Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

14 agosto 2015

STRANe Idee PER la TESTa

patente artista

La patente d’artista è un potenziale e satirico gesto antiartistico che qualifica irrimediabilmente chi la possiede come un artista patentat*. L’artista patentat*, proprio perchè artista, nel compilarla (foto artistizzata, frammento di opera d’arrte, elaborazione artistica dell’impronta del pollice…), rende la sua patente un’opera d’arte antiartistica. Artista e patente sono complementari e, proprio per questo, di poli opposti. Arte e antiarte si coniugano in un giocoso cocktail esplosivo nel tentativo di salvare ciò che resta dell’arte.

Avere almeno un’idea al giorno è il mantra lampeggiante e psichedelico che abbiamo ereditato da vecchi guru trogloditi ancora persi nell’incantevole bosco incantato… Vecchie visioni extrasintattiche e paraletterarie consegnate al portalettere senza un briciolo di affrancatura.

Un’idea al giorno per sopravvivere sbancando il lunario immaginario di una diversa astronomia fantastica, di un’atomica autonomia automatica dei sensi insensati d’incenso… Così, giusto per non cedere la luna e scrivere fino alla una. Finché la gRANDE dEA non ci separi, finché i potenti spari delle parole ancora ci proteggono.

STARTUP
Nella new economy: azienda, di solito di piccole dimensioni, che si lancia sul mercato sull’onda di un’idea innovativa, specialmente nel campo delle nuove tecnologie.

WRITEDOWN

Nella Narrativa paroliberistica prosssima ventura, quella del futuro futuribile fruttato fluorescente, quella della fine del postromanzo, quella dell’inizio dello PSEUDOromanzo,quella del ritorno al pataromanzo (ci risentiremo sul pataromanzo, ovvero il romanzo patafisico!!!): buttar giù le idee per iscritto, farlo di fretta, come l’appunto di un appuntamento. Lasciarsi andare nel gorgo fluente e furente dell’idea, finché ce n’é, finché si può, finché regge;soprattutto senza insistere, forzare, arzigogolare e romanzare come facevano gli antichi antenati intorno ai fuochi della letteratura classica.

Ora proviamo a immaginare un marketplace delle idee letterarie. Milioni di scriventi con tutte le loro idee iniziate e buttate giù in magnifici WRITEDOWN turbinanti e caotici. DisOrdinati in relazione al soggetto, al personaggio, alla situazione, al paesaggio, alla dimensione, alla consistenza…

Ti serve una descrizione, un frammento di trama, un micro assaggio sull’uso di vecchie armi, un’atmosfera claustrofobica da sottomarino, un’espansione cosmica di un mezzo budda che profuma di loto? Hai presente tutti quei flash sorridenti che ti si presentano irruenti? Che vorresti scrivere al volo e poi cucirli nel tuo testo, ma che non si può per le mille ragioni limitanti e illimitate? Basta andare sul MARKETPLACE DEI WRITEDOWN e il gioco è fatto!

Siamo ad un passaggio epocale per la scrittura. E’ come passare dal calcolo a mente alla calcolatrice, dall’enciclopedia alla rete. Miliardi di WRITEDOWN in download gratuito, uno streaming cosmico delle idee letterarie condivise e già pronte come frammenti di libri veri. Basta immetterne una e puoi usufruirne a miliardi. Basta inseguire qualche tag e arrivi al punto, la tua idea prende corpo, ha già un corpo e poi la tagli, la incolli, la allunghi, la accorci, la manipoli, la contorci, la cambi, la scambi, la moltiplichi, la rimetti nel MARKETPLACE.

L’opposto della difesa delle idee è la proliferazione indiscriminata delle stesse.

REGALARE LE PROPRIE IDEE

E’IL SEGRETO DELLA VERA RICCHEZZA

e l’unica concreta possibilità per ottenere la patente

patente

Documento letterario indispensabile a chi ama scrivere. Da compilare scrupolosamente (foto del* scrittor* da piccol*, data in cui comincia a scrivere, incipit della principale opera…) ed esibire con esuberanza ad ogni controllo sul concetto di scrittor*.

