

I tutorial, in pratica, sostengono che per vendere il tuo libro occorra scriverne un altro, molti altri, da spezzettare sotto forma di post, tweet, articoli che, subdolamente, girino intorno al primo senza farsi riconoscere. Un secondo (terzo, quarto…) libro ben mimetizzato dal quale escano, all’improvviso e studiati, dei richiami all’acquisto del primo libro. Una sorta di interminabile spot pubblcitario, di cantilenante e scampanante e sbandierante chiacchiericcio produttivo che deve essere simpatico, che deve saper intrattenere, che deve illudere di poter risolvere problemi. Ma, tutto sommato, un modo come un altro per mettersi in mostra e, una volta raggiunta la fosforescenza, contare sul fatto che i lettori, irresistibilmente attratti dall’esca, finiranno per comprare.

E d’altronde per quale strano motivo dovremmo scrivere questo articolo virtuale se non per aumentare la nostra popolarità e sperare che, come ovvia conseguenza, sempre più persone s’interessino al nostro modo di scrivere e si decidano finalmente ad acquistare un nostro libro cartaceo?

Sarà che questo marketing esponenziale e diffuso con noi non ha mai funzionato e riusciamo a piazzare i nostri libelli quasi esclusivamente quando vengono toccati (indipendentemente da quanto e cosa scriviamo in rete), sarà che siamo troppo proiettati sul cartaceo per riuscire a rendere sul virtuale ciò che davvero tentiamo di mettere su quella carta recuperata che fa da supporto ai nostri testi, sarà che quando il libello si fa creativo tutte le regole del marketing editoriale esplodono in un felice caos colorato, sarà tutto quello che vi pare, ma scrivere e mettere in rete questo famoso libro, questi famosi libri spezzettati in post, tweet e articoli con il solo scopo di venderne un altro è un sistema che, francamente, non ci torna. E non è soltanto perché ci fa venire in mente la triste pratica del lavorare gratis non più per un ideale, ma finalizzato alla speranza di essere sfruttati con un altro lavoro dotato di stipendio.

Il punto, invece, è soprattutto quel subdolo girare intorno, quel mellifluo sorridere educato e allineato, quel bon ton da rete che impone la disponibilità totale e suona esattamente come il vecchio bastardo comandamento del cliente che ha sempre ragione, e ancor prima che sia un cliente per di più! Perché qui ovviamente non si parla di chi pubblica da anni il proprio blog per comunicare, per informare, per raccontare, per fare politica, per fare cultura o per il piacere di farlo e poi, già che c’è, scrive anche del libro che ha appena pubblicato. Qui si ribalta tutto e, come in un qualunque stato azienda che si rispetti, la tua vera essenza, quello scrivere che era la tua vita, assume il tipico format da spot pubblicitario.

Siamo gente cresciuta nella convinzione che chi scrive debba viaggiare con mezzi di fortuna per andare esattamente dove gli pare, perché è questo scrivere. Proprio quella libertà totale che consente di impazzire sperimentando nuove strade e consente di gridarlo forte fino a farsi sentire con parole che escono dalle righe deragliando e disertando; e consente a chi ti legge di trovare ogni volta nuove ed inedite visioni. Scrivere è creazione, è un atto ribelle che ribolle fino a generare una spuma fantasmagorica che sballa al solo odorarla. E anche quando c’è quel gusto grezzo, disinvolto, improvvisato, autodidatta, autoprodotto, stampato in proprio, al leggerti, si sente che dall’altra parte qualcuno si sta facendo le ossa scrivendo senza sosta fino a sanguinare. Perché se davvero vuoi entare nel tuo stesso scrivere fino a scivolarci dentro, fino a scomparirci dentro, fino a starci dentro così bene da non uscirne più, sarai sempre dall’altra parte del mondo rispetto a quella famosa fosforescenza da marketing esponenziale, rispetto a quel furbetto mascherare educato e per bene il proprio spregiudicato spam a caccia di fama.

