Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

8 giugno 2015

FATTI I LIBRI TUOI!

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Farsi i libri propri! Ma farseli così velocemente che neppure l’ultimo videogioiello da telecontrollo wi-fi-comandato riesca ad infiltrarsi imponendo impostore un filo di ragionamento razional-reazionario. Cucirseli a mano, addosso, adesso, oltre l’orlo del precipizio sartorial-editoriale. Quasi fossero figlie di fogli e di foglie fluttuanti, alla deriva, direttamente proporzionali al tasso di felicità permanente e pedissequamente poco allineata, un tantino alienata, seriamente allenata a correr fuori da tutte le righe, come da tutti i perfetti quadretti.

Oppure farseli, questi libri, talmente e lentamente lontani dalla civiltà editoriale da riuscire a masticare la mistica illuminazione libraria-libertaria: quella fragorosa e fragrante Librosità Inutile, quell’altissima essenza sottile dove ogni libro si libra libero dal senso compiuto, dal solito nesso che vuol farlo fesso, che cerca d’ingabbiarlo, di gabbarlo, di distrarlo sin dall’alba delle prime distribuzioni.

E farseli, questi libri, come fossero gli ultimi, come se la carta fosse l’ultima speranza, come se il suo cuore pulsante e libroso e riciclato e riusato e recuperato fosse l’ultimo appiglio per un sorso di libertà.

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24 maggio 2015

MISTICA DELL’ECO-EDITORIA

DSC01263Farsi un libro con gli scarti scarta subito l’opzione opprimente della delega che consegna consunta e in contanti scontenti il proprio testo fuori di testa per allinearlo al bon-ton editoriale seriale del serio libro incravattato, impomatato e facilmente immaginato dal solido immaginario domato.

Farsi un libro con gli scarti fa un passo indietro per farne cento in avanti, ma anche a destra, a sinistra, in alto, in basso e anche dietro l’angolo di altre visioni poco mansuete e allineate che esplodono dirompenti nelle loro infinite versioni verso l’illuminazione controeditoriale, micoreditoriale, polieditoriale, fantaeditoriale. Una funambolica fantasmagoria fantasmatica, perché il libro con gli scarti c’è ma non si vede, non si trova, non si riconosce nei soliti clichè, essendo irriducibilmente demodè. Il libro con gli scarti, che non è più libro, ma libello bisbetico, libroide roboante di mutazioni manuali, certamente e certosinamente manesche, disobbedisce sul serio alla serialità diffusa, sperata, spaparanzata sull’immane immagine ipernoiosa da ipermercato, quell’immagine addomesticata e finalmente smascherata nella sua bieca e bifolca imbecillità delle stanche centomila copie e vissero sull’isola famosi e contenti.

Farsi un libro con gli scarti concentra l’energia vibrante in minitirature di scartafacci strafatti d’amore per il proprio testo.

Prova a immaginare il capitale d’energia che capita indispensabile e impensabile su chi lavora uno a uno i libelli della sua mistica tiratura. Appena cominci sei già nel paradiso spiritual spiritoso dell’Altra-Alta-Editoria dell’Allegria, del tutto e del per sempre allergica ai calcoli del libro sul cuore lo giuro sul mio onore. Trattasi di una leggerezza travolgente, scandalosamente anticipatrice un anticapitalismo librocentrico, eccentrico, clandestino, ballerino, sobbalzante tra le arti che finiscono per arpeggiare tra i diamanti.
Farsi un libro con gli scarti è la pura energia, è il fresco prurito libresco dell’autoproduzione, dell’autodeterminazione, dell’acuta e dolce diserzione. Uno strappo scordato sull’armonia del mercato, un buono sconto che è uno scontro frontale che non puoi più dimenticare.

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