Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

26 giugno 2022

IL BLUES DEL FALSO EDITORE ANSIOSO

Se c’è una cosa che non sopporto è presentare i miei libri.
Presentarli in modo canonico, parlandone in pubblico intendo, alzando la voce da tenore pur di far sapere al mondo che li ho scritti. Mi manca il fiato, mi viene l’ansia solo a pensarci. E poi se avevo la stoffa per esibirmi facevo il cantante, l’attore, al limite il politico.
E tu non presentarli!
Infatti per tanti anni ho pubblicato libri impresentabili. Fotocopiavamo, con la mia compagna, una micro tiratura per ogni testo, realizzavamo le copertine con i cartoni dei supermercati, stampavamo i titoli sui retro dei volantini colorati, per poi ritagliarli e incollarli. Oppure, se erano titoli di una parola o due, li scrivevamo direttamente con lo smalto per unghie o con i timbri.
Li tagliavamo in diversi formati e li cucivamo a mano questi manufatti, uno a uno.
Sì, lo so, non erano libri. E infatti li chiamavamo libelli, libroidi mutanti, scartafacci.
Costruimmo pure dei “libri” da taschino dotati di copertina ricavata da trancetti di cartoline illustrate. Utilizzammo di tutto, pure le vecchie radiografie. Per un testo surreale dal titolo “L’arte come merda la merda come arte” scegliemmo i cartoncini per raccogliere la cacca dei cani. Con una vecchia stampante ad aghi riuscii a scrivere su un rotolo di etichette dei pelati, ma anche sulla carta a doppio strato dei sacchetti del cemento. Riuscimmo ad usare un campionario di tappezzeria anni settanta per confezionare patenti per scrittori e scrittrici, patenti con lo spazio per la foto, da compilare anche con l’incipit del primo libro realizzato, patenti iene di provocazioni da sfoggiare al posto dei documenti veri.
Piacevano un sacco.
E noi ci divertivamo un mondo.
Tutto quello che raccoglievamo: dalle cartellette da ufficio ai scartati da un calzaturificio che utilizzammo per un libello sulle gioie dell’andare a piedi, dai pacchetti di fiammiferi (per la collana Al Fuoco!) ai tranci dei vecchi vinili, poteva essere trasformato in libro, pardon, libroide. Poteva, come minimo, diventare una copertina. Ne realizzammo diverse con i biglietti del tram di Milano, erano così micro e così pop che ci costrinsero a produrre un’intera collana: ATM (Atipici Testi Misti).
Con il nostro notevole assortimento di prodotti editoriali riciclati e riusati, diventammo falsi editori: ci infiltravamo all’interno di fiere e festival di provincia e diversi giornalisti, blogger e organizzatrici di mostre ed eventi ci scambiavano per editori veri, ci intervistavano, ci invitavano.
Sbarcavamo il lunario senza difficoltà.
Erano libelli drasticamente impresentabili, nel senso che non avrebbe avuto senso presentarli e raccontarli, facevi molto prima a consumarli sul momento, materiale effimero che si scioglieva come neve al sole. Ma nello stesso tempo belli da possedere, sfiziosi da collezionare, accattivanti da regalare. Una variante scintillante al concetto di libro, ma non un libro d’artista, piuttosto un libro troglodita. C’erano assaggi di saggi sulla sfiga che non esiste e sull’ozio estremo che induce a scrivere meno, molto meno, c’era un’istigazione realizzata con gli sconti dei supermercati intitolata I gruppi di non acquisto, c’era l’elogio delle delle briciole e pure l’anti arte femminista di Mostriamo il mestruo, macchiato con vero sangue mestruale.
Poi il terremoto.
Quasi un castigo divino.
Un terremoto vero che ci costrinse a cessare l’attività, ad abbandonare la nostra casa in pietra al limite del bosco, quella casa dove lavoravamo, dove avevamo accumulato tonnellate di scarti, ritagli, confezioni, cartine e copertine, quei boschi dove avevamo raccolto anche i nidi caduti dagli alberi per arricchire uno dei nostri best seller, un poetico libro in scatola che spuntava, appunto, dal nido.
Ci trasferimmo in Sicilia, terra meravigliosa, patria di illustri letterati e premi Nobel. Terra dove le case e la vita costano molto meno, terra di sole e mare. Terra, però, con pochissimi lettori, con poche librerie e quasi nessun festival dell’editoria.
In quel contesto, i nostri libri clandestini, fatti con gli scarti, auto costruiti, rilegati con cuciture estemporanee e piccole acrobazie sartoriali, dipinti, disegnati, macchiati, bruciacchiati, con inserti di carta fatta a mano, di collage, con tocchi di materiale di risulta, non trovavano terreno per fiorire.
Alla fine fummo costretti a scrivere libri veri per editori veri. Per sfinimento, per necessità.
Certo che li amo i libri, sono un lettore estremo, tanto che uno dei nostri primi libroidi mutanti s’intitola proprio così: I lettori estremi, E sfondavamo una porta aperta, visto che i nostri clienti erano, appunto, lettori estremi, scrittrici compulsive, grafiche, graffittari e pubblicitarie, gente con uno spiccato senso dell’umorismo editoriale.
Sì lo so, sono molto più nobili i libri veri, solo che ci avevo preso gusto con quei loro fratellini scapestrati, con quelle loro sorelline perdigiorno, vere streghette disertore, insubordinate, irriducibili e, soprattutto, impresentabili.