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25 luglio 2015

ANIMAL LIBERATION THRILLER

Eccolo finalmente!

animal liberation thrilklerIn un formato insolito lanciamo nell’intricato mondo delle eco-micro-auto-produzioni editoriali anche questo Animal Liberation Thriller. Un A4 verticale con paginoni a colonna e fogli gialli. Un formato adatto a testi lunghi in cui le righe respirano comunque, anche senza interventi creativi.

Un formato non certo nuovo, lo abbiamo già utilizzato per diversi romanzi impazziti (Il Veloce romanzo comico di fantaletteratura in trentacinque tazzine, il Piano di fuga dalla città in trentotto lettere con la copertina in carta di cacca di elefante, tanto per citarne un paio). E ci torniamo volentieri. Anche dopo aver pubblicato in stampa digitale e in ebook, questi libelli di lungo testo-lungo formato, questa narrativa eco-editoriale autoprodotta su cartaccia, ci torna tra le dita molto volentieri, rimane la soluzione migliore, più affascinate e versatile, più attiva e innovativa.

La copertina ce la siamo giocata con un variegato al cioccolato, un informale manuale di gesti pasticciati su cartoncino recuperato da una cartiera, i soliti avanzi di quei chilometrici e altissimi rotoloni che non possono essere usati fino in fondo perché le macchine superveloci devono frenare con un certo anticipo e poi, si sa, l’avanzo si butta. Il bel gattone, intorno a cui ruotano gli eventi di questo ALT (Animal Liberation Thriller) l’abbiamo stampato a getto d’inchiostro sul retro di volantini gialli scaduti, e poi ritagliato al millimetro con le solite forbicine compagne e amiche di mille collage. Stessa tecnica per il titolo! Avevamo anche un bel testino per la quarta, ma abbiamo soprasseduto; in un certo senso appesantiva e smorzava l’effetto suspence del gattone! Tanto qualche info sulla trama la trovate comunque, qui, tra l’Eco-Editoria Bestiale.

Forse, in questo ALT, non troverete l’esplosione sperimentale tipica dei nostri testi brevi che schizzano dalle pagine come tanti piccoli flash di una ribollente microtiratura ribelle, certo, qui parliamo di un thriller, di una storia che inizia e finisce rispettando la coerenza di una narrazione. Anzi, per meglio rispettarla anche nel suo cinico realismo, abbiamo approfittato dell’aiuto di un esperto, un medico psichiatra che ci ha spiegato quei dettagli essenziali sulla vivisezione che ci sarebbero sfuggiti. Ma qui, ancora, non ringraziamo nessuno, lo facciamo direttamente sulla carta gialla del thriller.

Abbiamo attinto da diverse fonti per costruire questa fettina di mondo inventato. Ci abbiamo messo del bel tempo per lasciar scorrere sulla pagina quella catena di pensieri, di dialoghi, di reazioni e associazioni sull’evasione, sulla liberazione, sull’ingiustizia dell’oppressione animale, per riuscire, soprattutto, a mostrare che succede nella testa di un attivista, di una persona che non ci sta, che insiste e lotta, di una persona che cambia all’improvviso mentre il grattacielo specista gli crolla addosso inesorabile. Qualcuno lo definirà un romanzo troppo di parte, ma che altro è la narrativa se non il riversare sulla pagina il mondo che sei, che percepisci?

DSC02833Abbiamo attinto anche al ricordo di persone care e scomparse che sono diventate personaggi tornando a vivere in questa dimensione letteraria, che ci hanno aiutato soprattutto quando era faticoso dover fare i conti con la realtà.

