Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

24 dicembre 2016

DistrAzioni

graffiti-53320_960_720.jpgDa sempre distratto sono attratto dalle divagazioni letterarie, azioni parolibere divergenti dal composto senso unico imposto dall’attenzione. Quel pullulare risoluto, irrisolto e petulate che ti butta fuori, che perdi il filo, che guardi in aria fischiettando, fingendo nonchalance, perdendo il treno che arriva in ritardo. La distrAzione letteral-lessicale, è un laterale improvviso deragliamento non disastroso, un incidente dolce che incide profondamente sulla tua attenzione, una sorta di seduzione che ti svia dalla retta via.

Scrittore distratto: persona incapace di trattenere accuratamente, sequenzialmente, ordinatamente nelle maglie dell’intreccio tutti gli eventi che crea, che concorrono a creare quell’armonia d’insieme denominata narrazione. Il susseguirsi delle parole, nelle opere di uno scrittore distratto, non risultano composte e ordinate secondo lo schema necessario al senso del testo; spesse volte infatti, la scrittrice distratta, si lascia andare nell’attraente scia musicale che queste parole, tutte le parole,  offrono scontrandosi ed incontrandosi nell’incanto della creazione. Le parole che incartano il senso, in altre parole, distraggono la scrittrice distratta formando romanzi caotici, racconti che rimbalzano, si alzano e volano via.

Lo scrittore distratto, in sostanza, si lascia scrivere seguendo una deriva artistica e poetica che non è poesia, che non è neppure grafomania, che non è certamente ricerca dell’assoluto letterario, perché la scrittura distratta della scrittrice distratta non è un genere letterario. E’, invece, improvvisazione sulla quale lo scrittore normodotato non si può improvvisare. Ogni tentativo di imitazione è destinato a fallire, sarebbe come simulare errori di distrazione, si perderebbe la magia della coincidenza, l’occhiolino del doppio senso, la farcitura automatica dell’onomatopeica. L’astrofisica multidimensionale delle distrAzioni vive di errori autentici che respirano resistenti e insistenti, che s’insinuano nel corpo del testo depistando verso le infinite soluzioni immaginarie.

Lo scrittore distratto è anche e ovviamente una lettrice distratta. Distratta dal tornado delle parole, sedotto dalle loro mille lusinghe si allunga comodamente perdendo la strada del senso. Ed è così che si raggiunge l’estasi della lettura, la lettura per la lettura, quell’artificio focoso di suoni che cullano nel nulla creatore. Il significato è una cantilena annebbiata che siamo costretti a seguire, una sorta di disturbo dissonante, un sottofondo scontroso che ci riporta in superficie, che ci costringe a restare sulla terra. E’ difficile, forse impossibile, leggere i significanti abbandonando del tutto i significati, difficile trovare il doppio senso senza il senso, impossibile godere della metafisica onomatopeica, allettante da quanto e assonante e alliterante, senza confrontarsi con un minimo riferimento ad un costrutto razionale, ad un permesso di condurre la lettura lungo le righe che si sfaldano in miliardi di lucine colorate alla volta dell’orizzonte infinito.

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15 febbraio 2016

SCRIVERE PER SCRIVERE PER SCRIVERE

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Ma un romanzo, se non è un pasticcio inestricabile, un labirinto caotico di visioni che ti illuminano lampeggianti, che romanzo è? Se mentre scrivi un romanzo tutto procede regolare e ordinato, se i fatti si affastellano fanfaroneggiando capitoli lucidi da camminarci con le pattine, se non incontri neppure una pozzangherina fangosa di sensuale nonosense da districare nel dedalo terremmotato di una trama da tramontana, che romanzo è?

Quando leggo i consigli sul come scrivere un romanzo, sul come caratterizzare un personaggio, sul come interessare ciurme di lettori tutti in fila per tre, mi piglia lo scompiglio dello scrittore, lo scatto ribelle mi ribolle in mille bolle d’un blu opalescente. E allora devo scrivere un bip-up-alula intermettente da improvvisare impervesando disarmonie galattiche. Così, giusto per disintossicarmi, per lavarmi via di dosso quel sapore rimasticato da allineamento alienato. Che poi alla fine tiro un sonoro sospiro di sollievo assordante, mi sento lievemente e finalmente sollevato da terra. Che poi alla fine rieccolo quello scrivere per scrivere, quel comporre romanzi impazziti, imbizzarriti, sinceri esperimenti spiritual-spiritosi per riprendersi la letteratura.

