Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

5 febbraio 2017

ALLEGRISSIMA TOTEMINA METROPOLITANA

Filed under: comunicare, Creatività — Tag:, , , , , , , , , , , — Fabio Santa Maria @ 8:59 PM

totemia.jpgLa totemina metropolitana s’era piazzata proprio all’incrocio tra due grosse arterie particolarmente trafficate, proprio in mezzo ad una circonvoluzione di circonvallazioni con contorno di complessi geroglifici di rotaie che complicavano la vita anche ai sistemi più avanzati di scambi automatizzati.

Mandava messaggi mirabolanti agli automobilisti incazzati trasmettendo strane ondate di letteratura tranviaria che dardeggiavano senza paura anche i più incalliti realisti incazzati strombazzanti e  perforanti i timpani del circostante inquinato e mefitico.

Si chiamava Salamanca Salti Sempreverdi ed era stata ingaggiata dall’alto dei Regni Immaginari, là dove il potere della parola scritta in libertà spodestava l’abulia contraffatta e strafatta del grigiore metropolitano e del noioso scriverebbene nostrano.

Il suo gioco era semplicissimo.
Doveva solo puntare gli occhioni giallo-fosforescenti contro un qualsiasi autista che correva al lavoro senza speranza di salvezza, e, subito dopo, questo veniva preso da piacevoli attacchi di fantasticaggini che gli piovevano a gocce sul parabrezza dell’automobile. All’inizio non se ne accorgeva neanche, assuefatto ad ogni ordine di stupore pubblicitario pensava trattarsi della solita pioggerellina caotica che s’infiltra nell’infosfera mediatica al solo scopo di fotterti e fonderti ai modelli imperanti e commercialmente corretti.

Il fortunato di turno, quindi, fra l’assonnato e l’annoiato, azionava il tergicristallo creando un amalgama indistinto di visioni multicolori in cui riconosceva i suoi stessi desideri proiettati voracemente alla velocità della luce. Si trattava proprio di un attimo, eppure la visione era perfetta, garantita in technicolor a trenta milioni di colori per ogni miliardesimo di millimetro quadrato. Ma quelle erano visioni autentiche, vere psichedelie con luccicanze da dimensioni ultragalattiche, fantasismi funanbolici che rasentavano il fanatismo fantastico , altro che  la solita minestra pubblicitaria che penetrava imperterrita come pulviscolo puzzolente su ogni punta di speranza, quella era roba farcita nel per-sempre di un adesso straordinario che si poteva godere alla grande anche su un mezzo ordinario urbano.

A quel punto, pure il più stressato dei seriosi in carriera, pure la più rassegnata al grigiore contraffatto di fatti fetenti che fallivano feroci, non poteva fare a meno di riconoscere che una manciatina di autentico splendore libertario gli stava piovendo  fresca fresca dal cielo. Non poteva fare a meno, quindi, di parcheggiare l’automobile e attaccarsi al primo tram che sopraggiungeva sferragliante e simpatico.  Non poteva fare a meno, a quel punto, di seguire un caotico circuito di coincidenze demenzialmente corrette, di idee devianti dal comune senso della percezione regolare e irregimentata, di visioni in mondovisione interconnesse all’antenna cosmica di un milione di altri mondi in piazza. Tutto l’insieme, che sfolgorava repentino ad ogni fermata, permetteva di assaporare una città completamente diversa.

Molti di questi personaggi, che toccati dall’allegrissima totemina metropolitana divenivano un po’ tocchi da splendidi e vivaci punti di vista, allora, si mettevano a scrivere abbandonando le loro parole sul tram in modo che chiunque potesse coglierle come fiori temerari che spaccavano l’asfalto sorridenti.