28 Maggio 2022

L’ORECCHIA SULLA PAGINA

Ho sentito di lettori che, oltre ad incriminare volentieri gli autori delle orecchie, andavano orgogliosi di aprire il tomo senza allargarlo più di tanto in modo da mantenere quella parvenza di nuovo, quella freschezza di stampa, quell’illibata purezza da libro appena colto in libreria o, ancor meglio, appena uscito di tipografia.
Gente che il libro è mio e guai a chi me lo tocca, gente che i libri non li presta più, per nessun motivo al mondo, perché quella volta non glielo restituirono e lui volò libero di mano in mano, senza mai più fare ritorno sulla teca polverosa dove l’avevan confinato.

Ho sentito di lettori che, sul treno, di fronte all’autore di un’orecchia, provavano malessere e preferivano cambiar di posto. E quasi, in tutto il vagone, si poteva percepire quel loro afflato di disprezzo, quel loro sentirsi superiori, nobili di rango e di cuore di fronte alla brutalità del mondo che torturava la bellezza e la poesia, che non poteva capirla e non sapeva parteciparvi, perché faceva l’orecchia al libro.

E li osservavo spesso questi lettori.
Passò un periodo in cui ne venni quasi contagiato. Mi attraeva fatalmente quel loro altezzoso amore, quella loro delicatezza altolocata, quel loro atteggiarsi a poeti del libro, gli unici che potevan percepirne l’energia sottile.

Perché anch’io amavo i libri. Tutti i libri. Davvero, per il solo fatto che fossero libri mi tiravano come calamite. Solo che l’infatuazione per i lettori che facevano la guerra all’orecchia sulla pagina durò poco. Durò finché non mi chiesi seriamente che cosa fosse un libro. Arrivai alla conclusione che l’oggetto sul quale si facevano o non si facevano le orecchie, era solo una manifestazione del libro, di quel determinato libro che viveva in migliaia di altri luoghi: librerie, case, biblioteche, zaini, borse, scrivanie, centri commerciali, lavanderie a gettone, barbieri, sale d’aspetto.

Amare “1984” di Orwell, allora, non significava rispettare l’integrità di quella determinata copia finita accidentalmente nelle mie mani, di quell’edizione particolare che mi avevano regalato e che conservavo da anni. Limitarsi a questo amore, a questo rispetto, sarebbe stato come confondere il dito che indica la luna con la luna stessa.
Amare “1984” di Orwell, allora, doveva esser cosa assai più elaborata. Occorreva far vivere quel mondo – perché ogni libro è un mondo – il più possibile, farlo risuonare in quella dimensione che ci ostiniamo a chiamare realtà nei modi più diversi.

Occorreva aprirlo milioni di volte, farlo girare, prestarlo, regalarlo, comprarlo, leggerlo ad alta e bassa voce, velocemente saltando anche qualche riga per la fretta di arrivare fino in fondo, oppure con la massima lentezza respirando con calma ad ogni virgola. Occorreva lasciargli addosso i segni del passaggio dei lettori, che per un libro sono i segni del tempo, i segni della vita che si vive, le prove che non si è stati sempre chiusi in un cassetto, o schiacciati in libreria. Perché la vita, i segni, li lascia addosso a tutti, e la bellezza, quella vera, la puoi leggere proprio scorrendo questi segni che raccontano come te la sei giocata.
E allora compresi che anche le orecchie, anche loro entravano nella magnifica danza del libro. Perché un libro rispettato in quella vecchia maniera compunta sarebbe stato, inevitabilmente, un libro poco usato, poco vissuto, poco letto, sempre più lontano dalla nostra dimensione.

Quando m’imbattevo in un libro usato, allora, raddrizzavo qualche orecchia, sfilavo qualche vecchio biglietto, gustavo noterelle a matita, sopportavo dediche melense, e mi sorbivo pure file tremolanti di sottolineature senza batter ciglio.
Avevo tra le mani un volume che aveva viaggiato, ed era meraviglioso immaginare come quella storia, quel mondo che conteneva fosse stato condiviso da tante persone. Avevo un libro carico di emozioni, un oggetto con un’anima e con un cuore che sentivo palpitare,

Tratto da “Sempre e solo libri usati” di Troglodita Tribe autoproduzione realizzata manualmente con scarti cartacei

26 Maggio 2022

STORIA D’AMORE D’ANSIA E DI GIOCOLERIA

Filed under: ansia, editoria creativa casalinga, libri ansia, Scrivere — Tag:, , , — Fabio Santa Maria @ 11:00 am