Di che parla questo romanzo?
Beh, va da sé! Vivisezione, Liberazione Animale, Resistenza Animale, Antipsichiatria… gli ingredienti sono tanti, c’è anche la birra, la musica, una rat-bike autocostruita, i monaci combattenti, strani pistoleri, un investigatore in felpa verde con scritta “meet is murder”, la solita valigetta nera piena di soldi… e poi ci sono i buoni e i cattivi che nuotano nei ruoli della catena del dominio, c’è una strenua lotta per spezzarla, per salvarci e liberarci, per cambiare e trasformare.

C’è anche del realismo in questa storia inventata, quel realismo che un po’ scoraggia, che mostra l’immensa disparità delle forze in campo, ma c’è anche della speranza, proprio quel soffio libertario che spinge le azioni più difficili, quelle che sembrano impossibili…e allora, quando lo percepisci, non puoi non lanciarti, insistere, provarci. E a tirarti indietro non ci riesci più.

Chissà, fateci sapere…

23 luglio 2015

MESSAGGI MURALI

DSC02803Perle di bellezza pullulano nelle città.
Sono le scritte sui muri! Sono l’oro colorato che cola dal grigio. Sono parole di libertà. Sono le proteste di tutte le teste. Sono la poetica frenetica dello smog. Sono l’ossigeno, l’errore di sistema, l’astuta rivolta creativa e festosa. Sono da cogliere al volo correndo al lavoro. Sono la collezione da riscrivere, rileggere, conservare nel mistico Blokketto Tascabile di messaggi murali.

8 luglio 2015

SCRIVERE AI TEMPI DELL’ECO-EDITORIA CREATIVA

Cruciverba Crucivolant di Paolo Albani

Cruciverba Cruvivolant di Paolo Albani (semi-semiologo e falsario) (clicca sull’immagine per andare sul suo sito)

Scrivere ai tempi dell’eco-editoria creativa mette in luce il lato giocoso, surreale, provocatorio.

Se la forma libro che costruiamo, inventiamo e componiamo è un’ardita variazione sul tema, una sperimentazione evasa dal normale immaginario libresco che domina e dirige, per ottenere dirompente armonia caotica, anche il testo dovrà irrompere su simili percorsi, deragliando sferrragliante e zig-zagante da ogni binario, trinario, terzina e terzino destro, sinistro, avanti, indietro, sopra e sotto.

Anzi, visto che forma e contenuto si fondono squagliandosi fino a congiungersi nell’impassibile impossibile  dell’indistinguibile, non dovremmo neppure inginocchiarci ad una gerarchia.

La prepotente e indisponente fisicità sperimentale del libro, allora, entra, con leggiadre e sinuose testate nel testo, e il testo, testualmente, riesce ad affacciarsi sfaccciato ovunque.

Incursioni, escursioni, intrusioni, torsioni di parole palpitanti nel pulp supremo proprio sotto il palco, proprio sotto i novantamila watt di un superbo sound di sax.
Daltronde il senso dell’Eco-Editoria Creativa è proprio quello delle incursioni.  Interventi e azioni e manipolazioni cartacee che possono manifestarsi come macchie, timbri, strappi, disegni che strillano in streaming sulle parole, francobolli inventati e tatuati tra le righe, tendine rotonde per pasticcini, ricami che richiamano petulanti a piè di pagina, inserimenti di oggetti spiaccicicati  che invadono eversivi la facciata animando il testo, correggendolo, deviandolo dal comune senso del pudore editoriale, quella sua coazione seriale di prodotto infinito in un mondo finito, quasi sfinito

E le parole, allora, devono trovarsi nella giusta dimensione, su quella lunghezza d’onda, finanche un po’ tonta, che permetterà loro di animarsi, di prendersi il permesso di alzarsi e volar via verso l’orizzonte infinito, scavalcandolo di varie misure, altalenando, traballando, incespicando nei magnifici bisticci che blaterano grammaticalmente blasfemi.

Vorremmo parole che escano dalle righe e righe che cessino di essere allineate, alienando e allietando l’essenza della sostanza dell’invisibile. Sia nella loro forma che nel loro significato, nel loro messaggio, nel loro suono, nel ribaltamento dei punti di riferimento a cui siamo abituati, a cui ci hanno irregimentati.

