Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

7 giugno 2018

Manifesto d’amore e d’anarchia

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Che c’azzecca l’amore con l’anarchia, l’arte con gli astronauti autonomi, la patafisica con i raduni arcobaleno dei vecchi hippy, la meditazione della risata con il movimento degli uomini casalinghi?
Uno scrittore disoccupato milanese con sfratto in corso cerca la visione per uscire dalla realtà ordinaria e scrivere una storia che rotoli radiosa e vivace tra espolsivi spunti di spiritualità spiritose. E’ stato misteriosamente contattato da una strega dei boschi, un’incantevole vera strega che gli chiede questa fantasmagoria letteraria: delle pagine che abbiano il potere di fermare l’incedere dei suoi anni. Solo così, infatti, riuscirà ad evitare di perdere i poteri, solo così la dimensione degli esseri spiritual spiritosi potrà unirsi a quella più ordinaria dello scrittore. E allora scoppierà la rivoluzione, l’unione di due universi, la svolta telepatica simpatica, l’utopia che balla senza tempo in attesa della liberazione.
Riuscirà la letteratura a sconvolgere l’ordinaria realtà che ci lega alla materia? Riuscirà l’amore ad incontrare l’anarchia?

Per saperlo non vi resta che richiederci il libro “MANIFESTO D’AMORE E D’ANARCHIA” 100 pagine in carta riciclata autoprodotto da Troglodita Tribe ai tempi della prima casa troglodita a 5 euro più 1,46 di spese postali.troglotribe@libero.it

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22 maggio 2018

UN PEZZO DI PANE

cane musoEra un bel pezzo di pane neanche tanto sporco. Probabile che qualcuno lo avesse comprato per farci un panino o per mangiarlo al volo seduto sulla panchina insieme a un etto di qualcosa. Magari un turista oppure un impiegato attratto dalla giornata soleggiata che era un peccato rinchiudersi nel solito baretto che serviva piatti caldi. Ma si sa, il pane è sempre troppo, il pane morso, poi, come fai a conservarlo? Ne aveva consumato neanche la metà e il resto l’aveva lasciato sulla panchina perché non gli andava di buttarlo nel cestino ricolmo d’immondizia. Poi magari era caduto a terra spinto da qualcuno che voleva sedersi, poi qualcun altro, magari senza volerlo, gli aveva dato un calcio e così il pane si era allontanato dalla panchina, era finito in mezzo al marciapiede. Ma non era lì da giorni e l’uomo e il cane lo avevano subito notato.

Quando sei sulla strada certe cose ti attirano come calamite. Tu non lo dai a vedere, fingi noncuranza, ma ti ci avvicini irresistibilmente. Lo sai che devi andarci piano, che sulla strada è importante passare inosservati, prendere rapidamente senza farsi notare. Sulla strada non puoi muoverti spontaneamente, tranquillamente. Sulla strada c’è sempre qualcuno che ti guarda. La strada è libertà, ma quando ci vivi a lungo scopri che è piena di trappole.

L’uomo aveva calcolato di camminare tranquillamente fino al pane per poi chinarsi e infilarselo nel tascone dell’impermeabile con un gesto semplice e veloce, ma poi aveva visto il cane, aveva capito che il cane poteva essere un problema.

Il cane si era fermato. In realtà aveva visto il pane prima dell’uomo, ne aveva percepito l’odore decine di metri prima, se n’era inebriato e già se lo sentiva in bocca, ma si era fermato. Era sulla strada da alcuni anni e conosceva bene la regola numero uno, era per quello che era sempre riuscito a cavarsela, a sopravvivere. L’umano aveva sempre ragione: se lo infastidivi, se gli ringhiavi ti avrebbero preso e rinchiuso per sempre.
Aveva visto l’uomo che puntava il pane e si era fermato. Se avesse voluto ci sarebbe arrivato in quattro salti, ma c’era quell’uomo, c’era la regola numero uno.
L’uomo stava pensando di lasciar perdere. Si vedeva bene che il cane era affamato e che avrebbe potuto morderlo. Un morso sarebbe stato un vero disastro perché sulla strada anche una piccola influenza è un lusso che non puoi permetterti, figurarsi un braccio o una gamba inutilizzabili per giorni. Eppure continuava a guardare il cane, non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, sentiva una strana e amichevole confidenza che lo rilassava, che mitigava la paura, che allontanava il senso di pericolo.

