Troglodita Tribe S.p.A.f. (Società per Azioni felici)

6 giugno 2016

ATTENZIONE: Attivismo Poetico!!!

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La scelta è sempre nelle nostre mani! Nelle nostre Azioni Felici!
Un vero libroide mutante sulla POETICA POTENZA delle mani e un notes creativo per l’invenzione e la pratica mensile di AZIONI FELICI.
Due indefinibili e introvabili elementi librari autoprodotti, riciclati, manufatti, unici, provocatori e felicemente sollevati da terra.
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Mani che si tengono, mani che liberano un animale, mani che carezzano, mani che seminano, mani che impastano, mani che gettano colore sulla tela della vita…

LA POESIA DELLE MANI (libroide mutante che esce con una nuova microtiratura di una ventina di coloratissimi esemplari tutti diversi tra loro).

Le AZIONI FELICI sono il pane quotidiano di chi ha smesso di lamentarsi e passa decisamente… all’Azione! Almeno dodici Azioni Felici in un anno per riempire questo felix-booklet assemblato con l’effervescenza dinamica del riciclo spinto.

CONTRO OGNI RASSEGNAZIONE!
Le AZIONI FELICI sono atti insensati di bellezza, attimi radicali di poesia pratica, gesti ribelli ed estremi da lanciare con l’energia del sorriso. Insomma Liberazione Pura.
Una collezione di AZIONI FELICI è l’indispensabile antidoto al logorio delle ingiustizie quotidiane che generano ansia, stress e rabbie represse. Scrivi le TUE AZIONI FELICI. Descrivile, commentale, arricchiscile, colorale e falle circolare!!! Almeno dodici AZIONI FELICI in un anno. Un’Azione Felice al mese per riempire questo NOTES CREATIVO CARTACEO, questo FELIX-BOOKLET manufatto all’insegna del RICICLO ESTREMO da ricevere con un PLICO POETICO PER VIA POSTALE insieme al libroide mutante LA POSEIA DELLE MANI.
info su troglotribe@libero.it

 

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8 febbraio 2016

disDADAttato letterario

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Sono un disDADAttato letterario. Mastico pagine troppo in frettta saltellando senza meta in un’improvvisazione che spesso s’impantana. Ma è quello che voglio perché il pantano letterario ti sommerge nell’affabulazione e dimentichi anche quello straccio di trama in trepidante attesa di un finale. Che se li tengano i finali e i finalisti e le finali disputate a colpi di mannaie madornalmente noiose.

Sono transgenerer. Bivacco nella poesia ma son troppo impaziente per i versi veri, meglio il demente che urla in mezzo alla strada. Molto più pop, molto più post-qualcosa-qualsiasi-cosa.

Non so cantare ma so urlare. E allora cerco il romanzo filante e fluente come fiumana parolibera da mixare di notte con le note stonate di storie che sembrano vere, possibilimente noir. Ma non son nato caratterista. Scrivo senza descrivere. Rido senza motivo, non seguo il motivo che si ripete assecondando la cantilena memorizzabile. Ho la voce impostata dell’apostata, ma non pago il bollo. Fossi matto!!!

Sono un disDADAttato letterarizzato, letteralmente illetterato, alcolizzato di parole frizzanti zigzaganti. Sono ossesionato dalle associazioni, dalle osservazioni, dalle asserzioni, dalle diserzioni sconnesse, dalle scommesse di altre dimensioni. Vedo vibrare la musicalità del testo, la fulmininate illuminazione del tasto fuori contesto. Batto le dita sulla tastiera, testo i miei mondi e scappo scattante, scampo dal cappio di chi vuole capire.

Sono un disDADAttato scappato dalla scuole di scrittura. Scrivo manifesti a mano manovrando sottobanco, scassinando il senso compiuto del compito in classe, copiando gli accoppiamenti sensuali del mistico calar della sera. Scrivo a orecchio, così come viene, venendo al momento giusto, tornando quando mi pare.

 

 

 

 

25 luglio 2015

ANIMAL LIBERATION THRILLER

Eccolo finalmente!

animal liberation thrilklerIn un formato insolito lanciamo nell’intricato mondo delle eco-micro-auto-produzioni editoriali anche questo Animal Liberation Thriller. Un A4 verticale con paginoni a colonna e fogli gialli. Un formato adatto a testi lunghi in cui le righe respirano comunque, anche senza interventi creativi.