E poi ancora. Ma siamo davvero certi che seguendo diligenti le regole proposte (e indubbiamente centrate rispetto agli algoritmi che guidano i processi mentali degli utenti) riusciremo a vendere la tiratura del nostro libro? Basterebbe raffigurarsi il pullulante esercito di quelli che ci provano, di quelli che, diligenti, ci si mettono d’impegno, di quelli che postano quotidiani archittendo strategie che rimandano alla promozione di un libro che ancora devono cominciare a scrivere, di quelli che si costruiscono, giorno dopo giorno, il loro personale e affezionato pubblico. Pubblico, a sua volta e inevitabilmente, composto da persone che rispondono a quei post, a quei tweet, a quegli articoli con lo scopo di accappararsi il proprio di pubblico. Basterebbe raffigurarsi questo caleidoscopio pubblicitario di pubblici da pubblicazione per una radicale e sgommante inversione a u, per una diserzione di massa di quelle che fanno la storia della liberazione letteraria.

E allora? Dirà qualcuno… Che cosa resta? Che cosa dovrebbe fare un* scrivente di belle speranze che vive in quest’infosfera mediatica fondata inesorabilmente sul marketing? Mollare tutto forse?

Se davvero dovessimo rispondere a questa domanda non potremmo fare a meno di istigare all’autoproduzione radicale: quella con le copertine di cartone dei supermercati e i titoli scritti a mano con lo smalto per unghie scaduto, quella del testo fotocopiato e arricchito da timbri, strappi e spirali, quella con le tirature minime cucite a mano, quella che scommette sull’unicità e l’effetto travolgente del cartaceo non seriale, quella che quando la vedi è un tale pugno mediatico nell’occhio stanco e addomesticato dal virtuale che esplode e brilla di luce propria.

Ma fortunatamente, non avendo le carte in regola per rispondere visto che usiamo solo carta recuperata e riusata e regalata, ci possiamo limitare ad abbandonare il campo intonando il vecchio motto che anima da tempo le nostre produzioni: FATTI I LIBRI TUOI!

13 settembre 2017

CAMUFAGE è il ritorno all’errore di stampa, al refuso confuso, alla svista d’artista

DSC03212.JPGMentre le Tendenze Ultimomodello chiedono storie ben farcite con il ripieno gommoso che s’impegola tra le carie e i canini, CAMUFAGE entra in casa tua travestito da spot pubblicitario e ti urla, forsennatamente punk, di andare a capo con nuovi livelli di rappresentazione extrapoetica, paraletteraria, subeditoriale, antiartistica.

Nipotina dell’orizzonte orizzontale  No-copyright, figlia della mitica era hip-hop che lanciava i suoi coraggiosi sgherri a riempire con trentaseimilamilioni di colori e parole il grigiosporco urbano, sorella di certe dada-satire giocose, CAMUFAGE ha imparato a scrivere sul già scritto, ha colto la sublime arte di insinuarsi nell’architettura editoriale già edificata. CAMUFAGE  è libro sul libro. CAMUFAGE corregge, cancella, invade, inverte, strappa, manipola, sfrutta libri, riviste, flyer, depliant, poster, cartoline, cartamodelli, cartelloni, locandine, manuali illustrativi, vocabolari, enciclopedie, libri di testo, elenchi del telefono, opuscoli, fumetti…

DSC03213.JPGOvunque ci sia carta stampata CAMUFAGE  è pronto a spiccare il suo famelico arrembaggio mediatico. Pensavate che un libro o qualsiasi altro suo lontano parente potesse conservare a vita il suo testo, le sue immagini, il suo messaggio? Non facevate i conti con CAMUFAGE. CAMUFAGE è dentro di noi sin dall’inizio, sin da quando, piccole bestiole ancora non contaminate, ci esibivamo in magnifici pasticci che imbrattavano i libri sacri, quelli che dominavano dal punto più alto della libreria, quelli con la copertina a riquadri d’oro, quelli proibiti agli slanci creativi di un informale naturale non ancora informato.
CAMUFAGE rimette in pista quella salutare pulsione ad entrare in gioco anche senza permesso.

DSC01974.JPGCAMUFAGE si prende lo spazio, si mimetizza con la tecnica della creazione demenziale, con quella del ribaltamento strutturale, con quella della decapitazione spettacolare. CAMUFAGE, sbattuta fuori dalla porta, rientra dalla finestra.

Noiose e antiche banalità di base fondate su pallidi desideri affamati di fama crollano miseramente davanti alla destrezza palpitante e frizzante di CAMUFAGE. Scrittorici ultrastorici della setta CAMUFAGE sorridono fantascientifici ricordando l’antico concetto di scrittore che registrava all’Ufficio del Possesso le proprie sacre parole irripetibili. Frasi scolpite sulle tavolette d’argilla che si guardavano allo specchio pettinate e impomatate con quello scriverebbene rimato e ritmato dalle recensioni dei papisti dello spot.

