Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

21 agosto 2017

LA LIBRAFFA

DSC01106.JPGLa libraffa è un animale particolarmente intelligente ed evoluto.
Il suo corpo è costituito da un unico lungo collo di sessantasette libri che le permette di elevare il punto di osservazione sino a raggiungere le più alte vette della conoscenza e della saggezza.
Esistono, oramai, pochissimi esemplari di questo straordinario animale che ama stazionare sotto gli alberi masticando cultura sotto le intemperie.
Le pagine che costituiscono la libraffa, con il passare del tempo, si sciolgono, si amalgamano abbandonando la loro forma primitiva in un lento lavorio gioiosamente vitale. Le parole della libraffa, dunque, brulicano in perenne fermento incontrandosi, abbracciandosi, mescolandosi in una trionfale anarchia letteraria.

Alcuni osservatori non riescono ad accettare un’idea così esagerata di libertà, di libertario librarsi libresco e, di conseguenza, urlano allo scandalo, allo spreco, al sacrilegio.
Ma la libraffa, che è fatta di libri, li guarda dall’alto dei suoi contenuti e, sorridendo sorniona, gioca con le sue forme sinuose, abbaglia con i suoi colori calienti.  E’ lei stessa un libro che pochi riescono a leggere, uno di quei preziosi libri animati provenienti dalla mitica e lontanissima età dell’oro letterario.

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24 dicembre 2016

Vedette libere di una vita di strada

gatto-di-stradaL’autore di questo interessante monumento decisamente non convenzionale è un ex professore della Scuola d’Arte di Braunschweig, una delle personalità di spicco della scena artistica in Bassa Sassonia. La sua stele, una sorta di spirale gattesca, è un omaggio a tutti i gatti di strada e, non a caso, è stata posta in questa via : Kattreppeln, dove, a quanto si racconta, un tempo i gatti avevano la possibilità di bighellonare senza essere infastiditi da nessuno. I gatti, storicamente, sia in campo artistico che in campo religioso, ma anche in campo letterario e sociale, sono stati considerati magici, sensuali, affascinanti, ma anche demoniaci e, proprio per questa ragione, sono stati perseguitati e torturati. Oggi abitano tranquillamente le nostre case, spesso entrano ed escono indisturbati, ma altrettanto spesso vivono in strada riuscendosi ad adattare anche grazie alle gattare che li aiutano e li favoriscono rendendo possibile questo loro particolare nomadismo che colora le nostre città. Un monumento che sembra una vera e propria colonia felina, una stele che ritrae una decina di gatti liberi nelle loro movenze più classiche, che oramai sono parte del nostro immaginario, del nostro modo di vedere, concepire e comprendere i gatti: velocità, bellezza, agilità, scatto, aggressività, giocosità e mistero, fusa e quell’infilarsi ovunque, nascondersi ovunque. Sono rappresentati senza orpelli, né umanizzazioni di alcun genere, come, purtroppo, quasi sempre avviene nel cinema, nelle favole, nella letteratura che li riguardano; non rappresentano qualche virtù o qualche vizio umano, non sono simboli di nulla, se non di loro stessi. Sono gatti, e stanno tutti sulla cima di una colonna di pietra, proprio come piace a loro, a guardia di una via che potevano frequentare senza fastidi, vedette libere di una vita di strada, compagni felini di un’umanità sempre più metropolitana alla quale continuano inesorabilmente ad adattarsi con intelligenza, leggerezza e grazia. Chissà, forse non ce li meritiamo i gatti, forse non siamo mai riusciti a penetrare veramente il magico mistero che li caratterizza, a comprendere l’assurda bellezza del loro concerto di fusa. Ma il monumento è lì e, almeno un po’, riscatta la nostra umana incomprensione.

Tratto da “Musi di Pietra (Il posto degli animali nei monumenti)” autoprodotto da Troglodita Tribe
Un viaggio nel mondo dei monumenti che rappresentano gli animali e solo loro.

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