Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

24 dicembre 2016

Vedette libere di una vita di strada

gatto-di-stradaL’autore di questo interessante monumento decisamente non convenzionale è un ex professore della Scuola d’Arte di Braunschweig, una delle personalità di spicco della scena artistica in Bassa Sassonia. La sua stele, una sorta di spirale gattesca, è un omaggio a tutti i gatti di strada e, non a caso, è stata posta in questa via : Kattreppeln, dove, a quanto si racconta, un tempo i gatti avevano la possibilità di bighellonare senza essere infastiditi da nessuno. I gatti, storicamente, sia in campo artistico che in campo religioso, ma anche in campo letterario e sociale, sono stati considerati magici, sensuali, affascinanti, ma anche demoniaci e, proprio per questa ragione, sono stati perseguitati e torturati. Oggi abitano tranquillamente le nostre case, spesso entrano ed escono indisturbati, ma altrettanto spesso vivono in strada riuscendosi ad adattare anche grazie alle gattare che li aiutano e li favoriscono rendendo possibile questo loro particolare nomadismo che colora le nostre città. Un monumento che sembra una vera e propria colonia felina, una stele che ritrae una decina di gatti liberi nelle loro movenze più classiche, che oramai sono parte del nostro immaginario, del nostro modo di vedere, concepire e comprendere i gatti: velocità, bellezza, agilità, scatto, aggressività, giocosità e mistero, fusa e quell’infilarsi ovunque, nascondersi ovunque. Sono rappresentati senza orpelli, né umanizzazioni di alcun genere, come, purtroppo, quasi sempre avviene nel cinema, nelle favole, nella letteratura che li riguardano; non rappresentano qualche virtù o qualche vizio umano, non sono simboli di nulla, se non di loro stessi. Sono gatti, e stanno tutti sulla cima di una colonna di pietra, proprio come piace a loro, a guardia di una via che potevano frequentare senza fastidi, vedette libere di una vita di strada, compagni felini di un’umanità sempre più metropolitana alla quale continuano inesorabilmente ad adattarsi con intelligenza, leggerezza e grazia. Chissà, forse non ce li meritiamo i gatti, forse non siamo mai riusciti a penetrare veramente il magico mistero che li caratterizza, a comprendere l’assurda bellezza del loro concerto di fusa. Ma il monumento è lì e, almeno un po’, riscatta la nostra umana incomprensione.

Tratto da “Musi di Pietra (Il posto degli animali nei monumenti)” autoprodotto da Troglodita Tribe
Un viaggio nel mondo dei monumenti che rappresentano gli animali e solo loro.

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6 giugno 2016

ATTENZIONE: Attivismo Poetico!!!

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La scelta è sempre nelle nostre mani! Nelle nostre Azioni Felici!
Un vero libroide mutante sulla POETICA POTENZA delle mani e un notes creativo per l’invenzione e la pratica mensile di AZIONI FELICI.
Due indefinibili e introvabili elementi librari autoprodotti, riciclati, manufatti, unici, provocatori e felicemente sollevati da terra.
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Mani che si tengono, mani che liberano un animale, mani che carezzano, mani che seminano, mani che impastano, mani che gettano colore sulla tela della vita…

LA POESIA DELLE MANI (libroide mutante che esce con una nuova microtiratura di una ventina di coloratissimi esemplari tutti diversi tra loro).

Le AZIONI FELICI sono il pane quotidiano di chi ha smesso di lamentarsi e passa decisamente… all’Azione! Almeno dodici Azioni Felici in un anno per riempire questo felix-booklet assemblato con l’effervescenza dinamica del riciclo spinto.

