Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

25 luglio 2015

ANIMAL LIBERATION THRILLER

Eccolo finalmente!

animal liberation thrilklerIn un formato insolito lanciamo nell’intricato mondo delle eco-micro-auto-produzioni editoriali anche questo Animal Liberation Thriller. Un A4 verticale con paginoni a colonna e fogli gialli. Un formato adatto a testi lunghi in cui le righe respirano comunque, anche senza interventi creativi.

Un formato non certo nuovo, lo abbiamo già utilizzato per diversi romanzi impazziti (Il Veloce romanzo comico di fantaletteratura in trentacinque tazzine, il Piano di fuga dalla città in trentotto lettere con la copertina in carta di cacca di elefante, tanto per citarne un paio). E ci torniamo volentieri. Anche dopo aver pubblicato in stampa digitale e in ebook, questi libelli di lungo testo-lungo formato, questa narrativa eco-editoriale autoprodotta su cartaccia, ci torna tra le dita molto volentieri, rimane la soluzione migliore, più affascinate e versatile, più attiva e innovativa.

La copertina ce la siamo giocata con un variegato al cioccolato, un informale manuale di gesti pasticciati su cartoncino recuperato da una cartiera, i soliti avanzi di quei chilometrici e altissimi rotoloni che non possono essere usati fino in fondo perché le macchine superveloci devono frenare con un certo anticipo e poi, si sa, l’avanzo si butta. Il bel gattone, intorno a cui ruotano gli eventi di questo ALT (Animal Liberation Thriller) l’abbiamo stampato a getto d’inchiostro sul retro di volantini gialli scaduti, e poi ritagliato al millimetro con le solite forbicine compagne e amiche di mille collage. Stessa tecnica per il titolo! Avevamo anche un bel testino per la quarta, ma abbiamo soprasseduto; in un certo senso appesantiva e smorzava l’effetto suspence del gattone! Tanto qualche info sulla trama la trovate comunque, qui, tra l’Eco-Editoria Bestiale.

Forse, in questo ALT, non troverete l’esplosione sperimentale tipica dei nostri testi brevi che schizzano dalle pagine come tanti piccoli flash di una ribollente microtiratura ribelle, certo, qui parliamo di un thriller, di una storia che inizia e finisce rispettando la coerenza di una narrazione. Anzi, per meglio rispettarla anche nel suo cinico realismo, abbiamo approfittato dell’aiuto di un esperto, un medico psichiatra che ci ha spiegato quei dettagli essenziali sulla vivisezione che ci sarebbero sfuggiti. Ma qui, ancora, non ringraziamo nessuno, lo facciamo direttamente sulla carta gialla del thriller.

Abbiamo attinto da diverse fonti per costruire questa fettina di mondo inventato. Ci abbiamo messo del bel tempo per lasciar scorrere sulla pagina quella catena di pensieri, di dialoghi, di reazioni e associazioni sull’evasione, sulla liberazione, sull’ingiustizia dell’oppressione animale, per riuscire, soprattutto, a mostrare che succede nella testa di un attivista, di una persona che non ci sta, che insiste e lotta, di una persona che cambia all’improvviso mentre il grattacielo specista gli crolla addosso inesorabile. Qualcuno lo definirà un romanzo troppo di parte, ma che altro è la narrativa se non il riversare sulla pagina il mondo che sei, che percepisci?

DSC02833Abbiamo attinto anche al ricordo di persone care e scomparse che sono diventate personaggi tornando a vivere in questa dimensione letteraria, che ci hanno aiutato soprattutto quando era faticoso dover fare i conti con la realtà.

Di che parla questo romanzo?
Beh, va da sé! Vivisezione, Liberazione Animale, Resistenza Animale, Antipsichiatria… gli ingredienti sono tanti, c’è anche la birra, la musica, una rat-bike autocostruita, i monaci combattenti, strani pistoleri, un investigatore in felpa verde con scritta “meet is murder”, la solita valigetta nera piena di soldi… e poi ci sono i buoni e i cattivi che nuotano nei ruoli della catena del dominio, c’è una strenua lotta per spezzarla, per salvarci e liberarci, per cambiare e trasformare.

C’è anche del realismo in questa storia inventata, quel realismo che un po’ scoraggia, che mostra l’immensa disparità delle forze in campo, ma c’è anche della speranza, proprio quel soffio libertario che spinge le azioni più difficili, quelle che sembrano impossibili…e allora, quando lo percepisci, non puoi non lanciarti, insistere, provarci. E a tirarti indietro non ci riesci più.

Chissà, fateci sapere…

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8 giugno 2015

FATTI I LIBRI TUOI!

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Farsi i libri propri! Ma farseli così velocemente che neppure l’ultimo videogioiello da telecontrollo wi-fi-comandato riesca ad infiltrarsi imponendo impostore un filo di ragionamento razional-reazionario. Cucirseli a mano, addosso, adesso, oltre l’orlo del precipizio sartorial-editoriale. Quasi fossero figlie di fogli e di foglie fluttuanti, alla deriva, direttamente proporzionali al tasso di felicità permanente e pedissequamente poco allineata, un tantino alienata, seriamente allenata a correr fuori da tutte le righe, come da tutti i perfetti quadretti.