Salamanca Salti Sempreverdi si divertiva un sacco. Si godeva lo spettacolo post-spot-tacolare spaparanzata nel suo pop hip-hop di colori sprayati e di parole sputate a colori. Con il suo turbante piumato pareva una reginetta settebellezze uscita dall’oasi di un deserto caldo e catarifrangente di miraggi mirabolanti e meravigliosamente sinceri. E quel gioco, poi, la faceva sentire bene. Cambiare il distinto destino di omaccioni incravattati e di donne infelicemente compunte che correvano ogni giorno più spente, farlo con la semplice proiezione dei loro stessi desideri, era come lanciare torte in faccia ai pasticceri, meglio di così!

E poi il circuito tranviario si riempiva di nuovi visionari, di originali sognatrici, di colorati tipacci che infarcivano il circostante di cataclismi cantati come cartoline illustrate nel magma postale. E tutto grazie a quella metamorfosi che si andava metafisicamente e psicogeograficamente diffondendo e fondendo nel paesaggio urbano.

Nuove letterature letteralmente e letterariamente lente levitavano come torte farcite di orizzonti infiniti, decrescevano bislacche come idee contorte ma felicemente attuabili nell’attualità urbana.

E il bello era che nessuno pretendeva di diventare famoso con tutta quella magnificenza abbondante di parole libere e selvagge che surfavano l’onda anomala tranviaria. Quella letteratura era di tutti e di tutte. Viaggiava e vagava generosa e abbondante alla facciaccia lessa e babbiona di una crisi che crepitava rincretinendo ogni speranza di condivisione, ogni idea di mutuo appoggio, ogni sintomo di complicità in direzione delle nuove felicità orizzontali.

Diventare famosi era un vecchio concetto arenato nel nulla. E proprio quel nulla prendeva le forme più libere e belle di tutti i tempi

14 agosto 2015

STRANe Idee PER la TESTa

patente artista

La patente d’artista è un potenziale e satirico gesto antiartistico che qualifica irrimediabilmente chi la possiede come un artista patentat*. L’artista patentat*, proprio perchè artista, nel compilarla (foto artistizzata, frammento di opera d’arrte, elaborazione artistica dell’impronta del pollice…), rende la sua patente un’opera d’arte antiartistica. Artista e patente sono complementari e, proprio per questo, di poli opposti. Arte e antiarte si coniugano in un giocoso cocktail esplosivo nel tentativo di salvare ciò che resta dell’arte.

Avere almeno un’idea al giorno è il mantra lampeggiante e psichedelico che abbiamo ereditato da vecchi guru trogloditi ancora persi nell’incantevole bosco incantato… Vecchie visioni extrasintattiche e paraletterarie consegnate al portalettere senza un briciolo di affrancatura.

Un’idea al giorno per sopravvivere sbancando il lunario immaginario di una diversa astronomia fantastica, di un’atomica autonomia automatica dei sensi insensati d’incenso… Così, giusto per non cedere la luna e scrivere fino alla una. Finché la gRANDE dEA non ci separi, finché i potenti spari delle parole ancora ci proteggono.

STARTUP
Nella new economy: azienda, di solito di piccole dimensioni, che si lancia sul mercato sull’onda di un’idea innovativa, specialmente nel campo delle nuove tecnologie.

WRITEDOWN

Nella Narrativa paroliberistica prosssima ventura, quella del futuro futuribile fruttato fluorescente, quella della fine del postromanzo, quella dell’inizio dello PSEUDOromanzo,quella del ritorno al pataromanzo (ci risentiremo sul pataromanzo, ovvero il romanzo patafisico!!!): buttar giù le idee per iscritto, farlo di fretta, come l’appunto di un appuntamento. Lasciarsi andare nel gorgo fluente e furente dell’idea, finché ce n’é, finché si può, finché regge;soprattutto senza insistere, forzare, arzigogolare e romanzare come facevano gli antichi antenati intorno ai fuochi della letteratura classica.