DSC02845.JPGCAMUFAGE è scrittura caotica.
CAMUFAGE gioca sull’intuito e la miscelazione mistica di ingredienti che provengono da tutti i pianeti linguistici dei Sette Cieli.

Perchè pubblicare nuovi libri quando ci sono già quelli vecchi, pronti per essere riempiti di nuove parole, di diversi blocchi di testo letteralmente e
letterariamente senza fissa dimora?

Il testo è un frammento tratto da “CAMUFAGE (Iniezioni di parole nel caos mediatico)” Autoprodotto su cartamodelli da Troglodita Tribe
Le foto sono tratte dall’archivio di Eco Editoria Creativa di Troglodita Tribe

12 settembre 2017

BOOK NOTES

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Oltre al titolo e all’autore dei libri che leggete potrete annotare sulle pagine del Book Notes le visioni e le fantasie che vi ha provocato, la data dell’inizio di lettura,dove lo avete letto (in treno, in vacanza, su una panchina), dove lo avete acquistato e in che circostanza o chi ve lo ha regalato, quanto tempo avete impiegato per leggerlo o perché non lo avete finito…. Potrete ricostruire il vostro percorso di lettura!

Book Notes lancia una sfida ben precisa: leggere almeno dieci libri in un anno, ma all’interno, i lettori forti, troveranno spazio per inserirne molti, molti di più!

Book Notes è fatto a mano (ogni esemplare è diverso dall’altro) con  materiale cartaceo di scarto (carta millimetrata, cartamodelli, cataloghi di moda, confezioni alimentari, cartellette da ufficio, riviste datate, atlanti geografici) ed è pronto per essere riempito con i vostri titoli!

Ultimissimi esemplari disponibili a 7 euro cad comprese spese di spedizione

 

9 settembre 2017

MANIFESTO D’AMORE E D’ANARCHIA

 

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Continuano ad affluire strane genti: insurrezionalisti dell’ego, neosituazioniste, anarcopunkfemministe, immediatisti, vagabondi del nulla, primitivisti  ludici, patafisiche, gròuchomarxiste, astronaute autonome, trogloditi e tanti altri che dicono di aver letto brevissimi messaggi di terrorismo poetico che circolavano nelle città.
Si sta riunendo un variegato mondo mai apparso in  televisione, mai rappresentato politicamente del quale non si  sospettava neanche l’esistenza. Eppure questa gente è qui e non ha alcuna intenzione do tornare nella vecchia società dello spettacolo.
Durante i cerchi parlo di te, di magia e di Tris.
Ho scoperto che altri esseri spiritosi si stanno interessando a noi umani, che altri incontri sono attesi e che forse si tratta dell’unirsi di due mondi che desiderano comunicare attraverso l’energia dell’amore.
Com’è prevedibile ci sono degli umani un po’ scettici e timorosi. Altri, impazienti come lo ero io un tempo, chiedono come sia possibile che le streghe e gli altri esseri magici non abbiano sufficienti poteri per raggiungerci qui e ora.
Ma non temere c’è una grande armonia, anche gli alberi vegliano su di noi, non cerchiamo di convincerci o di avere ragione. Abbiamo lasciato nelle vecchie case i partiti  le maggioranze e tutti i  dualismi, siamo un unico divenire allegro che danza e ride con semplicità.
E dalle tue parti, cara dolce strega che soffia vapori colorati?
Come si muovono i vostri incontri?
Come procede il vostro incedere verso di noi?

 Il tuo umanoamante

Lupouao!!!|

 

Da “Manifesto d’Amore e d’Anarchia” autoproduzione di Troglodita Tribe Pagine 100 carta riciclata, copertina a colori con alette, disegno su ogni copia.

In odor di trasloco, rinveniamo oggi da un vecchio scatolone sepolto in cantina una trentina di copie di questa vecchia autoproduzione che definir delirante-divertente-visionaria è alquanto riduttivo. Un testo tipicamente troglodita prima maniera in cui la spiritualità è sempre spiritosa e la rivoluzione non si fa mancare certamente gli indispensabili tocchi di primitivismo ludico. Un collage di citazioni, deviazioni e diramazioni libertarie tra poesia, narrazione e trattatello pseudopolitico.