La giocoleria è l’arte di lanciare uno o più oggetti e riprenderli al volo, ma è anche un’attività che può aiutare ad espandere la mente e a placare l’ansia.
La mente di un giocoliere, infatti, entra in sintonia con il movimento armonico degli oggetti che lancia e, in un certo senso, diviene quel movimento evadendo dalle dinamiche stressanti. Si tratta di un gioco affascinate, quasi ipnotico, legato soprattutto al prendere al volo e al lasciare andare.
L’ansia, soprattutto l’ansia anticipatoria, è quella curiosa propensione a preoccuparsi prima, ad anticipare quello che di nefasto potrebbe accadere, proprio ciò che succede nella giocoleria: devi anticipare, prevedere la traiettoria dell’oggetto che sta per cadere, per poi posizionare la mano e riuscire a prenderlo al volo. Quindi, in modo piuttosto disinvolto e un po’ provocatorio, si potrebbe quasi affermare che giocoleria e ansia abbiano le stesse basi, anche se la prima ha il potere di placare la seconda.
In realtà, lanciando e prendendo al volo le palline, si riesce a sperimentare una dimensione simile a quella della meditazione, con la differenza che la giocoleria è molto più divertente, dinamica e alla portata di tutti.
Ora provo a dimostrare queste singolari affermazioni raccontando un episodio della mia vita di ansioso in cui, grazie ad entrambe, ansia e giocoleria, riuscii a fare colpo e a compiere un gesto a dir poco eccezionale.

Ero in birreria con la ragazza che sarebbe poi diventata la mia compagna di una vita. Ci eravamo conosciuti da poco ed ero innamoratissimo. Sedevamo abbastanza vicini a un tavolino appartato. Lei beveva un calice di prosecco e io una birra piccola. Stava parlando ed ero talmente incantato dal suono della sua voce che, quasi, mi perdevo il senso delle parole. Ad un certo punto, però, noto che il suo calice è troppo vicino al bordo. Mi pare brutto spostarlo di mia iniziativa e neppure voglio interromperla sul più bello. Eppure me lo sento che è destinato a cadere, che è lì lì, che basta un piccolo movimento del gomito e finirà in mille pezzi. Mi prende una strana ansia: lo sposto o non lo sposto? La avverto o non la avverto? La interrompo o non la interrompo? E’ un dubbio disturbante che rovina l’atmosfera, che distrae, che crea disagio. E proprio mentre non so che fare, visualizzo il bicchiere che cade anche se non è ancora caduto. In altre parole il bicchiere cade davvero, ma io me ne accorgo con almeno un secondo di anticipo rispetto alla realtà. In questo modo ho il tempo di allungare la mano e prenderlo al volo poco prima che tocchi terra. Sì! Lo prendo proprio al volo lasciando cadere giusto qualche goccia di prosecco sul pavimento e lo rimetto al suo posto con un sorriso. La mia ragazza mi guarda con gli occhi spalancati chiedendomi come sia possibile, come ci sia riuscito. Da un tavolo vicino altri avventori hanno assistito alla scena e uno mi applaude, un altro dice qualcosa tipo: “che riflessi straordinari!” e applaude anche lui. Nel giro di qualche secondo scroscia un applauso generale, tutto per me!
In realtà non fu solo merito dell’ansia anticipatoria, ma anche del fatto che in quei giorni mi stavo esercitando con la giocoleria. Ero abituato a prendere le cose al volo, ad anticipare la loro traiettoria…

Questa storia è tratta dal mio articolo “Ansia e giocoleria” da poco pubblicato su Psicolab, qui si può leggere la versione integrale

Qui invece il link alla pagina di “Versetti ironici contro l’ansia” Incipit23 Edizioni
Raccontini fulminanti, comici, demenziali, surreali, divertenti… contro l’ansia! Disponibile anche su tutti gli store online!

SCRITTORE ANSIOSO CERCA DISPERATAMENTE EDITRICE ANSIOSA

-1-
UN’IMPRESA DEMENZIALE

Questa è una storia vera. Sono un autentico scrittore ansioso che ha scritto un libro ironico sulla sua stessa ansia. Diciamo che è una deviazione demenziale rispetto al classico diario terapeutico prescritto dal solito analista, che poi mi ha convinto a buttarmi in quest’impresa ancor più demenziale.
La domanda allora è molto semplice: ci sarà una casa editrice disposta a pubblicarlo? Riuscirò a superare il devastante disagio già compreso nel prezzo di una tale ricerca? Non sono un giovane esordiente, so bene cosa mi aspetta, ma nonostante tutto ci voglio credere, con fermezza e determinazione.

-2-
LA SPASMODICA RICERCA DI UN EDITORE

All’inizio è facilissimo, basta assecondare la mia ansia anticipatoria e iniziare la caccia all’editore giusto qualche pagina dopo l’introduzione. Lo sanno tutti, si deve partire con una serrata e martellante investigazione intorno alle giuste linee editoriali. Cerco allora altri libri ironici sull’ansia per vedere con chi sono stati pubblicati, poi spulcio cataloghi e collane e navigo in base al genere: racconti, microracconti, humour, satira, disagio, yoga della risata… Provo anche ad indagare su come distribuiscono gli editori che mi sembrano adatti e, soprattutto, tento di smascherare gli EAP (editori a pagamento) sempre più spesso camuffati da NO EAP.