Un formato non certo nuovo, lo abbiamo già utilizzato per diversi romanzi impazziti (Il Veloce romanzo comico di fantaletteratura in trentacinque tazzine, il Piano di fuga dalla città in trentotto lettere con la copertina in carta di cacca di elefante, tanto per citarne un paio). E ci torniamo volentieri. Anche dopo aver pubblicato in stampa digitale e in ebook, questi libelli di lungo testo-lungo formato, questa narrativa eco-editoriale autoprodotta su cartaccia, ci torna tra le dita molto volentieri, rimane la soluzione migliore, più affascinate e versatile, più attiva e innovativa.

La copertina ce la siamo giocata con un variegato al cioccolato, un informale manuale di gesti pasticciati su cartoncino recuperato da una cartiera, i soliti avanzi di quei chilometrici e altissimi rotoloni che non possono essere usati fino in fondo perché le macchine superveloci devono frenare con un certo anticipo e poi, si sa, l’avanzo si butta. Il bel gattone, intorno a cui ruotano gli eventi di questo ALT (Animal Liberation Thriller) l’abbiamo stampato a getto d’inchiostro sul retro di volantini gialli scaduti, e poi ritagliato al millimetro con le solite forbicine compagne e amiche di mille collage. Stessa tecnica per il titolo! Avevamo anche un bel testino per la quarta, ma abbiamo soprasseduto; in un certo senso appesantiva e smorzava l’effetto suspence del gattone! Tanto qualche info sulla trama la trovate comunque, qui, tra l’Eco-Editoria Bestiale.

Forse, in questo ALT, non troverete l’esplosione sperimentale tipica dei nostri testi brevi che schizzano dalle pagine come tanti piccoli flash di una ribollente microtiratura ribelle, certo, qui parliamo di un thriller, di una storia che inizia e finisce rispettando la coerenza di una narrazione. Anzi, per meglio rispettarla anche nel suo cinico realismo, abbiamo approfittato dell’aiuto di un esperto, un medico psichiatra che ci ha spiegato quei dettagli essenziali sulla vivisezione che ci sarebbero sfuggiti. Ma qui, ancora, non ringraziamo nessuno, lo facciamo direttamente sulla carta gialla del thriller.

Abbiamo attinto da diverse fonti per costruire questa fettina di mondo inventato. Ci abbiamo messo del bel tempo per lasciar scorrere sulla pagina quella catena di pensieri, di dialoghi, di reazioni e associazioni sull’evasione, sulla liberazione, sull’ingiustizia dell’oppressione animale, per riuscire, soprattutto, a mostrare che succede nella testa di un attivista, di una persona che non ci sta, che insiste e lotta, di una persona che cambia all’improvviso mentre il grattacielo specista gli crolla addosso inesorabile. Qualcuno lo definirà un romanzo troppo di parte, ma che altro è la narrativa se non il riversare sulla pagina il mondo che sei, che percepisci?

DSC02833Abbiamo attinto anche al ricordo di persone care e scomparse che sono diventate personaggi tornando a vivere in questa dimensione letteraria, che ci hanno aiutato soprattutto quando era faticoso dover fare i conti con la realtà.

Di che parla questo romanzo?
Beh, va da sé! Vivisezione, Liberazione Animale, Resistenza Animale, Antipsichiatria… gli ingredienti sono tanti, c’è anche la birra, la musica, una rat-bike autocostruita, i monaci combattenti, strani pistoleri, un investigatore in felpa verde con scritta “meet is murder”, la solita valigetta nera piena di soldi… e poi ci sono i buoni e i cattivi che nuotano nei ruoli della catena del dominio, c’è una strenua lotta per spezzarla, per salvarci e liberarci, per cambiare e trasformare.

C’è anche del realismo in questa storia inventata, quel realismo che un po’ scoraggia, che mostra l’immensa disparità delle forze in campo, ma c’è anche della speranza, proprio quel soffio libertario che spinge le azioni più difficili, quelle che sembrano impossibili…e allora, quando lo percepisci, non puoi non lanciarti, insistere, provarci. E a tirarti indietro non ci riesci più.

Chissà, fateci sapere…

23 luglio 2015

MESSAGGI MURALI

DSC02803Perle di bellezza pullulano nelle città.
Sono le scritte sui muri! Sono l’oro colorato che cola dal grigio. Sono parole di libertà. Sono le proteste di tutte le teste. Sono la poetica frenetica dello smog. Sono l’ossigeno, l’errore di sistema, l’astuta rivolta creativa e festosa. Sono da cogliere al volo correndo al lavoro. Sono la collezione da riscrivere, rileggere, conservare nel mistico Blokketto Tascabile di messaggi murali.