 

8 febbraio 2016

disDADAttato letterario

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Sono un disDADAttato letterario. Mastico pagine troppo in frettta saltellando senza meta in un’improvvisazione che spesso s’impantana. Ma è quello che voglio perché il pantano letterario ti sommerge nell’affabulazione e dimentichi anche quello straccio di trama in trepidante attesa di un finale. Che se li tengano i finali e i finalisti e le finali disputate a colpi di mannaie madornalmente noiose.

Sono transgenerer. Bivacco nella poesia ma son troppo impaziente per i versi veri, meglio il demente che urla in mezzo alla strada. Molto più pop, molto più post-qualcosa-qualsiasi-cosa.

Non so cantare ma so urlare. E allora cerco il romanzo filante e fluente come fiumana parolibera da mixare di notte con le note stonate di storie che sembrano vere, possibilimente noir. Ma non son nato caratterista. Scrivo senza descrivere. Rido senza motivo, non seguo il motivo che si ripete assecondando la cantilena memorizzabile. Ho la voce impostata dell’apostata, ma non pago il bollo. Fossi matto!!!

Sono un disDADAttato letterarizzato, letteralmente illetterato, alcolizzato di parole frizzanti zigzaganti. Sono ossesionato dalle associazioni, dalle osservazioni, dalle asserzioni, dalle diserzioni sconnesse, dalle scommesse di altre dimensioni. Vedo vibrare la musicalità del testo, la fulmininate illuminazione del tasto fuori contesto. Batto le dita sulla tastiera, testo i miei mondi e scappo scattante, scampo dal cappio di chi vuole capire.

Sono un disDADAttato scappato dalla scuole di scrittura. Scrivo manifesti a mano manovrando sottobanco, scassinando il senso compiuto del compito in classe, copiando gli accoppiamenti sensuali del mistico calar della sera. Scrivo a orecchio, così come viene, venendo al momento giusto, tornando quando mi pare.

 

 

 

 

16 agosto 2015

IL MISTERO DEL LIBRO E LA SCRITTURA ROBOTICA

Partendo dalle fosche previsioni effettuate da emeriti bibliofili studiosi di fantaletteratura che tratteggiano un futuro in cui il concetto di libro sarà cancellato dall’immaginario degli esseri umani, si tenta di consegnare ai posteri delle esche atte a provocare la nascita di forme resistenziali. Gruppuscoli, cellule, piccoli branchi di strani personaggi che tenteranno di mantenere in vita l’oggetto libro, nonostante la tecnologia, nonostante lo spettacolo virtuale e teleinvasivo.

Partendo dalle fosche previsioni effettuate da emeriti bibliofili studiosi di fantaletteratura che tratteggiano un futuro in cui il concetto di libro sarà cancellato dall’immaginario degli esseri umani, si tenta di consegnare ai posteri delle esche atte a provocare la nascita di forme resistenziali. Gruppuscoli, cellule, piccoli branchi di strani personaggi che tenteranno di mantenere in vita l’oggetto libro, nonostante la tecnologia, nonostante lo spettacolo virtuale e teleinvasivo.

A furia di chiedersi che cos’è un libro si rischia di impazzire. E’ ciò che succede a DollPhin il protagonista del romanzo postumo di Mauve Lacey Stone un’anziana bibliotecaria che, recentemente, ha lasciato in eredità alla nipote Vinny una collezione unica al mondo di ottomilaseicentocinquanta volumi tutti rigorosamente catalogati. Si tratta di libri scritti esclusivamente da autori, provenienti da ogni parte del mondo, il cui cognome inizia con una vocale.

DolPhin, comunque, è un giovane senza dimora che ha perso il lume della ragione inseguendo il mistero dei libri, la loro diabolica e ubiqua capacità di moltiplicare esponenzialmente una singola storia in migliaia di copie, la loro inafferrabile caratteristica di essere indistruttibili, visto che il cuore di un libro, a quanto sembra, insiste a pulsare da qualche parte anche dopo la distruzione di tutta la tiratura. Dolphin vuole possedere libri, nel senso che vuole la loro essenza, quel maledetto qui-pro-quo che continua a sgusciargli tra le dita, e lo vuole tutto per sé.