-3-
PERFIDE E PUNTIGLIOSE REGOLETTE

Quando finalmente viene il momento di spedire per davvero, sono riuscito ad accumulare una decina di case editrici e allora mi lancio con lettere personalizzate, con la descrizione sintetica dell’opera, la mitica e terribile sinossi che è sempre troppo lunga o troppo corta. Ma ecco che, subito dopo la biografia, cominciano i guai. Perché ci sono editori con specifiche norme redazionali, ci sono decine di perfide e puntigliose regolette che scatenerebbero violenti attacchi isterici anche al più realizzato e pacato degli yogi, figurarsi al tipico scrittore ansioso. Ma non basta, perché poi c’è l’editore che accetta solo pdf e quello che vuole esclusivamente il word; quello che pretende la sinossi nel corpo della mail, mentre la biografia la vuole in allegato altrimenti non ti prende neanche in considerazione. Per non parlare di quelli a cui si può spedire solo nei mesi dispari, oppure di quelli che, più semplicemente, chiudono il sipario improvvisamente e non puoi più spedire fino a nuovo ordine. Li devi tenere d’occhio perché potrebbero aprire una settimana e poi chiudere di nuovo. Devi essere veloce, all’erta, connesso.

-4-
PORTE CHIUSE

Tutti, poi, cercano di scoraggiarti. Sei proprio sicuro di voler spedire a noi? Ma almeno lo sai quante proposte riceviamo al giorno? E per quale strana ragione dovremmo pubblicare proprio la tua?
Mi sento quasi in colpa, un sorta di mendicante che bussa alla porta degli illuminati, uno che fa perdere tempo, uno di quelli che pretendono di pubblicare e, magari, neppure hanno letto la loro intera produzione! Se non sei ansioso ti ci fanno diventare, se invece lo sei già è meglio che lasci perdere, perché in realtà ci vogliono mesi per sapere qualcosa.
Sempre se ti rispondono.

-5-
MEGLIO NON INSISTERE

In effetti scrivere una mail tipo: abbiamo letto e non siamo interessati, grazie, deve essere un’attività troppo snervante. Già le vedo le dita slogate, martoriate e callose dei poveri editori, e vedo anche la loro diabolica espressione… qualcosa tipo Jack Nicholson in Shining mentre riempie plichi e plichi di pagine con il suo mitico il mattino ha l’oro in bocca. Ecco, meglio non insistere che se diventano ansiosi pure gli editori siamo a posto. E poi è ben specificato in modo perentorio e minaccioso sulla pagina dei contatti che non bisogna assolutamente chiedere notizie sul manoscritto inviato. Mi immagino già frotte di incauti postulanti che vengono introdotti in un fantomatico Algoritmo Globale Editoriale e classificati a vita come impubblicabili rompicoglioni.

-6-
LE EAP SONO TRA NOI

Arrivo al punto che ricevere un rifiuto mi sembra quasi un successo! Almeno esisto!
Ne ricevo giusto un paio e poi, puntuali come la morte nera, arrivano anche due deprimenti risposte positive da quelle EAP che, viscide, mi erano proprio sfuggite. Una mi allega direttamente il contratto. E già mi pare strano. Scrive che il libro è perfettamente in sintonia con la loro linea editoriale (ma dai!). Leggo esterrefatto. Poi arrivo in fondo e trovo finalmente l’entità del bonifico richiesto. Hanno anche previsto comode rate mensili. Senza il minimo pudore. Quasi quasi chiedo se c’è anche il tre per due, o magari se è prevista la raccolta dei bollini per il premio finale. Ma non faccio in tempo perché ne arriva subito un’altra ancora peggio: nonostante i miei telegrafici dinieghi insistono, giurano di essere NO EAP, solo che al giorno d’oggi è necessaria una fattiva collaborazione dello scrittore che, anche se molto bravo (aridaje!), dovrà pur pagare alcuni indispensabili servizi, come ad esempio l’editing effettuato da un professionista. In fondo, se credi davvero alla tua opera, che cosa vuoi che siano poche centinaia di euro!

-7-
BASTA! MOLLO IL COLPO!

E l’ansia anticipatoria che mi spingeva a pretendere rapide risposte, inesorabilmente, si trasforma in depressione.
Dalla padella alla brace.
Non dovevo neanche cominciarlo questo libro.
A cinquant’anni suonati ancora a scrivere racconti, ma và và!
Ormai mollare il colpo e mandare tutti a quel paese, analista compreso, è una tentazione sempre più invitante. Ogni volta che apro il file con i miei cinquanta versetti ironici contro l’ansia rischio la crisi di panico. Allora mi viene in mente Murakami che, da qualche parte, ha scritto che bisogna avere pazienza, che se un libro vale prima o poi capiterà l’occasione. Magari ci vorranno dieci, vent’anni, anche tutta la vita! Occorre solo tenerlo pronto, non mollare, continuare a crederci.