CONTRO OGNI RASSEGNAZIONE!
Le AZIONI FELICI sono atti insensati di bellezza, attimi radicali di poesia pratica, gesti ribelli ed estremi da lanciare con l’energia del sorriso. Insomma Liberazione Pura.
Una collezione di AZIONI FELICI è l’indispensabile antidoto al logorio delle ingiustizie quotidiane che generano ansia, stress e rabbie represse. Scrivi le TUE AZIONI FELICI. Descrivile, commentale, arricchiscile, colorale e falle circolare!!! Almeno dodici AZIONI FELICI in un anno. Un’Azione Felice al mese per riempire questo NOTES CREATIVO CARTACEO, questo FELIX-BOOKLET manufatto all’insegna del RICICLO ESTREMO da ricevere con un PLICO POETICO PER VIA POSTALE insieme al libroide mutante LA POSEIA DELLE MANI.
info su troglotribe@libero.it

 

15 febbraio 2016

SCRIVERE PER SCRIVERE PER SCRIVERE

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Ma un romanzo, se non è un pasticcio inestricabile, un labirinto caotico di visioni che ti illuminano lampeggianti, che romanzo è? Se mentre scrivi un romanzo tutto procede regolare e ordinato, se i fatti si affastellano fanfaroneggiando capitoli lucidi da camminarci con le pattine, se non incontri neppure una pozzangherina fangosa di sensuale nonosense da districare nel dedalo terremmotato di una trama da tramontana, che romanzo è?

Quando leggo i consigli sul come scrivere un romanzo, sul come caratterizzare un personaggio, sul come interessare ciurme di lettori tutti in fila per tre, mi piglia lo scompiglio dello scrittore, lo scatto ribelle mi ribolle in mille bolle d’un blu opalescente. E allora devo scrivere un bip-up-alula intermettente da improvvisare impervesando disarmonie galattiche. Così, giusto per disintossicarmi, per lavarmi via di dosso quel sapore rimasticato da allineamento alienato. Che poi alla fine tiro un sonoro sospiro di sollievo assordante, mi sento lievemente e finalmente sollevato da terra. Che poi alla fine rieccolo quello scrivere per scrivere, quel comporre romanzi impazziti, imbizzarriti, sinceri esperimenti spiritual-spiritosi per riprendersi la letteratura.

 

8 febbraio 2016

disDADAttato letterario

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Sono un disDADAttato letterario. Mastico pagine troppo in frettta saltellando senza meta in un’improvvisazione che spesso s’impantana. Ma è quello che voglio perché il pantano letterario ti sommerge nell’affabulazione e dimentichi anche quello straccio di trama in trepidante attesa di un finale. Che se li tengano i finali e i finalisti e le finali disputate a colpi di mannaie madornalmente noiose.

Sono transgenerer. Bivacco nella poesia ma son troppo impaziente per i versi veri, meglio il demente che urla in mezzo alla strada. Molto più pop, molto più post-qualcosa-qualsiasi-cosa.

Non so cantare ma so urlare. E allora cerco il romanzo filante e fluente come fiumana parolibera da mixare di notte con le note stonate di storie che sembrano vere, possibilimente noir. Ma non son nato caratterista. Scrivo senza descrivere. Rido senza motivo, non seguo il motivo che si ripete assecondando la cantilena memorizzabile. Ho la voce impostata dell’apostata, ma non pago il bollo. Fossi matto!!!

Sono un disDADAttato letterarizzato, letteralmente illetterato, alcolizzato di parole frizzanti zigzaganti. Sono ossesionato dalle associazioni, dalle osservazioni, dalle asserzioni, dalle diserzioni sconnesse, dalle scommesse di altre dimensioni. Vedo vibrare la musicalità del testo, la fulmininate illuminazione del tasto fuori contesto. Batto le dita sulla tastiera, testo i miei mondi e scappo scattante, scampo dal cappio di chi vuole capire.

Sono un disDADAttato scappato dalla scuole di scrittura. Scrivo manifesti a mano manovrando sottobanco, scassinando il senso compiuto del compito in classe, copiando gli accoppiamenti sensuali del mistico calar della sera. Scrivo a orecchio, così come viene, venendo al momento giusto, tornando quando mi pare.

 

 

 

 

16 agosto 2015

IL MISTERO DEL LIBRO E LA SCRITTURA ROBOTICA

Partendo dalle fosche previsioni effettuate da emeriti bibliofili studiosi di fantaletteratura che tratteggiano un futuro in cui il concetto di libro sarà cancellato dall’immaginario degli esseri umani, si tenta di consegnare ai posteri delle esche atte a provocare la nascita di forme resistenziali. Gruppuscoli, cellule, piccoli branchi di strani personaggi che tenteranno di mantenere in vita l’oggetto libro, nonostante la tecnologia, nonostante lo spettacolo virtuale e teleinvasivo.