Rime, assonanze, allitterazioni, giochi di parole….ampio spazio alla musicalità. E per quanto riguarda i generi: fantamanualistica (manuali inventati di macchine inventate) Botanica immaginaria, Fanta-astronomia poetica… Ricettari di insolite minestre che usano il bollire, il mantecare, il soffriggere, lo stufare per cucinare testi che nulla hanno a che fare con il cibo. Alberari Immaginari: un albero inventato per ogni collage. Lunatici calendari dove il tempo non è denaro, ma è arte che interpreta in altri modi alteri, alternativi, altermodisti, un po’ alterati e un po’ altruisti, lo scandirsi scandaloso delle fantastiche fasi, anche fanatiche, delle mille esistenze possibili.

L’utilizzo di materiale recuperato (tipico dell’Eco-Editoria Creativa) come le cartoline, i cartoni dei supermercati, le cartellette da ufficio, la tappezzeria, i biglietti del tram, i pacchetti di fiammiferi creano straniamento. Il senso avverte un sensuale mal di testa. Il messaggio, la portata mediatica si fa più simpatica, quella energetica meno frenetica. Il destino di questi oggetti viene ribaltato, rivitalizzato, resuscitato. Un gioco che disorienta creando meticciato significante, caos romazesco nel bel mezzo di quel poliziesco quotidiano che è il normale scandirsi di ciò che insistiamo a considerare realtà. Lo stesso flah andrebbe provocato con il testo. Dovremmo usare parole, generi, forme, visioni, associazioni, probalità e imprevisti ribaltando il normale assetto nel quale siamo abituati ad aspettarli, catturarli e sistemarli ordinati.

Testi, per farla breve e bersela tra amici, amiche e compagnie scriventi, che si allontanano da quella mentalità da capolavoro, opera immortale, centomila copie tanto per cominciare poi si vedrà. Testi più vicini alla letteratura marginale, alle scritte colorate sui muri.
Il libello creativo, per sua natura è effimero, lascia tracce meravigliose, è vero, ma spariranno in fretta come magnifiche impronte sulla neve al primo sole. I materiali usati, le rilegature non professionali, il concetto di autoproduzione che richiede la non specializzazione, che richiede l’essere autodidatti, il lanciarsi per essere scrittrici, illustratori, editrici, correttori di bozze, distributori, promotrici, magazziniere…. implica inevitabilmente un prodotto effimero che non può e non vuol seguire le regole che lo rendono accettabile e riproducibile dal comune senso del pudore editoriale.

E questa, per chi scrive è la sfida delle sfide. Il ritorno alle domande originarie.
Perché scrivo? Per chi scrivo? Fin quando continuerò a scrivere?

26 giugno 2015

L’ILLUMINAZIONE ESPLOSIVA DELL’ECO EDITORIA CREATIVA

fatti i libri tuoi!

L’Eco-Editoria Creativa, allora, si scaglia come macchia sul muro, s’imprime come timbro tinteggiato da sensuali simboli tatuati. E’ la meravigliosa foto sbagliata, il gronchi rosa come merda rosa che si sposa, è la musica delle parole, è la pittura punk che batte ancora potente sui fogli di carta.

E’ per questo che non possiamo prendere le solite vecchie poesie e le solite vecchie storie per farne un libello creativo, per mimetizzarle su uno scartafaccio. Sarebbero troppo pesanti per volare senza il motore del vero editore, troppo pensanti per l’illuminazione esplosiva dell’Eco-Editoria creativa.

20 giugno 2015

PEDALANDO PAROLE EFFERVESCENTI

parole biciclettaScrivere spigolature dissenzienti pedalando parole effervescenti sulla linea di confine, quella zig-zagante e folgorante serpentina palesemente impubblicabile che campicchia tra poesia e delirio, che s’insinua parabolica alla volta della funambolica e piratesca gozzoviglia libresca.