-8-
UNA SORPRESA INASPETTATA

Già, ma io sono uno scrittore ansioso, non reggo neanche tre mesi ad aspettare, quindi decido di giocarmi la carta della disperazione. Scrivo un post su un gruppo di auto aiuto per ansiosi. E visto che si tratta del mio primo libro ironico, e per di più un libro ironico contro l’ansia, scelgo di uscire allo scoperto con un tocco demenziale.
Scrittore ansioso cerca disperatamente editrice ansiosa che pubblichi il suo libro di versetti ironici contro l’ansia.
Non si sa mai nella vita.
Ovvio che non funziona.
Però ricevo parecchi incoraggiamenti. Qualcuno vuole sapere di che si tratta, altri mi scrivono che devo assolutamente continuare, perché ironizzare sull’ansia è un vero toccasana. Mi chiedono anche di pubblicare sulla bacheca del gruppo uno dei versetti. Lo faccio e ricevo un bel po’ di cuoricini, faccine e commenti divertiti che mi placano lo stress. Sono meglio di un concentrato di valeriana e biancospino alla massima titolazione. Ma soprattutto, proprio tra i tanti commenti, ricevo, a sorpresa, una vera prefazione. Francesco Ciriolo la scrive così, di getto, improvvisando senza neppure conoscermi, dopo aver letto soltanto il titolo e qualche pagina. Presentandola come una sorta di scherzo. Però è perfetta, proprio la prefazione che desideravo: ironica e dotta al tempo stesso. Scopro solo dopo che Francesco, oltre ad essere uno studioso dai raffinati gusti letterari, è anche un chitarrista che partecipa a jam session improvvisando su melodie jazz/blues.

-9-
SEMBRA IMPOSSIBILE…

Ho il libro, ho la prefazione, ho già dei potenziali lettori che vorrebbero leggere anche gli altri versetti ironici, che me li chiedono proprio.
E l’editrice ansiosa?
Quella arriva qualche settimana dopo. Solo che non è per niente ansiosa, anzi direi l’opposto visto che ha da poco inaugurato a Milano un caffè letterario con una zona relax che è la fine del mondo.
Si chiama Incipit23 e sta solo a mille e duecento chilometri da dove abito. La incontro per caso alla presentazione di un suo libro. Una casa editrice milanese che pubblica un libro su una città siciliana (“Modica, storia di vita e altre dolcezze” di Marco Sammito). Mi piace subito, visto che sono un milanese trasferito in Sicilia. Belli i destini che s’incrociano viaggiando. Appena a casa vado subito sul loro sito, scorro il catalogo e trovo un’interessante collana dedicata a romanzi e racconti, poi leggo avidamente le esplicite dichiarazioni NO EAP. Ho come una premonizione: è quella giusta, me lo sento.
Spedisco e il giorno dopo già rispondono ringraziandomi e assicurandomi che riceverò un feedback entro un mese. Sia in caso positivo che in caso di rifiuto. Sembra impossibile, ma è tutto vero, e non è neppure una risposta automatica.

-10-
A VOLTE RITORNANO

Dopo venti giorni arriva la loro mail. Oggetto: Versetti ironici contro l’ansia.
Il dito titubante e ansioso sbaglia a cliccare e mi apre la mail della casa editrice EAP con il solito maledetto bonifico da inviare a rate. E’ una persecuzione. Torno indietro sognando un’applicazione in grado di bloccarli a vita. E finalmente apro quella giusta.
Il libro li ha conquistati, è piaciuto molto, lo vogliono!
Firmo al volo il contratto perché risponde pienamente alle caratteristiche dei migliori micro editori che ho trovato nel blog della scrittrice Elisa Averna.
I miei versetti passano allora sotto le forche caudine di Enrico Triolo, l’editor della casa editrice, che scova tutti i miei tic: ad esempio quei baluginanti salti temporali che fanno passare chi legge dal presente storico all’imperfetto e poi dal tu all’io… così, alla velocità della luce, giusto per non farmi mancare niente. Discutiamo, correggiamo, ci scriviamo e alla fine il testo, che avevo riletto almeno cinquanta volte prima di spedirlo, si fa decisamente più godibile e pulito. Poi la quarta, la breve bio, il comunicato stampa, il book trailer. Tutto un lavoro di squadra che fluisce alla grande.

-11-
IL FAMOSO EXTRASISOTLE SA SCRITTORE ANSIOSO

Un giorno sono in macchina e suona il telefono, è un altro editore interessato ai miei versetti ironici. Per poco non vado a sbattere. Meno male che c’è il viva voce e ho entrambe le mani sul volante. Mi manca l’aria, il battito tocca almeno i 90 al minuto e quindi fatico non poco ad interpretare la parte dello scrittore navigato. Spiego che ho già firmato un contratto, che è troppo tardi e, chissà, magari sarà per il prossimo libro, visto che ne ho appena terminato un Campionario pazzo di chi accumula. Poi, è solo un attimo, ma arriva anche un insinuante brivido di soddisfazione (sarà certamente il famoso extrasistole da scrittore ansioso e felice) nel negarmi in modo così perentorio.

-12-
SI’, MA QUESTI VERSETTI IRONICI CONTRO L’ANSIA?

Però, ora che ci penso, non ho scritto neanche due righe sul libro, arrivi alla fine dell’articolo e neanche sai cosa succede, in questi fulminanti racconti ironici. Neppure ho scritto di quel versetto in cui, preso dall’ansia da video in diretta, fantastico su quale potrebbe essere la location ideale e mi viene subito in mente, al posto della solita libreria a far da sfondo, il mio scaffale in legno autocostruito e pieno di integratori: è tutto un fiorire di Ansiben, Fullrelax, Calmolil, macerati glicerici ed estratti secchi di escolzia, verbena, passiflora… E neppure ho scritto di quando, già dall’introduzione, mi immagino la presentazione e, alla prima domanda, un’ansiosa bionda dagli occhi magnetici mi chiede come diavolo fa uno scrittore ansioso a parlare in pubblico del suo libro sull’ansia senza farsi venire un attacco di panico. E il bello è che rispondo con una serie di battute e poi lei mi offre pure da bere!
E ora che faccio? Incollo la quarta così, come se niente fosse? O è meglio il link alla pagina del libro? Già! E se poi non lo clicca nessuno? Mamma che ansia! https://www.incipit23.it/negozio/libri/racconti/versetti-ironici-contro-ansia/