8 luglio 2015

SCRIVERE AI TEMPI DELL’ECO-EDITORIA CREATIVA

Cruciverba Crucivolant di Paolo Albani

Cruciverba Cruvivolant di Paolo Albani (semi-semiologo e falsario) (clicca sull’immagine per andare sul suo sito)

Scrivere ai tempi dell’eco-editoria creativa mette in luce il lato giocoso, surreale, provocatorio.

Se la forma libro che costruiamo, inventiamo e componiamo è un’ardita variazione sul tema, una sperimentazione evasa dal normale immaginario libresco che domina e dirige, per ottenere dirompente armonia caotica, anche il testo dovrà irrompere su simili percorsi, deragliando sferrragliante e zig-zagante da ogni binario, trinario, terzina e terzino destro, sinistro, avanti, indietro, sopra e sotto.

Anzi, visto che forma e contenuto si fondono squagliandosi fino a congiungersi nell’impassibile impossibile  dell’indistinguibile, non dovremmo neppure inginocchiarci ad una gerarchia.

La prepotente e indisponente fisicità sperimentale del libro, allora, entra, con leggiadre e sinuose testate nel testo, e il testo, testualmente, riesce ad affacciarsi sfaccciato ovunque.

Incursioni, escursioni, intrusioni, torsioni di parole palpitanti nel pulp supremo proprio sotto il palco, proprio sotto i novantamila watt di un superbo sound di sax.
Daltronde il senso dell’Eco-Editoria Creativa è proprio quello delle incursioni.  Interventi e azioni e manipolazioni cartacee che possono manifestarsi come macchie, timbri, strappi, disegni che strillano in streaming sulle parole, francobolli inventati e tatuati tra le righe, tendine rotonde per pasticcini, ricami che richiamano petulanti a piè di pagina, inserimenti di oggetti spiaccicicati  che invadono eversivi la facciata animando il testo, correggendolo, deviandolo dal comune senso del pudore editoriale, quella sua coazione seriale di prodotto infinito in un mondo finito, quasi sfinito

E le parole, allora, devono trovarsi nella giusta dimensione, su quella lunghezza d’onda, finanche un po’ tonta, che permetterà loro di animarsi, di prendersi il permesso di alzarsi e volar via verso l’orizzonte infinito, scavalcandolo di varie misure, altalenando, traballando, incespicando nei magnifici bisticci che blaterano grammaticalmente blasfemi.

Vorremmo parole che escano dalle righe e righe che cessino di essere allineate, alienando e allietando l’essenza della sostanza dell’invisibile. Sia nella loro forma che nel loro significato, nel loro messaggio, nel loro suono, nel ribaltamento dei punti di riferimento a cui siamo abituati, a cui ci hanno irregimentati.

Rime, assonanze, allitterazioni, giochi di parole….ampio spazio alla musicalità. E per quanto riguarda i generi: fantamanualistica (manuali inventati di macchine inventate) Botanica immaginaria, Fanta-astronomia poetica… Ricettari di insolite minestre che usano il bollire, il mantecare, il soffriggere, lo stufare per cucinare testi che nulla hanno a che fare con il cibo. Alberari Immaginari: un albero inventato per ogni collage. Lunatici calendari dove il tempo non è denaro, ma è arte che interpreta in altri modi alteri, alternativi, altermodisti, un po’ alterati e un po’ altruisti, lo scandirsi scandaloso delle fantastiche fasi, anche fanatiche, delle mille esistenze possibili.

L’utilizzo di materiale recuperato (tipico dell’Eco-Editoria Creativa) come le cartoline, i cartoni dei supermercati, le cartellette da ufficio, la tappezzeria, i biglietti del tram, i pacchetti di fiammiferi creano straniamento. Il senso avverte un sensuale mal di testa. Il messaggio, la portata mediatica si fa più simpatica, quella energetica meno frenetica. Il destino di questi oggetti viene ribaltato, rivitalizzato, resuscitato. Un gioco che disorienta creando meticciato significante, caos romazesco nel bel mezzo di quel poliziesco quotidiano che è il normale scandirsi di ciò che insistiamo a considerare realtà. Lo stesso flah andrebbe provocato con il testo. Dovremmo usare parole, generi, forme, visioni, associazioni, probalità e imprevisti ribaltando il normale assetto nel quale siamo abituati ad aspettarli, catturarli e sistemarli ordinati.