Quasi senza accorgersene, senza calcoli, l’uomo e il cane si avvicinavano al pane, ma lo facevano molto lentamente, passo dopo passo, zampa dopo zampa. Pareva che tutto il resto del mondo, tutte le automobili, tutti i passanti che camminavano veloci, tutti i turisti e tutti gli impiegati, tutto il frastuono del mondo che produce, che consuma, che vende e che compra fossero scomparsi. Pareva che ci fossero solo un uomo e un cane che si avvicinavano lentamente ad un pezzo di pane sul marciapiede.
Fu l’uomo a chinarsi e a raccoglierlo. Il cane non lo avrebbe mai fatto per via della regola numero uno. Fu l’uomo a spezzarlo in due e a porger la sua parte al cane.

 tratto da “BESTIE FUORI POSTO” libello autoprodotto di Troglodita Tribe

BESTIE FUORI POSTO rientra in un progetto più ampio: una serie di pubblicazioni autoprodotte che cercano di scardinare l’immaginario specista. Per il momento, oltre a questo, abbiamo realizzato
MUSI DI PIETRA (il posto degli animali nei monumenti)
GRAFFI(TI) CREATIVI (gli animali e la street art)
CARI CANI DI SICILIA (la nostra esperienza diretta con cani liberi in Sicilia).


PER RICHIESTE POTETE CONTATTARCI SU TROGLOTRIBE@LIBERO.IT

 

23 ottobre 2016

Terza Animal Plaquette

Filed under: editoria creativa casalinga, liberazione, libri d'artista, Microeditoria — Tag:, , , — Troglodita Tribe @ 2:04 pm

Nel paese del contrario fiori e frutti son per tutti

cane bimba o cavallino puoi giocare a nascondino

dai saltiamo all’incontrario per un mondo egualitario

tutte all’aria le ingiustizie sempre belle le notizie

puoi sporcarti, rotolarti ed infine liberarti

perché insieme ci riusciamo basta stringerci la mano

basta stringerci la zampa e l’amore già divampa

Ecco la terza Animal Plaquette! Un  elemento librario  bambinesco e rocambolesco fatto di carta e di scarti, fatto a  mano e fatto felice con tre filastrocche ilari e animali, con tre collage, con tre idee, con mille fiori nei loro cannoni.
Prenotatela e sarà vostra! troglotribe@llbero.it

15 febbraio 2016

SCRIVERE PER SCRIVERE PER SCRIVERE

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Ma un romanzo, se non è un pasticcio inestricabile, un labirinto caotico di visioni che ti illuminano lampeggianti, che romanzo è? Se mentre scrivi un romanzo tutto procede regolare e ordinato, se i fatti si affastellano fanfaroneggiando capitoli lucidi da camminarci con le pattine, se non incontri neppure una pozzangherina fangosa di sensuale nonosense da districare nel dedalo terremmotato di una trama da tramontana, che romanzo è?

Quando leggo i consigli sul come scrivere un romanzo, sul come caratterizzare un personaggio, sul come interessare ciurme di lettori tutti in fila per tre, mi piglia lo scompiglio dello scrittore, lo scatto ribelle mi ribolle in mille bolle d’un blu opalescente. E allora devo scrivere un bip-up-alula intermettente da improvvisare impervesando disarmonie galattiche. Così, giusto per disintossicarmi, per lavarmi via di dosso quel sapore rimasticato da allineamento alienato. Che poi alla fine tiro un sonoro sospiro di sollievo assordante, mi sento lievemente e finalmente sollevato da terra. Che poi alla fine rieccolo quello scrivere per scrivere, quel comporre romanzi impazziti, imbizzarriti, sinceri esperimenti spiritual-spiritosi per riprendersi la letteratura.

 

8 febbraio 2016

disDADAttato letterario

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Sono un disDADAttato letterario. Mastico pagine troppo in frettta saltellando senza meta in un’improvvisazione che spesso s’impantana. Ma è quello che voglio perché il pantano letterario ti sommerge nell’affabulazione e dimentichi anche quello straccio di trama in trepidante attesa di un finale. Che se li tengano i finali e i finalisti e le finali disputate a colpi di mannaie madornalmente noiose.

Sono transgenerer. Bivacco nella poesia ma son troppo impaziente per i versi veri, meglio il demente che urla in mezzo alla strada. Molto più pop, molto più post-qualcosa-qualsiasi-cosa.

Non so cantare ma so urlare. E allora cerco il romanzo filante e fluente come fiumana parolibera da mixare di notte con le note stonate di storie che sembrano vere, possibilimente noir. Ma non son nato caratterista. Scrivo senza descrivere. Rido senza motivo, non seguo il motivo che si ripete assecondando la cantilena memorizzabile. Ho la voce impostata dell’apostata, ma non pago il bollo. Fossi matto!!!