24 Maggio 2022

Breve biografia dello scrittore ansioso con coming out

Filed under: Scrivere — Tag:, , — Fabio Santa Maria @ 6:41 PM

Ansioso sin da quando nacque a Milano nel 1964, Fabio Santa Maria voleva fare di tutto tranne lo scrittore. Sua mamma, per fagli leggere il primo libro (La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe), lo condannava a trenta minuti al giorno di lettura. Restava con lo sguardo fisso sulla pagina e calcolava il tempo medio per girarla guardando suo fratello. Lui sì che faceva sul serio, visto che una volta, in Galleria del Corso, avrà avuto sedici anni, lesse La Metamorfosi di Kafka camminando.

Per superare la prima crisi ansiosa generata da quella mostruosa impresa, decise di emularlo buttandosi su Moby Dick di Melville, solo che fingeva, guardava le figure e l’enorme megattera bianca, neanche a dirlo, lo mandava in panico. Per molti anni lesse solo fumetti. Soprattutto quelli che finivano con la k: Paperinik, Diabolik, Satanik e Cattivik. Al ginnasio, i classici, li leggeva solo sui bigini delle Edizioni Bignami. Ma un giorno il dispotico prof di lettere impose una tesina su Arthur Rimbaud e così giunse l’Illuminazione!

A sedici anni imparò finalmente a leggere davvero e la trovò un’attività scatenante e sconvolgente, quasi un ansiolitico, tanto che, ben presto, gli venne spontaneo cominciare a scrivere ad orecchio. Micro racconti subito dopo aver letto Gogol o Carver, instant noir subito dopo Poe, oltraggiosi versi liberi subito dopo Rimbaud o Verlaine. Poi telefonava agli amici e leggeva qualcosa di suo e qualcosa dei Grandi, solo che invertiva le firme e loro non se ne accorgevano.

Si divertiva un mondo.
Con un amico scrisse un romanzo i cui personaggi erano caricature dei compagni di classe e dei prof diventando subito popolare. Così l’ansia veniva a loro perché volevano sapere che figura ci facevano, come erano descritti, chi faceva cose con chi… alcuni si incazzavano di brutto, ma alla fine il “libro” (una dispensa fotocopiata, ripiegata e dotata di copertina timbrata con la scritta Vale almeno un birra!) andò a ruba lanciandolo nel mondo dell’editoria autoprodotta.

S’innamorò di un’artista patafisica e, insieme, cominciarono pubblicare, a getto continuo e con uno pseudonimo tribale, titoli alquanto demenziali: Fatti i libri tuoi! Il pianeta degli scrittori e delle scrittrici, La ballata dei libri inutili, Farsi un libro con gli scarti, La merda come arte l’arte come merda, Cucina virtuale demenziale, Mostriamo il mestruo...

La sua ansia lo portò sull’orlo del mitico DEOC (Disturbo Editoriale Ossessivo Compulsivo). Produceva libri con le cartoline, con la tappezzeria, con le lastre radiografiche, con i cartoni del supermercato (li trovate qui!). Arrivò anche ad utilizzare i biglietti del tram timbrati realizzando micro opuscoli che istigavano alla Rivoluzione Editoriale Tranviaria e che abbandonava sui sedili o legava agli appositi sostegni.

Il suo analista, allora, tentò di salvarlo prescrivendogli il classico diario terapeutico, ma lui lo trasformò in una raccolta di racconti demenziali sulla sua stessa ansia che intitolò Versetti ironici contro l’ansia. Il primo libro (edito da Incipit23 Edizioni) in cui finalmente esce allo scoperto con un allegro coming out di orgoglio ansioso. Lo trovate nelle più ansiose librerie d’Italia, ma anche su tutti gli store online.

clicca sulla copertina

10 agosto 2018

LA RESISTENZA ATTRAVERSO LA PRODUZIONE DI CONTENUTO

Filed under: editoria creativa casalinga, migranti, Scrivere — Tag:, — Fabio Santa Maria @ 8:55 am