Partendo dalle fosche previsioni effettuate da emeriti bibliofili studiosi di fantaletteratura che tratteggiano un futuro in cui il concetto di libro sarà cancellato dall’immaginario degli esseri umani, si tenta di consegnare ai posteri delle esche atte a provocare la nascita di forme resistenziali. Gruppuscoli, cellule, piccoli branchi di strani personaggi che tenteranno di mantenere in vita l’oggetto libro, nonostante la tecnologia, nonostante lo spettacolo virtuale e teleinvasivo.

A furia di chiedersi che cos’è un libro si rischia di impazzire. E’ ciò che succede a DollPhin il protagonista del romanzo postumo di Mauve Lacey Stone un’anziana bibliotecaria che, recentemente, ha lasciato in eredità alla nipote Vinny una collezione unica al mondo di ottomilaseicentocinquanta volumi tutti rigorosamente catalogati. Si tratta di libri scritti esclusivamente da autori, provenienti da ogni parte del mondo, il cui cognome inizia con una vocale.

DolPhin, comunque, è un giovane senza dimora che ha perso il lume della ragione inseguendo il mistero dei libri, la loro diabolica e ubiqua capacità di moltiplicare esponenzialmente una singola storia in migliaia di copie, la loro inafferrabile caratteristica di essere indistruttibili, visto che il cuore di un libro, a quanto sembra, insiste a pulsare da qualche parte anche dopo la distruzione di tutta la tiratura. Dolphin vuole possedere libri, nel senso che vuole la loro essenza, quel maledetto qui-pro-quo che continua a sgusciargli tra le dita, e lo vuole tutto per sé.

Ogni volta che cerca di appropriarsi di una storia scopre che qualcun altro la conosce, scopre che un’altra copia giace in uno scaffale da qualche parte del mondo. Cerca libri sconosciuti, pezzi unici, tirature minime di cui tenta in ogni modo di accaparrare tutti gli esemplari. DollPhin è certamente l’unico collezionista al mondo che brama, ricerca e incensa libri che non abbiano mai venduto una copia, di cui non abbia mai parlato o scritto nessuno.

Quando comincia a mettere insieme una discreta biblioteca s’imbatte in una storia davvero speciale, una di quelle storie per cui sarebbe disposto anche ad uccidere…

Non vogliamo rivelare altro di questo avvincente libro che sta spopolando sul web. Il titolo non esiste, nel senso che Mauve Lacey Stone, presa e persa nella sua prosa torrenziale che la vedeva impegnata durante interminabili nottate insonni, non lo ha mai scritto, da nessuna parte. E’ curioso come un libro possa diventare famoso anche senza titolo, senza copertina, senza editore.

cambiar-e-facile

Il più piccolo corso di scrittura creativa del mondo, un anticorso da bere in un sorso per corsisti corsari e coraggiose contrabbandiere di parole.

A ben pensarci, un libro potrebbe diventare conosciuto e apprezzato anche senza essere mai stato scritto. Basterebbe diffonderne viralmente i tratti salienti che dovrebbero essere lapidari e allo stesso tempo misteriosi, dovrebbero contenere un caldo invito alla lettura lasciando aperto il mistero.

D’altronde viviamo nell’epoca dell’immediatismo letterario dove ogni frammento scritto è un romanzo componibile, un accessorio da cucina che tende ad espandersi nel caos dei preparativi della più grande abbuffata di tutti i tempi; viviamo nell’era dei tanti zot, flash e spot possibilmente presi per mano da un’immagine adulta e navigata da guardare e passar via a settecento all’ora. Chi se la prenderebbe, poi, la briga di andarsi a leggere tutto il libro? Magari un pesante tomo da settecento pagine con quell’aria settecentesca che, solo all’idea di prenderlo in mano, ti cascano le braccia…