Occorre saper correre tra pseudoromanzo e fantamanualistica, occorre incorrere nell’incoerenza che abbatte la simmetria, che gioca le sue arie a gonfie vele verso l’orizzonte infinito di finte fameliche, di pinte spumose che spiraleggiano volute di fumo oppiato come fantastici arabeschi colorati. E in equilibrio poi! Salutando il libro d’artista dal basso dei bassi assoli di certi bassifondi così poco raccomandabili che neanche in galleria, forse per via postale, magari in cartolina, oppure su vecchia lastra radiografica, finanche su cartamodelli e biglietti del tram per scrivere sul già scritto sacrosante scritture screanzate, pericolosamente amalgamate al paesaggio urbano, tinteggiate e candeggiate caldeggiando euforia.

Ma non avanguardia da ingurgitare maledetti!
Mannò! Macchè! La vera rivoluzione editoriale comincia sobillando e sobbollendo tra pensieri di pericolosa libertà libresca che si libra in bicicletta senza fretta, che si libera leggera e autoprodotta.
Un’Autonomia che ti porta via!
Un disertare fragoroso lo Scrittore Famoso finché ti firmi il permesso di essere te stesso.

8 giugno 2015

FATTI I LIBRI TUOI!

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Farsi i libri propri! Ma farseli così velocemente che neppure l’ultimo videogioiello da telecontrollo wi-fi-comandato riesca ad infiltrarsi imponendo impostore un filo di ragionamento razional-reazionario. Cucirseli a mano, addosso, adesso, oltre l’orlo del precipizio sartorial-editoriale. Quasi fossero figlie di fogli e di foglie fluttuanti, alla deriva, direttamente proporzionali al tasso di felicità permanente e pedissequamente poco allineata, un tantino alienata, seriamente allenata a correr fuori da tutte le righe, come da tutti i perfetti quadretti.

Oppure farseli, questi libri, talmente e lentamente lontani dalla civiltà editoriale da riuscire a masticare la mistica illuminazione libraria-libertaria: quella fragorosa e fragrante Librosità Inutile, quell’altissima essenza sottile dove ogni libro si libra libero dal senso compiuto, dal solito nesso che vuol farlo fesso, che cerca d’ingabbiarlo, di gabbarlo, di distrarlo sin dall’alba delle prime distribuzioni.

E farseli, questi libri, come fossero gli ultimi, come se la carta fosse l’ultima speranza, come se il suo cuore pulsante e libroso e riciclato e riusato e recuperato fosse l’ultimo appiglio per un sorso di libertà.

31 maggio 2015

VARIAZIONI SUL TEMA DELL’AUTOPRODUZIONE EDITORIALE

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E nel bel mezzo dell”incomparabile era del libro digitale, proprio quando riuscivano a sedurti definitivamente con effetti d’una potenza inossidabile e imbattibile, proprio quando potevi entrare e partecipare allo spettacolo che tanto basta un clic, ecco che ancora, testardamente riciclati coi cartoni dei supermercati, cocciutamente cuciti a mano coi fili di vecchi copriletti recuperati, riempiti di interventi e manigolde manipolazioni, insistono ad esistere variazioni sul tema dell’autoproduzione editoriale.
In precario equilibro tra l’esserci e il non esserci, vivono nascoste all’interno di antiartistiche e lumminose soffitte variopinte, covi creativi della tiratura limitata, spazi luminosi e liberati dalle regole del gioco.

Ma non sono fuori dal mondo!

Innamorate della vita, degli scarti cartacei che la crescita infinita infinitamente sforna per informarci, giocano, tagliano, cuciono, stampano, timbrano e strappano un’altra partita. Ardite scommettitrici gioiosamente e diabolicamente sconclusionate, scommettono ancora sul reale, su quella sottile essenza consistente che chiamano anima del libro. Animate da una croccante e divertita creatività, sospinte dal vento leggero ed insinuante della curiosità che insiste ad esistere, esplorano le infinite facce del libro di carta, le futuribili e fulminanti opportunità dell’editoria impossibile, invisibile, introvabile, non replicabile, non emergente ma divergente.