Sono le ultimissime copie sulla faccia della terra!!!
Sette euro comprese spese di spezione!

21 agosto 2017

LA LIBRAFFA

DSC01106.JPGLa libraffa è un animale particolarmente intelligente ed evoluto.
Il suo corpo è costituito da un unico lungo collo di sessantasette libri che le permette di elevare il punto di osservazione sino a raggiungere le più alte vette della conoscenza e della saggezza.
Esistono, oramai, pochissimi esemplari di questo straordinario animale che ama stazionare sotto gli alberi masticando cultura sotto le intemperie.
Le pagine che costituiscono la libraffa, con il passare del tempo, si sciolgono, si amalgamano abbandonando la loro forma primitiva in un lento lavorio gioiosamente vitale. Le parole della libraffa, dunque, brulicano in perenne fermento incontrandosi, abbracciandosi, mescolandosi in una trionfale anarchia letteraria.

Alcuni osservatori non riescono ad accettare un’idea così esagerata di libertà, di libertario librarsi libresco e, di conseguenza, urlano allo scandalo, allo spreco, al sacrilegio.
Ma la libraffa, che è fatta di libri, li guarda dall’alto dei suoi contenuti e, sorridendo sorniona, gioca con le sue forme sinuose, abbaglia con i suoi colori calienti.  E’ lei stessa un libro che pochi riescono a leggere, uno di quei preziosi libri animati provenienti dalla mitica e lontanissima età dell’oro letterario.

18 maggio 2017

Sempre e solo libri usati

DSC04314Se davvero potessimo leggere solo i libri nuovi il panorama sarebbe estremamente limitato, senza contare che il ventaglio delle possibilità sarebbe tristemente circoscritto e governato dalle famose leggi di mercato che manovrano sapientemente i gusti e le scelte.

E poi, se ci fossero solo i libri nuovi, se un libro avesse la terrificante caratteristica di non poter essere prestato, perso, abbandonato, rivenduto a metà prezzo, regalato dopo un primo famelico passaggio, se, in altre parole, la tecnologia pesante arrivasse ad inventare un libro che può esser letto una volta sola, o da una sola persona (e in questo libro scriviamo di libri, non di e-book), ebbene, in questo caso, la lettura sarebbe direttamente proporzionale alla ricchezza di ogni individuo. E questa, probabilmente, sarebbe da annoverare tra le disgrazie più grandi di una civiltà.

Fortunatamente non è così.
Se dovessi ricostruire l’archivio di tutti i libri che ho letto lungo il corso della vita, i libri nuovi non supererebbero la metà, forse neppure un quarto del totale.
Ho trovato libri in ogni luogo compresi i cassonetti della carta da riciclo, le panchine dei giardinetti, le cabine telefoniche, le sale d’attesa delle stazioni, i cinema, i treni, i tram e gli autobus.
Ho gustato così il fascino di leggere, non tanto ciò che desideravo, ma il libro che trovavo, quello che mi veniva incontro al momento giusto.

anarchiciIl più difficile è stato certamente “Storia degli anarchici italiani (da Bakunin a Malatesta)” di Piercarlo Masini, era proprio in fondo a un cassonetto e per quanto mi sporgessi non riuscivo ad arrivarci.

Lo vedevo cadere nelle fauci del macero e mi piangeva il cuore. Sempre a finir male questi anarchici, mi dicevo.
Sporgendomi sempre più e anche con l’aiuto di accessori improvvisati, riuscii, dopo diversi tentativi ad afferrarlo. Un po’ sporco e con la copertina ripiegata sembrava reduce da moti rivoluzionari, ma era bello arzillo e leggibile.
I libri, insieme ai vestiti, sono tra gli oggetti riutilizzabili più buttati.
Chi si lamenta del costo eccessivo dei libri, forse non sa che questi sono i frutti dell’albero delle parole. Puoi pagare qualcuno affinché li raccolga al tuo posto, oppure puoi arrangiarti da solo.

 

Tratto “SEMPRE E SOLO LIBRI USATI” il nostro libello creativo autoprodotto, cucito, timbrato, decostruito e manufatto in trenta esemplari sul mondo del libro usato.
Otto euro per chi lo vuole ora contattando lellatris@libero.it

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