head-1965678_1920Il dilagare della deriva razzista che ci sta investendo in questi mesi libera una marea di frasi, post, spot, tweet estremamente tossici che prima restavano confinati nel non detto, in quella zona d’ombra dove solo i più estremi riuscivano ad avventurarsi senza vergogna.
Qualcuno dice che, almeno, oggi sappiamo con chi abbiamo a che fare. Bastano poche righe e certi toni per capire al volo. Oppure, altri, sostengono che si tratta di una sorta di nevrosi collettiva, di una febbre esistenziale. Meglio che scoppi dicono. Solo così, l’organismo, riuscirà ad attivare gli anticorpi, solo così c’è concreta speranza di guarigione.
Eppure, nel frattempo, il morbo dilaga producendo materiale tossico che contagia, creando una nebulosa mediatica sempre più difficile da respirare. Il rischio è quello della morte del paziente.
Ogni individuo ha la sua sensibilità. C’è chi può sopportare i danni per lunghi periodi senza subirne gli effetti, ma a lungo andare, chi è ancora vivo, sente l’ indispensabile necessità di elaborare strategie di resistenza.
Una di queste è certamente qualle della continua produzione di contenuto che, in qualunque modo, possa diluire l’odio, l’ignoranza, la grettezza, la stupida superficialità, che, in qualunque modo, possa identificarli, smascherarli rivelando che la vita è ancora viva nelle tante menti che ancora non hanno abdicato agli effetti della malattia.
In fondo, la continua produzione di contenuto, anche il più semplice, anche limitato ad un outing antirazzista, anche raccontato con i modi e i mezzi più ingenui (come dimenticare la vecchina che si espone con un cartello in favore dei migranti?), può sortire effetti imprevedibili, può infiltrarsi clamorosamente in mezzo allo srotolarsi bieco dell’odio.
Perché in fondo il loro re è sempre stato nudo, e i suoi adepti, se è possibile, ancora di più.

17 settembre 2017

REGOLANDOTI SULLE REGOLE

DSC00830.JPGRegolandoti sulle regole rinunci all’energia raggiante e recalcitrante che regge quel rimasuglio rocambolesco del testo, quel sesto senso sensuale che ti connette telepatico serafico alle mirabili dimensioni dell’Altrove.

Regolandoti sulle regole, sull’algoritmo sintattico che sforna prodotti editorial-seriali, che illude e allude e ammicca a quel successo in eccesso da canna del cesso, perdi il potere possente delle tue parole, tradisci le trame occulte del tuo mirabile arzigogolio che frizza e freme ricamando a destra, a sinistra, avanti, indietro, sopra, sotto, obliquo, storto, ritorto e contorto nella magica spirale sproporzionata, sproloquiante ma spassosamente autentica da mordere come doblone d’oro, da lanciare nel fragoroso vento della letteratura come un fresbee colorato e contento che vola verso l’orizzonte infinito.

Perché regolandoti sulle regole perdi la partita di una letteratura futura, accetti il compromesso e trasformi l’oro in lavoro.

12 settembre 2017

ULTIMO BIGLIETTINO

mystical-2069698_640Fu sin troppo facile innamorarmi di lei dopo aver letto questo bigliettino.
Me lo recapitò a mano su carta fatta a mano mentre ero al lavoro.
E che altro potevo fare?
Cominciai subito a scrivere il nostro

“MANIFESTO D’AMORE E D’ANARCHIA”
di Troglodita Tribe S.p.A.f.
(Società per Azioni Felici)

ULTIMO BIGLIETTINO

Amore amorevole amaranto era il lungo vestito che indossavo al grande raduno degli esseri spiritosi.
Tris, meravigliosa come non mai,  aveva prenotato una suite fra gli altocumuli a cinque stelle  proprio a cento passi esatti dalla luna. La si poteva tranquillamente raggiungere camminando fra i dedali di miti canti antichi concilianti l’armonia indispensabile, come il silenzio, per poter comunic(re)are contemporaneamente fra di noi.
Gli esseri spiritosi non si affidano alla democrazia, al voto, all’uguaglianza né all’unanimità per accordarsi e decidere, sono creazione e comunicazione in continua effervescenza. Ognuno è così singolarmente espanso da poter abbracciare teneramente il tutto.
Le nostre magie, poi, non sono altro che carezze, alle volte colorate e fracassone, altre volte sottili e invisibili per poter meglio scuotere o sfiorare anche il rovescio dei vostri corpi di esseri liberi.
Vi vogliamo incontrare per squarciare insieme quel pesante strato di lacca che l’ordine ha spruzzato su chi vuole vivere intensamente fuori dalle righe, senza sbarre, osando i colori dell’anarchia, staccando per sempre la prolunga delle dipendenze.
Siamo con voi, ci scambieremo energie audaci, idee coraggiose, gesta gentili, generosità temerarie.
Sorseggio un calice d’arcobaleno e gusto germogli spinosi intinti nel miele di Venere. Tris mi sorride. Applaudo al nostro ardire.
Presto ti ricoprirò di delicati baci.

Strega Spiritosa

23 agosto 2017

I LIBRI NELLA SPAZZATURA?

libri spazzatura.jpgI libri si buttano nella spazzatura.
Questa è una realtà inoppugnabile che in molti faticano ad accettare.
Il rispetto per i libri, per quanto incoraggiato, con ogni probabilità, non potrà mai arrivare ad esimerli dalla caratteristica fondamentale di tutto ciò che produciamo: il cassonetto.

Probabilmente, un tempo, buttare un libro era considerato una sorta di sacrilegio culturale anche da chi non ne aveva mai letto neppure uno, ma oggi, con la massiccia diffusione della carta stampata, il nostro rapporto con il libro è drasticamente cambiato.
A chi si è avventurato in una qualunque “isola ecologica” dove si riciclano gli scarti, infatti, non sarà certamente sfuggita, nel reparto della carta, l’immensa mole di libri presenti che spuntano inequivocabili e disordinati tra le tonnellate di quotidiani, cartoni, confezioni e riviste. E non si tratta ovviamente di libri distrutti o illeggibili perché nella spazzatura, ad aver pazienza e costanza, si trovano tutti i generi, tutte le edizioni, tutte le epoche dell’umana letteratura; anche se, incredibilmente, in questi contesti, non è permesso rovistare e prelevare liberamente.