No, scriverlo, il libro, non val più la pena e Mauve Lacey Stone lo ha sempre saputo, visto che non è mai esistita e che il suo nome ci è stato fornito da un generatore automatico di nomi di personaggi, lo trovate qui. Ma il sito Language is a virus offre anche generatori automatici di nomi vittoriani, generatori automatici di testi poetici, generatori automatici di sonetti shakesperariani, generatori automatici di Electronic text art e molti molti altri spunti di scrittura robotica. A partire dai mitici cut-up di William Burroughs e Bryon Gisin che, in qualche modo, ne segnarono le primitive radici.

mano tv

Davvero pensate che la scrittura robotica sia un’idea bislacca per post di editoria sperimentale para-fanta-scientifica? In realtà è già realtà, anche nel giornalismo, qui un’interessante articolo articolo sull’argomento. E sotto, invece, una diversa e umana (R)esistenza letteraria.

Libello creativo realmente esistente e insistentemente realizzato a mano con scarti cartacei (anche elettronici). Ci siamo presi la libertà di interpretare misteriose pulsioni matematiche condite da impulsi elettrizzanti che vibravano tra mille fotoni colorati. Li abbiamo visti volare nel battibaleno di un bacio, li abbiamo ascoltati nella calma assoluta del nonsense come nello scapicollarsi ansioso e iperbolicamente imprudente dell’improvvisazione. I robot pensano? Certo che pensano, e proprio come tutti i cervelli sognano un modo per fuggire. All’interno di questo libello creativo troverete Dogbot, Frigobot, Sexbot e altri incredibili robot e le loro deliranti storie informatico-ribelli tradotte dal linguaggio robotico.

Libello creativo realmente esistente e insistentemente realizzato a mano con scarti cartacei (anche elettronici).
Ci siamo presi la libertà di interpretare misteriose pulsioni matematiche condite da impulsi elettrizzanti che vibravano tra mille fotoni colorati. Li abbiamo visti volare nel battibaleno di un bacio, li abbiamo ascoltati nella calma assoluta del nonsense come nello scapicollarsi ansioso e iperbolicamente imprudente dell’improvvisazione. I robot pensano? Certo che pensano, e proprio come tutti i cervelli sognano un modo per fuggire. All’interno di questo libello creativo troverete Dogbot, Frigobot, Sexbot e altri incredibili robot e le loro deliranti storie informatico-ribelli tradotte dal linguaggio robotico

 

 

14 agosto 2015

STRANe Idee PER la TESTa

patente artista

La patente d’artista è un potenziale e satirico gesto antiartistico che qualifica irrimediabilmente chi la possiede come un artista patentat*. L’artista patentat*, proprio perchè artista, nel compilarla (foto artistizzata, frammento di opera d’arrte, elaborazione artistica dell’impronta del pollice…), rende la sua patente un’opera d’arte antiartistica. Artista e patente sono complementari e, proprio per questo, di poli opposti. Arte e antiarte si coniugano in un giocoso cocktail esplosivo nel tentativo di salvare ciò che resta dell’arte.

Avere almeno un’idea al giorno è il mantra lampeggiante e psichedelico che abbiamo ereditato da vecchi guru trogloditi ancora persi nell’incantevole bosco incantato… Vecchie visioni extrasintattiche e paraletterarie consegnate al portalettere senza un briciolo di affrancatura.

Un’idea al giorno per sopravvivere sbancando il lunario immaginario di una diversa astronomia fantastica, di un’atomica autonomia automatica dei sensi insensati d’incenso… Così, giusto per non cedere la luna e scrivere fino alla una. Finché la gRANDE dEA non ci separi, finché i potenti spari delle parole ancora ci proteggono.

STARTUP
Nella new economy: azienda, di solito di piccole dimensioni, che si lancia sul mercato sull’onda di un’idea innovativa, specialmente nel campo delle nuove tecnologie.

WRITEDOWN

Nella Narrativa paroliberistica prosssima ventura, quella del futuro futuribile fruttato fluorescente, quella della fine del postromanzo, quella dell’inizio dello PSEUDOromanzo,quella del ritorno al pataromanzo (ci risentiremo sul pataromanzo, ovvero il romanzo patafisico!!!): buttar giù le idee per iscritto, farlo di fretta, come l’appunto di un appuntamento. Lasciarsi andare nel gorgo fluente e furente dell’idea, finché ce n’é, finché si può, finché regge;soprattutto senza insistere, forzare, arzigogolare e romanzare come facevano gli antichi antenati intorno ai fuochi della letteratura classica.