Testi, per farla breve e bersela tra amici, amiche e compagnie scriventi, che si allontanano da quella mentalità da capolavoro, opera immortale, centomila copie tanto per cominciare poi si vedrà. Testi più vicini alla letteratura marginale, alle scritte colorate sui muri.
Il libello creativo, per sua natura è effimero, lascia tracce meravigliose, è vero, ma spariranno in fretta come magnifiche impronte sulla neve al primo sole. I materiali usati, le rilegature non professionali, il concetto di autoproduzione che richiede la non specializzazione, che richiede l’essere autodidatti, il lanciarsi per essere scrittrici, illustratori, editrici, correttori di bozze, distributori, promotrici, magazziniere…. implica inevitabilmente un prodotto effimero che non può e non vuol seguire le regole che lo rendono accettabile e riproducibile dal comune senso del pudore editoriale.

E questa, per chi scrive è la sfida delle sfide. Il ritorno alle domande originarie.
Perché scrivo? Per chi scrivo? Fin quando continuerò a scrivere?

8 giugno 2015

FATTI I LIBRI TUOI!

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Farsi i libri propri! Ma farseli così velocemente che neppure l’ultimo videogioiello da telecontrollo wi-fi-comandato riesca ad infiltrarsi imponendo impostore un filo di ragionamento razional-reazionario. Cucirseli a mano, addosso, adesso, oltre l’orlo del precipizio sartorial-editoriale. Quasi fossero figlie di fogli e di foglie fluttuanti, alla deriva, direttamente proporzionali al tasso di felicità permanente e pedissequamente poco allineata, un tantino alienata, seriamente allenata a correr fuori da tutte le righe, come da tutti i perfetti quadretti.

Oppure farseli, questi libri, talmente e lentamente lontani dalla civiltà editoriale da riuscire a masticare la mistica illuminazione libraria-libertaria: quella fragorosa e fragrante Librosità Inutile, quell’altissima essenza sottile dove ogni libro si libra libero dal senso compiuto, dal solito nesso che vuol farlo fesso, che cerca d’ingabbiarlo, di gabbarlo, di distrarlo sin dall’alba delle prime distribuzioni.

E farseli, questi libri, come fossero gli ultimi, come se la carta fosse l’ultima speranza, come se il suo cuore pulsante e libroso e riciclato e riusato e recuperato fosse l’ultimo appiglio per un sorso di libertà.

31 maggio 2015

VARIAZIONI SUL TEMA DELL’AUTOPRODUZIONE EDITORIALE

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E nel bel mezzo dell”incomparabile era del libro digitale, proprio quando riuscivano a sedurti definitivamente con effetti d’una potenza inossidabile e imbattibile, proprio quando potevi entrare e partecipare allo spettacolo che tanto basta un clic, ecco che ancora, testardamente riciclati coi cartoni dei supermercati, cocciutamente cuciti a mano coi fili di vecchi copriletti recuperati, riempiti di interventi e manigolde manipolazioni, insistono ad esistere variazioni sul tema dell’autoproduzione editoriale.
In precario equilibro tra l’esserci e il non esserci, vivono nascoste all’interno di antiartistiche e lumminose soffitte variopinte, covi creativi della tiratura limitata, spazi luminosi e liberati dalle regole del gioco.

Ma non sono fuori dal mondo!

Innamorate della vita, degli scarti cartacei che la crescita infinita infinitamente sforna per informarci, giocano, tagliano, cuciono, stampano, timbrano e strappano un’altra partita. Ardite scommettitrici gioiosamente e diabolicamente sconclusionate, scommettono ancora sul reale, su quella sottile essenza consistente che chiamano anima del libro. Animate da una croccante e divertita creatività, sospinte dal vento leggero ed insinuante della curiosità che insiste ad esistere, esplorano le infinite facce del libro di carta, le futuribili e fulminanti opportunità dell’editoria impossibile, invisibile, introvabile, non replicabile, non emergente ma divergente.

E il loro fascino non è da ricercare nella stanca e grigia buona volontà del fatto a mano, ma nella loro incomparabile e delirante demenza divertita, nel loro continuare ad esserci trasformando la monnezza del Grande Tritacarne in piccoli prodotti editoriali altamente improduttivi e vistosamente pop-resistenti.

L’Eco-Editoria Creativa insiste a scrivere sui muri del nostro stanco immaginario libresco video controllato. Non ha grandi speranze di successo, ovvio. Ma è anche vero che non può perdere perché non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta.

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