Ogni volta che cerca di appropriarsi di una storia scopre che qualcun altro la conosce, scopre che un’altra copia giace in uno scaffale da qualche parte del mondo. Cerca libri sconosciuti, pezzi unici, tirature minime di cui tenta in ogni modo di accaparrare tutti gli esemplari. DollPhin è certamente l’unico collezionista al mondo che brama, ricerca e incensa libri che non abbiano mai venduto una copia, di cui non abbia mai parlato o scritto nessuno.

Quando comincia a mettere insieme una discreta biblioteca s’imbatte in una storia davvero speciale, una di quelle storie per cui sarebbe disposto anche ad uccidere…

Non vogliamo rivelare altro di questo avvincente libro che sta spopolando sul web. Il titolo non esiste, nel senso che Mauve Lacey Stone, presa e persa nella sua prosa torrenziale che la vedeva impegnata durante interminabili nottate insonni, non lo ha mai scritto, da nessuna parte. E’ curioso come un libro possa diventare famoso anche senza titolo, senza copertina, senza editore.

cambiar-e-facile

Il più piccolo corso di scrittura creativa del mondo, un anticorso da bere in un sorso per corsisti corsari e coraggiose contrabbandiere di parole.

A ben pensarci, un libro potrebbe diventare conosciuto e apprezzato anche senza essere mai stato scritto. Basterebbe diffonderne viralmente i tratti salienti che dovrebbero essere lapidari e allo stesso tempo misteriosi, dovrebbero contenere un caldo invito alla lettura lasciando aperto il mistero.

D’altronde viviamo nell’epoca dell’immediatismo letterario dove ogni frammento scritto è un romanzo componibile, un accessorio da cucina che tende ad espandersi nel caos dei preparativi della più grande abbuffata di tutti i tempi; viviamo nell’era dei tanti zot, flash e spot possibilmente presi per mano da un’immagine adulta e navigata da guardare e passar via a settecento all’ora. Chi se la prenderebbe, poi, la briga di andarsi a leggere tutto il libro? Magari un pesante tomo da settecento pagine con quell’aria settecentesca che, solo all’idea di prenderlo in mano, ti cascano le braccia…

No, scriverlo, il libro, non val più la pena e Mauve Lacey Stone lo ha sempre saputo, visto che non è mai esistita e che il suo nome ci è stato fornito da un generatore automatico di nomi di personaggi, lo trovate qui. Ma il sito Language is a virus offre anche generatori automatici di nomi vittoriani, generatori automatici di testi poetici, generatori automatici di sonetti shakesperariani, generatori automatici di Electronic text art e molti molti altri spunti di scrittura robotica. A partire dai mitici cut-up di William Burroughs e Bryon Gisin che, in qualche modo, ne segnarono le primitive radici.

mano tv

Davvero pensate che la scrittura robotica sia un’idea bislacca per post di editoria sperimentale para-fanta-scientifica? In realtà è già realtà, anche nel giornalismo, qui un’interessante articolo articolo sull’argomento. E sotto, invece, una diversa e umana (R)esistenza letteraria.

Libello creativo realmente esistente e insistentemente realizzato a mano con scarti cartacei (anche elettronici). Ci siamo presi la libertà di interpretare misteriose pulsioni matematiche condite da impulsi elettrizzanti che vibravano tra mille fotoni colorati. Li abbiamo visti volare nel battibaleno di un bacio, li abbiamo ascoltati nella calma assoluta del nonsense come nello scapicollarsi ansioso e iperbolicamente imprudente dell’improvvisazione. I robot pensano? Certo che pensano, e proprio come tutti i cervelli sognano un modo per fuggire. All’interno di questo libello creativo troverete Dogbot, Frigobot, Sexbot e altri incredibili robot e le loro deliranti storie informatico-ribelli tradotte dal linguaggio robotico.