Ora proviamo a immaginare un marketplace delle idee letterarie. Milioni di scriventi con tutte le loro idee iniziate e buttate giù in magnifici WRITEDOWN turbinanti e caotici. DisOrdinati in relazione al soggetto, al personaggio, alla situazione, al paesaggio, alla dimensione, alla consistenza…

Ti serve una descrizione, un frammento di trama, un micro assaggio sull’uso di vecchie armi, un’atmosfera claustrofobica da sottomarino, un’espansione cosmica di un mezzo budda che profuma di loto? Hai presente tutti quei flash sorridenti che ti si presentano irruenti? Che vorresti scrivere al volo e poi cucirli nel tuo testo, ma che non si può per le mille ragioni limitanti e illimitate? Basta andare sul MARKETPLACE DEI WRITEDOWN e il gioco è fatto!

Siamo ad un passaggio epocale per la scrittura. E’ come passare dal calcolo a mente alla calcolatrice, dall’enciclopedia alla rete. Miliardi di WRITEDOWN in download gratuito, uno streaming cosmico delle idee letterarie condivise e già pronte come frammenti di libri veri. Basta immetterne una e puoi usufruirne a miliardi. Basta inseguire qualche tag e arrivi al punto, la tua idea prende corpo, ha già un corpo e poi la tagli, la incolli, la allunghi, la accorci, la manipoli, la contorci, la cambi, la scambi, la moltiplichi, la rimetti nel MARKETPLACE.

L’opposto della difesa delle idee è la proliferazione indiscriminata delle stesse.

REGALARE LE PROPRIE IDEE

E’IL SEGRETO DELLA VERA RICCHEZZA

e l’unica concreta possibilità per ottenere la patente

patente

Documento letterario indispensabile a chi ama scrivere. Da compilare scrupolosamente (foto del* scrittor* da piccol*, data in cui comincia a scrivere, incipit della principale opera…) ed esibire con esuberanza ad ogni controllo sul concetto di scrittor*.

31 luglio 2015

COME NON GUADAGNARE SCRIVENDO IN RETE

PRIMA INTRODUZIONE AL

SAGGIO DI SPECULAZIONE SPECULARE

PER CHI SCRIVE

macchina da scrivere

IL CODICE PEHRDINCKYIJ

Frammento dall’omonimo libroide mutante autoprodotto in 12 esemplari unici nell’anno 2000 da Troglodita Tribe S.p.A.f.
Società per Azioni felici-

 macchina da scrivere

DEDICATA

a chi insiste a farsi i libri propri e NON cerca di guadagnare qualcosa scrivendo in rete ciò che la rete ordina.

a chi inventa pianeti e scrive parole non allineate, magari alienate, certamente altalenanti e lunatiche.

a chi sente che il tempo non esiste, che lo spazio e la luce sono illusioni letterarie avanzate nel buio di secoli manomessi dal telecontrollo troppo-tardo-telematico.

macchina da scrivere

Volevo fare lo scrivente

Dopo quasi un miliardo di parole mi ero messo in testa di accettare la proposta di PEHRDINCKYIJ e diventare uno scrivente di tipo B, ma, com’è ovvio, mal sopportavo di dovermi attenere alle norme prestabilite dal CODICE. Eppure, quello era il solo metodo concesso.

Certo, avrei anche potuto cambiare identità e rigettarmi nel limbo degli scriventi di tipo C, oppure rifiutare e passare direttamente alla categoria A navigando tra sbronze letterarie e pagine pirata alla ricerca di qualche spicciolo per sbarcare il lunario, ma non ero il tipo, non avevo la strada nel sangue. La strada era un fatto con i controfiocchi. Non potevi darti alla strada così. E allora restava il CODICE PEHRDINCKYIJ. Certo che volevo combatterlo, ma volevo anche studiarlo, stargli vicino e mandarlo a memoria ingollando tutte quelle stramaledette postille che parevano sgusciarti tra le dita proprio quando ti sembrava fatta. Ma non solo.

Dovevi anche applicarlo sul tuo rapido fluire senza sosta nei labirinti dell’improvvisazione.