Sono un disDADAttato letterarizzato, letteralmente illetterato, alcolizzato di parole frizzanti zigzaganti. Sono ossesionato dalle associazioni, dalle osservazioni, dalle asserzioni, dalle diserzioni sconnesse, dalle scommesse di altre dimensioni. Vedo vibrare la musicalità del testo, la fulmininate illuminazione del tasto fuori contesto. Batto le dita sulla tastiera, testo i miei mondi e scappo scattante, scampo dal cappio di chi vuole capire.

Sono un disDADAttato scappato dalla scuole di scrittura. Scrivo manifesti a mano manovrando sottobanco, scassinando il senso compiuto del compito in classe, copiando gli accoppiamenti sensuali del mistico calar della sera. Scrivo a orecchio, così come viene, venendo al momento giusto, tornando quando mi pare.

 

 

 

 

21 settembre 2015

LIBERSALONE MILANO 17-18 OTTOBRE 2015 A MACAO

liber2Non crediamo più in un solo libro, unigenito figlio dell’Editore, nato in tipografia e distribuito in libreria. Non crediamo più in un solo libro, padre onnipotente ed eterno dispensatore di fama, oggetto di culto seriale da moltiplicare papale papale.

Crediamo in un libro pagano, libello ribelle che ribolle nelle sue infinite, fantasmagoriche e pirotecniche varianti creative, crediamo nell’anarchia di forbici, timbri, strappi e collage, crediamo negli schizzi di parole ululanti su pagine sempre diverse, crediamo nella rivolta del libro cucito a mano che ruba briciole pubblicitarie nel pulviscolo di microtirature post-pop-spettacolari.

Noi ci crediamo nella libertà dei libri. E ce la prendiamo! Cascasse il mondo la porteremo a Liber il primo Salone dei libri liberi senza prodotti animali (finalmente…era ora!).

Troglodita Tribe

Non siamo in libreria, ma siamo per la Liberazione Animale
Facciamo libri, ma solo con scarti cartacei.
Scriviamo testi, ma solo fuori di testa.

Sito ufficiale di LiberSalone con tutte le info e il programma http://www.libersalone.altervista.org/index.html

14 agosto 2015

STRANe Idee PER la TESTa

patente artista

La patente d’artista è un potenziale e satirico gesto antiartistico che qualifica irrimediabilmente chi la possiede come un artista patentat*. L’artista patentat*, proprio perchè artista, nel compilarla (foto artistizzata, frammento di opera d’arrte, elaborazione artistica dell’impronta del pollice…), rende la sua patente un’opera d’arte antiartistica. Artista e patente sono complementari e, proprio per questo, di poli opposti. Arte e antiarte si coniugano in un giocoso cocktail esplosivo nel tentativo di salvare ciò che resta dell’arte.

Avere almeno un’idea al giorno è il mantra lampeggiante e psichedelico che abbiamo ereditato da vecchi guru trogloditi ancora persi nell’incantevole bosco incantato… Vecchie visioni extrasintattiche e paraletterarie consegnate al portalettere senza un briciolo di affrancatura.

Un’idea al giorno per sopravvivere sbancando il lunario immaginario di una diversa astronomia fantastica, di un’atomica autonomia automatica dei sensi insensati d’incenso… Così, giusto per non cedere la luna e scrivere fino alla una. Finché la gRANDE dEA non ci separi, finché i potenti spari delle parole ancora ci proteggono.

STARTUP
Nella new economy: azienda, di solito di piccole dimensioni, che si lancia sul mercato sull’onda di un’idea innovativa, specialmente nel campo delle nuove tecnologie.

WRITEDOWN

Nella Narrativa paroliberistica prosssima ventura, quella del futuro futuribile fruttato fluorescente, quella della fine del postromanzo, quella dell’inizio dello PSEUDOromanzo,quella del ritorno al pataromanzo (ci risentiremo sul pataromanzo, ovvero il romanzo patafisico!!!): buttar giù le idee per iscritto, farlo di fretta, come l’appunto di un appuntamento. Lasciarsi andare nel gorgo fluente e furente dell’idea, finché ce n’é, finché si può, finché regge;soprattutto senza insistere, forzare, arzigogolare e romanzare come facevano gli antichi antenati intorno ai fuochi della letteratura classica.

Ora proviamo a immaginare un marketplace delle idee letterarie. Milioni di scriventi con tutte le loro idee iniziate e buttate giù in magnifici WRITEDOWN turbinanti e caotici. DisOrdinati in relazione al soggetto, al personaggio, alla situazione, al paesaggio, alla dimensione, alla consistenza…

Ti serve una descrizione, un frammento di trama, un micro assaggio sull’uso di vecchie armi, un’atmosfera claustrofobica da sottomarino, un’espansione cosmica di un mezzo budda che profuma di loto? Hai presente tutti quei flash sorridenti che ti si presentano irruenti? Che vorresti scrivere al volo e poi cucirli nel tuo testo, ma che non si può per le mille ragioni limitanti e illimitate? Basta andare sul MARKETPLACE DEI WRITEDOWN e il gioco è fatto!