Ora proviamo a immaginare un marketplace delle idee letterarie. Milioni di scriventi con tutte le loro idee iniziate e buttate giù in magnifici WRITEDOWN turbinanti e caotici. DisOrdinati in relazione al soggetto, al personaggio, alla situazione, al paesaggio, alla dimensione, alla consistenza…

Ti serve una descrizione, un frammento di trama, un micro assaggio sull’uso di vecchie armi, un’atmosfera claustrofobica da sottomarino, un’espansione cosmica di un mezzo budda che profuma di loto? Hai presente tutti quei flash sorridenti che ti si presentano irruenti? Che vorresti scrivere al volo e poi cucirli nel tuo testo, ma che non si può per le mille ragioni limitanti e illimitate? Basta andare sul MARKETPLACE DEI WRITEDOWN e il gioco è fatto!

Siamo ad un passaggio epocale per la scrittura. E’ come passare dal calcolo a mente alla calcolatrice, dall’enciclopedia alla rete. Miliardi di WRITEDOWN in download gratuito, uno streaming cosmico delle idee letterarie condivise e già pronte come frammenti di libri veri. Basta immetterne una e puoi usufruirne a miliardi. Basta inseguire qualche tag e arrivi al punto, la tua idea prende corpo, ha già un corpo e poi la tagli, la incolli, la allunghi, la accorci, la manipoli, la contorci, la cambi, la scambi, la moltiplichi, la rimetti nel MARKETPLACE.

L’opposto della difesa delle idee è la proliferazione indiscriminata delle stesse.

REGALARE LE PROPRIE IDEE

E’IL SEGRETO DELLA VERA RICCHEZZA

e l’unica concreta possibilità per ottenere la patente

patente

Documento letterario indispensabile a chi ama scrivere. Da compilare scrupolosamente (foto del* scrittor* da piccol*, data in cui comincia a scrivere, incipit della principale opera…) ed esibire con esuberanza ad ogni controllo sul concetto di scrittor*.

26 giugno 2015

L’ILLUMINAZIONE ESPLOSIVA DELL’ECO EDITORIA CREATIVA

fatti i libri tuoi!

L’Eco-Editoria Creativa, allora, si scaglia come macchia sul muro, s’imprime come timbro tinteggiato da sensuali simboli tatuati. E’ la meravigliosa foto sbagliata, il gronchi rosa come merda rosa che si sposa, è la musica delle parole, è la pittura punk che batte ancora potente sui fogli di carta.

E’ per questo che non possiamo prendere le solite vecchie poesie e le solite vecchie storie per farne un libello creativo, per mimetizzarle su uno scartafaccio. Sarebbero troppo pesanti per volare senza il motore del vero editore, troppo pensanti per l’illuminazione esplosiva dell’Eco-Editoria creativa.

20 giugno 2015

PEDALANDO PAROLE EFFERVESCENTI

parole biciclettaScrivere spigolature dissenzienti pedalando parole effervescenti sulla linea di confine, quella zig-zagante e folgorante serpentina palesemente impubblicabile che campicchia tra poesia e delirio, che s’insinua parabolica alla volta della funambolica e piratesca gozzoviglia libresca.

Occorre saper correre tra pseudoromanzo e fantamanualistica, occorre incorrere nell’incoerenza che abbatte la simmetria, che gioca le sue arie a gonfie vele verso l’orizzonte infinito di finte fameliche, di pinte spumose che spiraleggiano volute di fumo oppiato come fantastici arabeschi colorati. E in equilibrio poi! Salutando il libro d’artista dal basso dei bassi assoli di certi bassifondi così poco raccomandabili che neanche in galleria, forse per via postale, magari in cartolina, oppure su vecchia lastra radiografica, finanche su cartamodelli e biglietti del tram per scrivere sul già scritto sacrosante scritture screanzate, pericolosamente amalgamate al paesaggio urbano, tinteggiate e candeggiate caldeggiando euforia.

Ma non avanguardia da ingurgitare maledetti!
Mannò! Macchè! La vera rivoluzione editoriale comincia sobillando e sobbollendo tra pensieri di pericolosa libertà libresca che si libra in bicicletta senza fretta, che si libera leggera e autoprodotta.
Un’Autonomia che ti porta via!
Un disertare fragoroso lo Scrittore Famoso finché ti firmi il permesso di essere te stesso.

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