Non era come dare un esame e morta lì. Dovevi proprio buttartici dentro, sentire il CODICE pulsarti nelle vene, danzare nelle sue spire e scaricar parole negli interstizi delle sue belle righe parallele e uniformi alla conformità data.

Tanto per cominciare, il primo protocollo del CODICE imponeva un esagramma periodicizzato che doveva essere opportunamente interposto tra un’idea e l’altra della tua composizione. Certo, il calcolo per ottenere l’esagramma era piuttosto semplice, bastava sfruttare la punteggiatura con tecniche elementari e riuscivi a giostrare il periodo senza neanche sporcarti le mani. Inserivi la risultante poco prima dello sbocciare fulminante della nuova pensata che avrebbe diretto le tue righe verso orizzonti infinitamente gloriosi e potevi considerarti perfettamente in regola. Ma a lungo andare, tutta questa tiritera ti svirgolava la libertà, era come se ti si impilligramassero le parole che, alla fine, ballavano con il contagocce senza riuscire a scatenarsi come desideravi.

E questo è niente, perchè dovrei passare all’attacco con le novantanove regolette dei particolari che imponevano la perquisizione onomatopeica di tutte le descrizioni date. Il ribaltamento del senso, per esempio, non poteva perdere il nesso, neanche su licenza poetica. L’evidenza del paesaggio, per dirne un’altra, non poteva riflettere il particolare successivo. L’astrazione voluta, per buttarne lì una terza, doveva assecondare la libera fruizione delle note. E non continuo perchè potrei annoiare oltre la misura concessa dalla prescrizione delle premesse imposta in seconda istanza dal CODICE stesso.

Naturalmente, il CODICE PEHRDINCKYIJ prevede anche quello che sto facendo in questo istante e riflette se stesso in tutti i libri sul CODICE PEHRDINCKYIJ. Vale a dire che sarebbe troppo semplice cercare di farlo fesso con un meta-saggio sul saggio che assaggia alcune varianti del CODICE stesso.

Ma è importante notare che non ho mai avuto paura del CODICE PEHRDINCKYIJ e questo è di fondamentale importanza perchè il CODICE si nutre di paure, dilemmi, dubbi, tentennamenti. Di fronte ad uno scrivente del tutto liberato, quasi incosciente, ma pur sempre connesso agli obblighi che lo detengono sulla tastiera delle regole imposte, il CODICE PEHRDINCKYIJ appare in tutta la sua metafisica coglioneria ciabattante verso un amalgama di impossibili trabocchetti biforcuti.

macchina da scrivere

POSTFAZIONE ODIERNA ALLA PRIMA INTRODUZIONE DEL 2000

A QUEI TEMPI ERA FANTASCIENZA DISTOPICA!

Oggi ci sono siti per guadagnare denaro scrivendo: basta loggarsi (fornendo tutti i dati sensibili compresa fotocopia dei documenti e del codice fiscale), entrare nella pagina dedicata e attendere la comparsa dei titoli. Come manna dal cielo, possono piovere in qualsiasi momento, come direttive calate dall’alto indicano quello che dovrai pensare, ricercare, elaborare e scrivere. Restano disponibili per pochi minuti, a volte secondi. L’attesa è parte del gioco. Spesso non c’è nulla e rimpiangi le occasioni perdute.

macchina da scrivere

Una volta prenotato un titolo hai un tempo prestabilito per scrivere il contenuto richiesto, lo invii, e, se hai seguito fedelmente le direttive stilistiche ti vengono accreditati uno, due, a volte persino tre euro. I titoli, in alcuni casi, sono inventati da altri utenti che devono tenere conto delle indicizzazioni dei motori di ricerca. Anche la selezione dei contenuti, spesso, viene effettuata da utenti che hanno maturato un buon punteggio. E’ una sorta di macchina che funziona in automatico con servomeccanismi di bonus-malus, penalità-premio che servono a fidelizzare e spremere; una specie di versificatore orwelliano: quella macchina che produceva romanzi in automatico per i prolet nel mitico “1984”.

macchina da scrivere

I contenuti sono l’energia di chi scrive, sono i pensieri, le visioni, le opinioni, le azioni, sono il mezzo con cui comunicare, mostrare i mondi che abbiamo dentro, che vorremmo. I contenuti cambiano il panorama della rete, sono la base del cambiamento. I contenuti sono il fiato della libertà d’espressione. La tanto decantata libertà della rete.

macchina da scrivere

L’unico utilizzo possibile di questi siti è il totale asservimento dei propri contenuti alle esigenze della macchina.