I libri più buttati sono anche quelli più stampati.
E’ facile trovare grande abbondanza dei vecchi “rosa” della Harmony e, di certo, non mancano notevoli quantità di gialli che, a volte, si trovano in veri e propri stock. E’ facile imbattersi anche in numerosi libri di poesia autopubblicati che, stampati a spese dell’autore, nella maggioranza dei casi restano invenduti in cantina per qualche anno per poi essere buttati inesorabilmente nella spazzatura.

Ma ad esser maggiormente stampata e quindi buttata, come è facile intuire, non è soltanto la letteratura d’evasione o quella incautamente autoprodotta.
Uno dei libri che ho raccolto in maggiore quantità è, in realtà, uno straordinario capolavoro. Oramai ho perso il conto del numero di copie de “Il nome della rosa” di Umberto Eco che ho prelevato nelle più svariate situazioni, posizioni e ambientazioni.
Ed è davvero curiosa questa coincidenza che vede incontrarsi negli stessi luoghi del rifiuto collettivo i libri più eccelsi e quelli considerati inferiori, di serie b. Forse un segno della modernità, un’esortazione a superare finalmente le classificazioni troppo rigide in nome di una letteratura sempre più libera, orizzontale e aperta.

Tratto da “Sempre e solo libri usati” libello creativo autoprodotto da Troglodita Tribe

DSC04314

Un libello sui libri usati che parla di bookcrossing, di  bibliocabine, di microbiblioteche spontanee, di bookinistes, di ex libris, di stranezze ritrovate nei libri, di book-party, di  orecchie sulla pagina, di incantevoli librerie d’occasione, di collezionisti, di libri doppi e tripli, di applicazioni e siti che trattano i libri usati, di libri al metro e al chilo, di garage-book-sale, di maceri, delle mille complesse sfumature del profumo dei libri, di edizioni rare, di installazioni libresche… Ventotto voci in cui, quasi sempre, s’incontra un libro, si cita un libro, si ricorda un particolare e illuminante incontro con un libro. Perché sulla copertina di un libro non si deve bussare, ogni mano è la benvenuta per aprire, sfogliare, leggere, per correre col dito che segue il filo delle storie e delle culture di tutto il mondo.

Otto euro per chi lo vuole ora contattando lellatris@libero.it

 

18 Maggio 2017

Sempre e solo libri usati

DSC04314Se davvero potessimo leggere solo i libri nuovi il panorama sarebbe estremamente limitato, senza contare che il ventaglio delle possibilità sarebbe tristemente circoscritto e governato dalle famose leggi di mercato che manovrano sapientemente i gusti e le scelte.

E poi, se ci fossero solo i libri nuovi, se un libro avesse la terrificante caratteristica di non poter essere prestato, perso, abbandonato, rivenduto a metà prezzo, regalato dopo un primo famelico passaggio, se, in altre parole, la tecnologia pesante arrivasse ad inventare un libro che può esser letto una volta sola, o da una sola persona (e in questo libro scriviamo di libri, non di e-book), ebbene, in questo caso, la lettura sarebbe direttamente proporzionale alla ricchezza di ogni individuo. E questa, probabilmente, sarebbe da annoverare tra le disgrazie più grandi di una civiltà.

Fortunatamente non è così.
Se dovessi ricostruire l’archivio di tutti i libri che ho letto lungo il corso della vita, i libri nuovi non supererebbero la metà, forse neppure un quarto del totale.
Ho trovato libri in ogni luogo compresi i cassonetti della carta da riciclo, le panchine dei giardinetti, le cabine telefoniche, le sale d’attesa delle stazioni, i cinema, i treni, i tram e gli autobus.
Ho gustato così il fascino di leggere, non tanto ciò che desideravo, ma il libro che trovavo, quello che mi veniva incontro al momento giusto.

anarchiciIl più difficile è stato certamente “Storia degli anarchici italiani (da Bakunin a Malatesta)” di Piercarlo Masini, era proprio in fondo a un cassonetto e per quanto mi sporgessi non riuscivo ad arrivarci.

Lo vedevo cadere nelle fauci del macero e mi piangeva il cuore. Sempre a finir male questi anarchici, mi dicevo.
Sporgendomi sempre più e anche con l’aiuto di accessori improvvisati, riuscii, dopo diversi tentativi ad afferrarlo. Un po’ sporco e con la copertina ripiegata sembrava reduce da moti rivoluzionari, ma era bello arzillo e leggibile.
I libri, insieme ai vestiti, sono tra gli oggetti riutilizzabili più buttati.
Chi si lamenta del costo eccessivo dei libri, forse non sa che questi sono i frutti dell’albero delle parole. Puoi pagare qualcuno affinché li raccolga al tuo posto, oppure puoi arrangiarti da solo.

 

Tratto “SEMPRE E SOLO LIBRI USATI” il nostro libello creativo autoprodotto, cucito, timbrato, decostruito e manufatto in trenta esemplari sul mondo del libro usato.
Per ulteriori info http://libricreativipertutti.altervista.org/sempre-e-solo-libri-usati/

DSC04312

Older Posts »

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.