Oppure farseli, questi libri, talmente e lentamente lontani dalla civiltà editoriale da riuscire a masticare la mistica illuminazione libraria-libertaria: quella fragorosa e fragrante Librosità Inutile, quell’altissima essenza sottile dove ogni libro si libra libero dal senso compiuto, dal solito nesso che vuol farlo fesso, che cerca d’ingabbiarlo, di gabbarlo, di distrarlo sin dall’alba delle prime distribuzioni.

E farseli, questi libri, come fossero gli ultimi, come se la carta fosse l’ultima speranza, come se il suo cuore pulsante e libroso e riciclato e riusato e recuperato fosse l’ultimo appiglio per un sorso di libertà.

31 Mag 2015

VARIAZIONI SUL TEMA DELL’AUTOPRODUZIONE EDITORIALE

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E nel bel mezzo dell”incomparabile era del libro digitale, proprio quando riuscivano a sedurti definitivamente con effetti d’una potenza inossidabile e imbattibile, proprio quando potevi entrare e partecipare allo spettacolo che tanto basta un clic, ecco che ancora, testardamente riciclati coi cartoni dei supermercati, cocciutamente cuciti a mano coi fili di vecchi copriletti recuperati, riempiti di interventi e manigolde manipolazioni, insistono ad esistere variazioni sul tema dell’autoproduzione editoriale.
In precario equilibro tra l’esserci e il non esserci, vivono nascoste all’interno di antiartistiche e lumminose soffitte variopinte, covi creativi della tiratura limitata, spazi luminosi e liberati dalle regole del gioco.

Ma non sono fuori dal mondo!

Innamorate della vita, degli scarti cartacei che la crescita infinita infinitamente sforna per informarci, giocano, tagliano, cuciono, stampano, timbrano e strappano un’altra partita. Ardite scommettitrici gioiosamente e diabolicamente sconclusionate, scommettono ancora sul reale, su quella sottile essenza consistente che chiamano anima del libro. Animate da una croccante e divertita creatività, sospinte dal vento leggero ed insinuante della curiosità che insiste ad esistere, esplorano le infinite facce del libro di carta, le futuribili e fulminanti opportunità dell’editoria impossibile, invisibile, introvabile, non replicabile, non emergente ma divergente.

E il loro fascino non è da ricercare nella stanca e grigia buona volontà del fatto a mano, ma nella loro incomparabile e delirante demenza divertita, nel loro continuare ad esserci trasformando la monnezza del Grande Tritacarne in piccoli prodotti editoriali altamente improduttivi e vistosamente pop-resistenti.

L’Eco-Editoria Creativa insiste a scrivere sui muri del nostro stanco immaginario libresco video controllato. Non ha grandi speranze di successo, ovvio. Ma è anche vero che non può perdere perché non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta.

24 Mag 2015

MISTICA DELL’ECO-EDITORIA

DSC01263Farsi un libro con gli scarti scarta subito l’opzione opprimente della delega che consegna consunta e in contanti scontenti il proprio testo fuori di testa per allinearlo al bon-ton editoriale seriale del serio libro incravattato, impomatato e facilmente immaginato dal solido immaginario domato.

Farsi un libro con gli scarti fa un passo indietro per farne cento in avanti, ma anche a destra, a sinistra, in alto, in basso e anche dietro l’angolo di altre visioni poco mansuete e allineate che esplodono dirompenti nelle loro infinite versioni verso l’illuminazione controeditoriale, micoreditoriale, polieditoriale, fantaeditoriale. Una funambolica fantasmagoria fantasmatica, perché il libro con gli scarti c’è ma non si vede, non si trova, non si riconosce nei soliti clichè, essendo irriducibilmente demodè. Il libro con gli scarti, che non è più libro, ma libello bisbetico, libroide roboante di mutazioni manuali, certamente e certosinamente manesche, disobbedisce sul serio alla serialità diffusa, sperata, spaparanzata sull’immane immagine ipernoiosa da ipermercato, quell’immagine addomesticata e finalmente smascherata nella sua bieca e bifolca imbecillità delle stanche centomila copie e vissero sull’isola famosi e contenti.

Farsi un libro con gli scarti concentra l’energia vibrante in minitirature di scartafacci strafatti d’amore per il proprio testo.

Prova a immaginare il capitale d’energia che capita indispensabile e impensabile su chi lavora uno a uno i libelli della sua mistica tiratura. Appena cominci sei già nel paradiso spiritual spiritoso dell’Altra-Alta-Editoria dell’Allegria, del tutto e del per sempre allergica ai calcoli del libro sul cuore lo giuro sul mio onore. Trattasi di una leggerezza travolgente, scandalosamente anticipatrice un anticapitalismo librocentrico, eccentrico, clandestino, ballerino, sobbalzante tra le arti che finiscono per arpeggiare tra i diamanti.
Farsi un libro con gli scarti è la pura energia, è il fresco prurito libresco dell’autoproduzione, dell’autodeterminazione, dell’acuta e dolce diserzione. Uno strappo scordato sull’armonia del mercato, un buono sconto che è uno scontro frontale che non puoi più dimenticare.

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