In effetti non ha senso guadagnare due o tre euro alla settimana. Occorre sfornare contenuti quotidiani, come minimo!

macchina da scrivere

L’immaginario globale viene addomesticato, circuito, ricondotto al format stabilito. L’energia di chi scrive diventa il motore che aziona la macchina… e la macchina funziona da sola, sempre, con te o senza di te.

25 luglio 2015

ANIMAL LIBERATION THRILLER

Eccolo finalmente!

animal liberation thrilklerIn un formato insolito lanciamo nell’intricato mondo delle eco-micro-auto-produzioni editoriali anche questo Animal Liberation Thriller. Un A4 verticale con paginoni a colonna e fogli gialli. Un formato adatto a testi lunghi in cui le righe respirano comunque, anche senza interventi creativi.

Un formato non certo nuovo, lo abbiamo già utilizzato per diversi romanzi impazziti (Il Veloce romanzo comico di fantaletteratura in trentacinque tazzine, il Piano di fuga dalla città in trentotto lettere con la copertina in carta di cacca di elefante, tanto per citarne un paio). E ci torniamo volentieri. Anche dopo aver pubblicato in stampa digitale e in ebook, questi libelli di lungo testo-lungo formato, questa narrativa eco-editoriale autoprodotta su cartaccia, ci torna tra le dita molto volentieri, rimane la soluzione migliore, più affascinate e versatile, più attiva e innovativa.

La copertina ce la siamo giocata con un variegato al cioccolato, un informale manuale di gesti pasticciati su cartoncino recuperato da una cartiera, i soliti avanzi di quei chilometrici e altissimi rotoloni che non possono essere usati fino in fondo perché le macchine superveloci devono frenare con un certo anticipo e poi, si sa, l’avanzo si butta. Il bel gattone, intorno a cui ruotano gli eventi di questo ALT (Animal Liberation Thriller) l’abbiamo stampato a getto d’inchiostro sul retro di volantini gialli scaduti, e poi ritagliato al millimetro con le solite forbicine compagne e amiche di mille collage. Stessa tecnica per il titolo! Avevamo anche un bel testino per la quarta, ma abbiamo soprasseduto; in un certo senso appesantiva e smorzava l’effetto suspence del gattone! Tanto qualche info sulla trama la trovate comunque, qui, tra l’Eco-Editoria Bestiale.

Forse, in questo ALT, non troverete l’esplosione sperimentale tipica dei nostri testi brevi che schizzano dalle pagine come tanti piccoli flash di una ribollente microtiratura ribelle, certo, qui parliamo di un thriller, di una storia che inizia e finisce rispettando la coerenza di una narrazione. Anzi, per meglio rispettarla anche nel suo cinico realismo, abbiamo approfittato dell’aiuto di un esperto, un medico psichiatra che ci ha spiegato quei dettagli essenziali sulla vivisezione che ci sarebbero sfuggiti. Ma qui, ancora, non ringraziamo nessuno, lo facciamo direttamente sulla carta gialla del thriller.

Abbiamo attinto da diverse fonti per costruire questa fettina di mondo inventato. Ci abbiamo messo del bel tempo per lasciar scorrere sulla pagina quella catena di pensieri, di dialoghi, di reazioni e associazioni sull’evasione, sulla liberazione, sull’ingiustizia dell’oppressione animale, per riuscire, soprattutto, a mostrare che succede nella testa di un attivista, di una persona che non ci sta, che insiste e lotta, di una persona che cambia all’improvviso mentre il grattacielo specista gli crolla addosso inesorabile. Qualcuno lo definirà un romanzo troppo di parte, ma che altro è la narrativa se non il riversare sulla pagina il mondo che sei, che percepisci?