Siamo ad un passaggio epocale per la scrittura. E’ come passare dal calcolo a mente alla calcolatrice, dall’enciclopedia alla rete. Miliardi di WRITEDOWN in download gratuito, uno streaming cosmico delle idee letterarie condivise e già pronte come frammenti di libri veri. Basta immetterne una e puoi usufruirne a miliardi. Basta inseguire qualche tag e arrivi al punto, la tua idea prende corpo, ha già un corpo e poi la tagli, la incolli, la allunghi, la accorci, la manipoli, la contorci, la cambi, la scambi, la moltiplichi, la rimetti nel MARKETPLACE.

L’opposto della difesa delle idee è la proliferazione indiscriminata delle stesse.

REGALARE LE PROPRIE IDEE

E’IL SEGRETO DELLA VERA RICCHEZZA

e l’unica concreta possibilità per ottenere la patente

patente

Documento letterario indispensabile a chi ama scrivere. Da compilare scrupolosamente (foto del* scrittor* da piccol*, data in cui comincia a scrivere, incipit della principale opera…) ed esibire con esuberanza ad ogni controllo sul concetto di scrittor*.

7 agosto 2015

PRENDETE IL MASCHILE E IL FEMMINILE E… FATELI A FETTE

ASTERISCO
Sandra Aubry et Sébastien Bourg, Astérisque, 2011.

Ahhh…. La Liberazione! Le liberazioni interiori, esteriori, politiche, fonetiche, sessuali, spirituali, musicali, linguistiche….. E le Liberazioni Umane e Animali con tutti i loro derivati, annessi e connessi nei vari consessi. Queste liberazioni che son tutte la stessa liberazione.

Unica figlia dissenziente e dissennata. Antitutto per eccellenza! Sovvertitrice e sovversiva, sorprendente e intraprendente, dirompente ed esplosiva, oltre il limite del limite del limite. Perché liberazione è andare oltre. Un passaggio che cambia il paesaggio, che amplifica la percezione, che avvicina la perfezione.

Un’intersezione rapida che connette in una scommessa clandestina tutti i nostri destini, che incita a deragliare, disobbedire, disertare, cancellare, rialzarsi per ricominciare.

La liberazione presuppone la forza di deragliare dal percorso stabilito.
Abbiamo binari che ci portano ovunque. Binari per amare, binari per lavorare, binari per comunicare, binari per confrontarci, per definirci, per usarci….

E naturalmente abbiamo binari che accompagnano i testi che abbiamo in testa, che regolano l’energia regalata dalle nostre parole scritte, che ammaestrano i pensieri concessi e connessi alle righe che lanciamo nelle gabbie mentali dell’infosfera mediatica.

Prendete il maschile e il femminile e… fateli a fette!
Illusoria rappresentazione di un mondo al tramonto.
Ancora pretende il primato del “Tutti liberi” che desertifica irrimediabilmente l’emozionante molteplice delle identità, delle differenze, delle sfumature; che opprime, insulta e cancella quell’altalenante ambiguo plurale di mezzitoni e chiaroscuri: l’alchimia feconda che trasforma il piatto paesaggio in capolavoro.

Durante le prove tecniche di liberazione siamo tutt* liber*, tutt* sospes* con tanto d’occhi e bocche spalancate ad osservare l’ambiguo democratico, quasi anarchico, insinuarsi dell’asterisco tra le righe quotidiane. Ogni asterisco è una domanda senza risposta. Ogni asterisco apre a tutte le diverse e controverse potenzialità. Ogni asterisco sospende il fluire della lettura, con quella sua domanda impertinente disorienta la vecchia suddivisione del mondo… e il modello codificato si mette in coda con tutt* gli altr*, e l’uomo scende dal trono.

L’assalto frontale dell’asterisco è sempre più evidente e sfacciato, vera e propria torta in faccia alla certezza, stratagemma poetico-politico che interrompe, rompe, oppone e contrappone in un lampo, in un gesto, in un segno.

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Un grazie speciale a frantic & feminoska per il loro articolo “CHI HA PAURA DELL’ASTERISCO” che felicemente ispirato questo nostro post.

Cos’è un asterisco? Una stella che luccica in fondo ad una parola, il piccolo scoppio che segue una detonazione di vocali, un’anomalia agrammaticale che punta le sue piccole dita all’omissione consapevole di tutt* coloro che non sono compres* nell’ideologico “neutro universale”, ovvero il privilegio del maschile.

(qui tutto l’articolo http://intersezioni.noblogs.org/condivisioni/chi-ha-paura-dellasterisco/)

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