Libello creativo realmente esistente e insistentemente realizzato a mano con scarti cartacei (anche elettronici).
Ci siamo presi la libertà di interpretare misteriose pulsioni matematiche condite da impulsi elettrizzanti che vibravano tra mille fotoni colorati. Li abbiamo visti volare nel battibaleno di un bacio, li abbiamo ascoltati nella calma assoluta del nonsense come nello scapicollarsi ansioso e iperbolicamente imprudente dell’improvvisazione. I robot pensano? Certo che pensano, e proprio come tutti i cervelli sognano un modo per fuggire. All’interno di questo libello creativo troverete Dogbot, Frigobot, Sexbot e altri incredibili robot e le loro deliranti storie informatico-ribelli tradotte dal linguaggio robotico

 

 

14 agosto 2015

STRANe Idee PER la TESTa

patente artista

La patente d’artista è un potenziale e satirico gesto antiartistico che qualifica irrimediabilmente chi la possiede come un artista patentat*. L’artista patentat*, proprio perchè artista, nel compilarla (foto artistizzata, frammento di opera d’arrte, elaborazione artistica dell’impronta del pollice…), rende la sua patente un’opera d’arte antiartistica. Artista e patente sono complementari e, proprio per questo, di poli opposti. Arte e antiarte si coniugano in un giocoso cocktail esplosivo nel tentativo di salvare ciò che resta dell’arte.

Avere almeno un’idea al giorno è il mantra lampeggiante e psichedelico che abbiamo ereditato da vecchi guru trogloditi ancora persi nell’incantevole bosco incantato… Vecchie visioni extrasintattiche e paraletterarie consegnate al portalettere senza un briciolo di affrancatura.

Un’idea al giorno per sopravvivere sbancando il lunario immaginario di una diversa astronomia fantastica, di un’atomica autonomia automatica dei sensi insensati d’incenso… Così, giusto per non cedere la luna e scrivere fino alla una. Finché la gRANDE dEA non ci separi, finché i potenti spari delle parole ancora ci proteggono.

STARTUP
Nella new economy: azienda, di solito di piccole dimensioni, che si lancia sul mercato sull’onda di un’idea innovativa, specialmente nel campo delle nuove tecnologie.

WRITEDOWN

Nella Narrativa paroliberistica prosssima ventura, quella del futuro futuribile fruttato fluorescente, quella della fine del postromanzo, quella dell’inizio dello PSEUDOromanzo,quella del ritorno al pataromanzo (ci risentiremo sul pataromanzo, ovvero il romanzo patafisico!!!): buttar giù le idee per iscritto, farlo di fretta, come l’appunto di un appuntamento. Lasciarsi andare nel gorgo fluente e furente dell’idea, finché ce n’é, finché si può, finché regge;soprattutto senza insistere, forzare, arzigogolare e romanzare come facevano gli antichi antenati intorno ai fuochi della letteratura classica.

Ora proviamo a immaginare un marketplace delle idee letterarie. Milioni di scriventi con tutte le loro idee iniziate e buttate giù in magnifici WRITEDOWN turbinanti e caotici. DisOrdinati in relazione al soggetto, al personaggio, alla situazione, al paesaggio, alla dimensione, alla consistenza…

Ti serve una descrizione, un frammento di trama, un micro assaggio sull’uso di vecchie armi, un’atmosfera claustrofobica da sottomarino, un’espansione cosmica di un mezzo budda che profuma di loto? Hai presente tutti quei flash sorridenti che ti si presentano irruenti? Che vorresti scrivere al volo e poi cucirli nel tuo testo, ma che non si può per le mille ragioni limitanti e illimitate? Basta andare sul MARKETPLACE DEI WRITEDOWN e il gioco è fatto!

Siamo ad un passaggio epocale per la scrittura. E’ come passare dal calcolo a mente alla calcolatrice, dall’enciclopedia alla rete. Miliardi di WRITEDOWN in download gratuito, uno streaming cosmico delle idee letterarie condivise e già pronte come frammenti di libri veri. Basta immetterne una e puoi usufruirne a miliardi. Basta inseguire qualche tag e arrivi al punto, la tua idea prende corpo, ha già un corpo e poi la tagli, la incolli, la allunghi, la accorci, la manipoli, la contorci, la cambi, la scambi, la moltiplichi, la rimetti nel MARKETPLACE.

L’opposto della difesa delle idee è la proliferazione indiscriminata delle stesse.

REGALARE LE PROPRIE IDEE

E’IL SEGRETO DELLA VERA RICCHEZZA

e l’unica concreta possibilità per ottenere la patente

patente

Documento letterario indispensabile a chi ama scrivere. Da compilare scrupolosamente (foto del* scrittor* da piccol*, data in cui comincia a scrivere, incipit della principale opera…) ed esibire con esuberanza ad ogni controllo sul concetto di scrittor*.

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