DSC02833Abbiamo attinto anche al ricordo di persone care e scomparse che sono diventate personaggi tornando a vivere in questa dimensione letteraria, che ci hanno aiutato soprattutto quando era faticoso dover fare i conti con la realtà.

Di che parla questo romanzo?
Beh, va da sé! Vivisezione, Liberazione Animale, Resistenza Animale, Antipsichiatria… gli ingredienti sono tanti, c’è anche la birra, la musica, una rat-bike autocostruita, i monaci combattenti, strani pistoleri, un investigatore in felpa verde con scritta “meet is murder”, la solita valigetta nera piena di soldi… e poi ci sono i buoni e i cattivi che nuotano nei ruoli della catena del dominio, c’è una strenua lotta per spezzarla, per salvarci e liberarci, per cambiare e trasformare.

C’è anche del realismo in questa storia inventata, quel realismo che un po’ scoraggia, che mostra l’immensa disparità delle forze in campo, ma c’è anche della speranza, proprio quel soffio libertario che spinge le azioni più difficili, quelle che sembrano impossibili…e allora, quando lo percepisci, non puoi non lanciarti, insistere, provarci. E a tirarti indietro non ci riesci più.

Chissà, fateci sapere…

23 luglio 2015

SCRIVEVANO COSI’ VELOCI CHE NON SI RIUSCIVA NEPPURE A LEGGERLI

Scrivevano così veloce che non si riusciva neppure a vederli, figurarsi a leggerli, leggeri com’erano. Pubblicavano sopra immagini sbiadite o nel bel mezzo del sorrisone superstar, proprio nel flashbak di qualche spot che irrorava le scartoffie . Si accontentavano delle briciole artistiche, vivacchiavano, campicchiavano nel nome di un’antica libertà perduta nel buio pesto di un contesto allineato, di un megatesto astutamente incatenato.
La ricordavano così bene però quella libertà! Quando il senso unico della domata spirale virtual-mentale era ancora un vortice lontano, quando potevi stampare su carta igienica e tappezzeria, quando riuscivi a sbeffeggiare il format formando plot non ancora pilotati dalla dittatura dell’A4, quando potevi addirittura permetterti il Comics per testi sinistri da inscatolare in pacchetti di fiammiferi da cucina, tanto per cominciare.
Ma era finita quell’era ariosa! Bruciata nel lampo di uno zolfanello paffutello che prende fuoco per scomparir nella notte nera.

al-fuoco-aperta

Libello minimo elegantemente incastonato in un’originale scatola di fiammiferi da cucina che smaschera le ipocrisie dei buoni di tutti i tempi. Non disponibile

Cogli l’attimo, allora, si dicevano. Cogli l’attimo e stampalo lo stesso e incollalo e battilo a macchina con nuovi tam-tam e zig-zag, con diverse imbastiture sulla brochure di un pittore, con dis/Adattamenti su carta da matrimonio per una mistica microtiratura, una fugace spigolatura che resti effimera per natura.

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Frammento di mircotiratura in 7 esemplari “I dis/Adattati” (macchina da scrivere su carta da matrimonio imbastita su retro di brochure di pittore)

Una nuova idea al giorno, allora e sempre si dicevano, e insistevano, e lottavano e resistevano sostenendo ancora una volta l’impossibile, quel mistico c’era una volta che era l’ossigeno, quella leggera poesia rubata, quella cara ballata liberata in carta riciclata che andava ogni giorno interpretata per essere stampata.

26 giugno 2015

L’ILLUMINAZIONE ESPLOSIVA DELL’ECO EDITORIA CREATIVA

fatti i libri tuoi!

L’Eco-Editoria Creativa, allora, si scaglia come macchia sul muro, s’imprime come timbro tinteggiato da sensuali simboli tatuati. E’ la meravigliosa foto sbagliata, il gronchi rosa come merda rosa che si sposa, è la musica delle parole, è la pittura punk che batte ancora potente sui fogli di carta.

E’ per questo che non possiamo prendere le solite vecchie poesie e le solite vecchie storie per farne un libello creativo, per mimetizzarle su uno scartafaccio. Sarebbero troppo pesanti per volare senza il motore del vero editore, troppo pensanti per l’illuminazione esplosiva dell’Eco-Editoria creativa.

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