E il loro fascino non è da ricercare nella stanca e grigia buona volontà del fatto a mano, ma nella loro incomparabile e delirante demenza divertita, nel loro continuare ad esserci trasformando la monnezza del Grande Tritacarne in piccoli prodotti editoriali altamente improduttivi e vistosamente pop-resistenti.

L’Eco-Editoria Creativa insiste a scrivere sui muri del nostro stanco immaginario libresco video controllato. Non ha grandi speranze di successo, ovvio. Ma è anche vero che non può perdere perché non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta.

25 maggio 2015

L’ANARCHIA DELL’ECO EDITORIA

gatto libriAccaniti stampatori intemperanti, gli anarchici, le anarchiche, con tutta una loro punteggiatura particolareggiata d’A cerchiata, son sempre stati autodidatti contro gli Stati del comune senso del pudore editoriale. Editavano schizzando temerari inchiostro intemperante. Macchiavano di nero con vecchie macchine il destino clandestino degli ultimi arrivati. Sperimentavano Altre e Alte Libertà accendendo le micce dell’autoproduzione popolare, costruendo la costituzione incostituzionale del nuovo Libro Orizzontale.
E’ per questo che l’aria della microeditoria, oggi, profuma d’anarchia!
Prendete fogli, foglie, timbri e stampe, prendete i libri truccati e manipolati, strappati e ricuciti, scolpiti di collage, bucati e bruciacchiati ad arte dall’affascinate folgore delll’autonomia e, di nuovo, sentirete il profumo dell’anarchia. Uno sventagliar di pagine particolari, un vento leggero e libero di libri che si librano.

24 maggio 2015

MISTICA DELL’ECO-EDITORIA

DSC01263Farsi un libro con gli scarti scarta subito l’opzione opprimente della delega che consegna consunta e in contanti scontenti il proprio testo fuori di testa per allinearlo al bon-ton editoriale seriale del serio libro incravattato, impomatato e facilmente immaginato dal solido immaginario domato.

Farsi un libro con gli scarti fa un passo indietro per farne cento in avanti, ma anche a destra, a sinistra, in alto, in basso e anche dietro l’angolo di altre visioni poco mansuete e allineate che esplodono dirompenti nelle loro infinite versioni verso l’illuminazione controeditoriale, micoreditoriale, polieditoriale, fantaeditoriale. Una funambolica fantasmagoria fantasmatica, perché il libro con gli scarti c’è ma non si vede, non si trova, non si riconosce nei soliti clichè, essendo irriducibilmente demodè. Il libro con gli scarti, che non è più libro, ma libello bisbetico, libroide roboante di mutazioni manuali, certamente e certosinamente manesche, disobbedisce sul serio alla serialità diffusa, sperata, spaparanzata sull’immane immagine ipernoiosa da ipermercato, quell’immagine addomesticata e finalmente smascherata nella sua bieca e bifolca imbecillità delle stanche centomila copie e vissero sull’isola famosi e contenti.

Farsi un libro con gli scarti concentra l’energia vibrante in minitirature di scartafacci strafatti d’amore per il proprio testo.

Prova a immaginare il capitale d’energia che capita indispensabile e impensabile su chi lavora uno a uno i libelli della sua mistica tiratura. Appena cominci sei già nel paradiso spiritual spiritoso dell’Altra-Alta-Editoria dell’Allegria, del tutto e del per sempre allergica ai calcoli del libro sul cuore lo giuro sul mio onore. Trattasi di una leggerezza travolgente, scandalosamente anticipatrice un anticapitalismo librocentrico, eccentrico, clandestino, ballerino, sobbalzante tra le arti che finiscono per arpeggiare tra i diamanti.
Farsi un libro con gli scarti è la pura energia, è il fresco prurito libresco dell’autoproduzione, dell’autodeterminazione, dell’acuta e dolce diserzione. Uno strappo scordato sull’armonia del mercato, un buono sconto che è uno scontro frontale che non puoi più dimenticare.

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